Ode al cambiamento e alla decadenza: La ruggine non dorme mai

Il progetto espositivo della pittrice Beatrice Gelmetti alla marina bastianello gallery di Mestre

Musica per gli occhi, pittura da sentire: il progetto espositivo di Beatrice Gelmetti a Mestre chiama in causa il tempo e la trasformazione, confonde e mischia i piani di rappresentazione, dispiega un racconto sulla creatività che passa per il deterioramento, l’ossidazione, metaforica e non.

Prima mostra personale da marina bastianello gallery per la pittrice, aperta al pubblico dal 10 settembre al 9 novembre.

Per rimanere nel dualismo musicale, al mixer e master di La ruggine non dorme mai. Riflessioni sulla memoria e la guida nella società contemporanea c’è Francesco Liggieri, curatore che con Gelmetti ha costruito nel tempo – appunto – un sodalizio che è oggi una grande intesa.

Non menziono casualmente l’analogia musicale; Rust never sleeps è il titolo dell’album di Neil Young un compendio rovente di brani leggendari e di storia autentica del rock.

Un riverbero talmente ampio da essere citato da Cobain nella sua lettera di addio: It’s better to burn out than to fade away cause rust never sleeps. Una danza di vita e morte.

Con queste premesse, in una concentratissima selezione di lavori nuovi con interpunzioni di lavori precedenti, variando tra momenti di intima riflessione ed esplosioni di energia dinamica, Beatrice Gelmetti esplora temi di cambiamento, decadimento e la costante battaglia per l’innovazione e la rilevanza.

Beatrice Gelmetti, La Ruggine non muore mai

Nell’idea del curatore “questo si traduce in pittura, una pittura che non ha tempo da perdere e che la porta a spingersi sempre più in là. Attraverso una serie di dipinti di diverse dimensioni, Beatrice Gelmetti cattura la bellezza intrinseca del decadimento, non come un fatto negativo ma come un processo che accade a tutti, nessuno escluso”

La dualità della creatività umana è al centro del progetto con opere che i primi inerenti alla sezione “acustica”, i secondi da ricollegare alla sezione “elettrica”. Una dicotomia rappresenta la continua evoluzione dell’artista e della sua ricerca creativa, una ricerca incessante che, complice lo scorrere incalzante della vita, si arricchisce di variabili, di possibilità.

Gelmetti è in attesa del suo primo figlio, un percorso che ha accompagnato la gestazione anche di questa mostra. Senza scomodare oscene analogie sulla forza generatrice del corpo delle donne, l’interazione tra il lavoro pittorico e questa condizione innegabile. Una condizione che parla, intrinsecamente, di trasformazione, di tempo, di trasmissione tra generazioni. E di bellezza.

E lì, dove anche si perdono possibilità e mezzi, ovvero l’utilizzo di colori come quelli ad olio (sconsigliati durante la gravidanza) il lavoro di Gelmetti vira sull’acrilico e scopre nuovi orizzonti. Strati differenti, meno pastosi e materici rispetto alla precedente produzione, ma senza perdere la profondità, prospettive in cui si fanno strada ed emergono figure evanescenti: le ali di una farfalla, un corvo, una lucertola, figure umane immerse Intermezzo nel brevissimo frangente della golden hour, fino alle soluzioni più astratte protagoniste dei Pensieri verticali. Che poi, altro non è se non un’ulteriore, straordinaria citazione, quella di Morton Feldman, libro totem e guida per l’artista. Una meditazione sulle essenze musicali, e sul tempo, in cui la penna irriverente di Feldman indaga i fili misteriosi che legano da sempre Arte e Società. Tutto perfetto.

Beatrice Gelmetti, La Ruggine non muore mai

In definitiva quello di Gelmetti è un invito: esplorare l’idea della “ruggine”, dell’ossidazione non come danneggiamento ma come processo di evoluzione e crescita. L’uso di materiali che si sedimentano su strati di colore precedentemente applicati, le tecniche di ossidazione del colore enfatizzano la materialità delle opere, trasformano il deterioramento fisico in una potente metafora visiva del passare del tempo, si ritrovano riuniti nell’utilizzo di un elemento comune: un dettaglio di pigmento fluorescente che unisce e guida la narrazione, conducendo lo spettatore per mano in luoghi densi e vivi, vibranti nella lotta per la creatività, e poi tra le pieghe del tempo, dove si nasconde una bellezza inaspettata.

LINK
Chiara Vedovetto
Torna in alto