Nei Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia, l’artista britannico David Tremlett presenta Another Step, una mostra personale che ripercorre la sua carriera pluridecennale. Con una selezione di disegni e un’installazione monumentale, Tremlett, attraverso una sinfonia silente, invita il visitatore a cogliere il ritmo nascosto nelle cose.
David Tremlett è un artista che cammina lento, ma il passo è deciso. Uno di quelli che senti più che vedere, come il suono delle canne d’organo che non suonano, ma risuonano. The Organ Pipes, l’opera che domina l’orizzonte dell’ex Caffarri a Reggio Emilia, non si limita a colorare l’architettura di una vecchia fabbrica di mangimi: la riempie di musica silente, quella che solo chi sa ascoltare con gli occhi può udire. Tremlett lo dice chiaramente: non servono strumenti né partiture per comporre la sua sinfonia visiva. Le forme, le ombre e soprattutto i colori sono le note che, in un gioco tra luce e ombra, raccontano una storia di trasformazione.
LA MOSTRA DI DAVID TREMLETT AI CHIOSTRI DI SAN PIETRO
La città di Reggio Emilia ha scelto da anni di investire nell’arte contemporanea come mezzo di rigenerazione, un modo per riscoprire e ridare vita a spazi dimenticati o dismessi. Come le Ex Officine Reggiane, un tempo cuore pulsante della produzione industriale, oggi diventate polo d’innovazione, o l’ex Caffarri, che grazie al lavoro di Tremlett e di altre realtà del territorio, tra cui la Fondazione Reggio Children e la palestra Reggiana Boxe, torna a vivere con nuove energie. Ma in questa trasformazione, l’arte non si sovrappone alla realtà: la segue, l’accompagna, la arricchisce, proprio come Tremlett ha sempre fatto nei suoi sessant’anni di carriera. Un’arte che dialoga con lo spazio e con chi lo vive.
I 13 SILOS MONUMENTALI “COME CANNE D’ORGANO”
Stando ad osservare i 13 silos monumentali, che si innalzano come antiche torri industriali, non si può fare a meno di chiedersi cosa li renda così magnetici. Tremlett stesso si è posto la domanda, e ha trovato una risposta nella musica. “Sono come canne d’organo”, dice. Non solo per la loro forma alta e tubolare, ma per il ritmo visivo che creano. I colori scelti, i verdi che si intrecciano con la vegetazione circostante, i grigi e i marroni che richiamano la materia stessa dei silos, formano una sinfonia di luci e ombre che cambia con il passare delle ore, con il mutare delle stagioni. E così, in un gioco continuo di tonalità e contrasti, la superficie si anima, diventa una partitura visiva in cui il colore è il suono.
L’APPROCCIO TATTICO E SONORO DI DAVID TREMLETT
Ma non finisce qui. A pochi passi da The Organ Pipes, nelle sale dei Chiostri di San Pietro, Tremlett compone un’altra melodia. La mostra Another Step, curata da Marina Dacci, è un viaggio nel suo mondo, un percorso che abbraccia oltre cinquant’anni di ricerca artistica. Non c’è un ordine cronologico, non ci sono tappe obbligate, ma ogni sala è un passo avanti, un nuovo frammento di una ricerca in continua evoluzione. Tremlett non è solo un artista che dipinge sulle pareti: è un viaggiatore, un esploratore, e ogni opera è il risultato di una scoperta, di un incontro con un luogo, con un’architettura, con una comunità. Il suo approccio è sempre fisico, tattile: le sue mani non si limitano a tracciare linee o a sfumare colori, ma scolpiscono lo spazio, lo fanno vibrare, come se ogni gesto fosse parte di una danza invisibile.
LA “SCULTURA DEL SUONO” A REGGIO EMILIA
E non è un caso che proprio il movimento sia uno degli elementi centrali del suo lavoro. In mostra, le lettere e le parole si muovono come note musicali, creano ritmi e armonie che si intrecciano con le forme e i colori. Tremlett stesso parla di “scultura del suono”, un suono che non si sente ma si percepisce, che riempie lo spazio e lo rompe allo stesso tempo. Così, ogni disegno, ogni collage diventa una mappa mentale, un paesaggio astratto in cui perdersi e ritrovarsi, un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, a vedere oltre l’apparenza.
IL LEGAME DI TREMLETT CON L’ITALIA
Nel corso degli anni, Tremlett ha lasciato il suo segno in tutto il mondo, ma è con l’Italia che ha stretto un legame speciale. Dagli anni Novanta, le sue opere permanenti hanno arricchito città e paesaggi, trasformando silos abbandonati in cattedrali moderne, piazze deserte in luoghi di incontro. E a Reggio Emilia, con The Organ Pipes e Another Step, questo legame si rafforza ancora di più.
Spettacolare, Tremlett ci invita a rallentare, a fare un altro passo, a fermarci per un momento e ad ascoltare la musica silenziosa che ci circonda. Forse non la sentiremo subito, ma basta un po’ di attenzione, uno sguardo più profondo, per cogliere il ritmo nascosto nelle cose. E se la musica alla fine fossimo noi?
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