In un mondo reso ostile dall’azione dell’uomo, la collaborazione con la tecnologia sembra essere l’unica possibilità per sopravvivere. La mostra curata da Domenico Quaranta alla Fondazione Spazio Vitale di Verona esplora questa ipotesi attraverso gli esperimenti cyborg di Lynn Hershman Leeson, le ibridazioni di Oliver Laric, le sculture sospese tra organico e sintetico di Ivana Bašić e le creature digitali di Sahej Rahal.
Ciò che vediamo in Bloodchild. Scenes from a Symbiosis alla Fondazione Spazio Vitale di Verona è un’esplorazione inquietante, quasi chirurgica, della tensione tra il corpo umano e la tecnologia. Curata da Domenico Quaranta, questa mostra sembra un’esplorazione di un patto faustiano, dove il corpo diventa strumento, terreno di battaglia e allo stesso tempo prigione.
Nell’età classica, il corpo era concepito come il tempio dell’anima, un microcosmo in equilibrio con l’ordine universale. La visione cartesiana, con la sua dicotomia tra res cogitans e res extensa, ha avviato un processo di separazione che oggi raggiunge la sua massima tensione con l’avvento della rivoluzione digitale. Se Marshall McLuhan prefigurava l’umanità come un’entità elettronica e disincarnata, Byung-Chul Han descrive la nostra epoca come quella dell’abolizione dell’humanum, dove il corpo si riduce a mero serbatoio di dati. Tuttavia, in questa dinamica apparentemente inesorabile, la mostra pone una domanda cruciale: è possibile riscoprire una relazione simbiotica tra uomo e macchina, una coesistenza che non distrugga il nostro legame originario con la carne?
IL CORPO E LA TECNOLOGIA IN MOSTRA DA SPAZIO VITALE A VERONA
Ivana Bašić, una delle artiste in mostra, crea sculture che sembrano sospese tra la carne e il metallo, tra l’organico e il sintetico. Guardando le sue opere, come I sense that all of this is ancient and vast… (2022), si percepisce un terrore ancestrale: il corpo è frammentato, in bilico tra esistenza e disfacimento. Queste sculture non offrono conforto; piuttosto, sembrano chiederti di accettare l’inevitabile: la fusione tra ciò che è umano e ciò che non lo è. Non c’è via di fuga.
Il video Exoskeleton (2022) di Oliver Laric ci porta in un’altra dimensione della simbiosi, dove il confine tra naturale e artificiale è messo continuamente in discussione. Qui la trasformazione è incessante, fluida, quasi priva di forma fissa. Questo è il vero terrore del XXI secolo: non possiamo più fidarci del nostro corpo, dei nostri sensi. Tutto è in costante metamorfosi. E questo è forse il cuore della mostra: l’idea che la nostra identità fisica e mentale sia vulnerabile e in balia delle forze tecnologiche che abbiamo creato.
LA TEORIA CYBORG DI LYNN HERSHMAN LEESON
C’è un accenno di cinismo e ironia nell’opera di Lynn Hershman Leeson, pioniera nell’esplorazione del concetto di cyborg. In Teknolust (2002), la fusione uomo-macchina è un’idea antica quanto la fantascienza, ma Hershman Leeson non si limita a mostrarci un futuro distopico: ci pone una domanda essenziale. Cosa accade quando la tecnologia supera i limiti umani, quando diventa parte del nostro essere quotidiano, al punto da farci dubitare di cosa ci rende umani? La risposta sembra essere una sorta di dipendenza reciproca: una simbiosi inevitabile ma gravida di conseguenze.
IL VIDEOGIOCO POST-APOCALITTICO DI SAHEJ RAHAL
Infine, Sahej Rahal ci conduce in un futuro post-apocalittico, dove l’umanità sopravvive solo in forma di ricordi, mentre l’intelligenza artificiale, ambiguamente, prende il ruolo di pharmakon, sia veleno che rimedio. Nel suo Distributed Mind Test (2024), Rahal crea un mondo in cui il confine tra passato e futuro, umano e non umano, si dissolve, lasciandoci con la sensazione inquietante che il destino dell’umanità sia ormai indissolubilmente legato alla tecnologia. Bloodchild non ci offre soluzioni semplici. Piuttosto, ci invita a ripensare il rapporto tra carne e macchina, non come una dicotomia insanabile, ma come una simbiosi necessaria e forse inevitabile. La sfida, come ci ricorda la mostra, non è rinunciare alla nostra umanità, ma trovare un nuovo equilibrio in un mondo che cambia più rapidamente di quanto possiamo comprendere.
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