Una grande mostra su Edvard Munch arriva a Milano e Roma da Oslo

Mentre prosegue il successo della grande mostra dedicata a Edvard Munch a Milano, inaugurata durante la Fashion Week, la rassegna si prepara ad approdare a Roma. Nel frattempo, voliamo a Oslo, a scoprire il Munchmuseet.

Un’area nuova di Oslo, la Fjordbyen (letteralmente, “città del fiordo”) è nata pochi anni fa dove si trovava il vecchio porto con stipati i container. Se all’inizio molti norvegesi erano scettici sul risultato, ora questo luogo è un punto nevralgico per persone di tutte le età; un vasto progetto di rigenerazione urbanistica, fortemente voluto nel 2000 dall’Oslo City Council, per dare energie e audacia alla città di Oslo. 

In questa area che rapisce gli occhi e il cuore, oltre alle particolari saune galleggianti, sono sorti dei centri fondamentali per la cultura locale. La nuova Biblioteca Deichmann, progetto di Lund Hagem Arkitekter e Atelier Oslo che ospita eventi, cineforum e persino mostre di arte contemporanea; il Teatro dell’Opera di Snøhetta, un via-vai di persone che si incontrano e salgono a prendere il sole sul particolare tetto-terrazza – la copertura è tutta in marmo di Carrara; e ultimo, ma non per importanza, il discusso, sia criticato che lodato, Munchmuseet firmato Juan Herreros.

I CAPOLAVORI DI EDVARD MUNCH ARRIVANO IN ITALIA

Proprio questa istituzione del comune di Oslo ha organizzato una grande mostra in Italia, con il supporto dell’Ambasciata Norvegese a Roma e di Arthemisia. Dopo 40 anni dall’ultima mostra a Milano, inaugura MUNCH. Il grido interiore, allestita fino al 26 gennaio 2025 presso Palazzo Reale a Milano per poi approdare a Roma, ospitata da Palazzo Bonaparte dal 18 febbraio al 2 giugno 2025. Curata da una delle più grandi esperte di Munch, Patricia G. Berman, la mostra è un appuntamento importante perché prevede un ingente prestito da Oslo verso il Belpaese. Sono 100 opere: circa 60 dipinti, una quarantina tra stampe e disegni.

Tra queste saranno presenti una Litografia del 1895 de L’Urlo e una litografia di Madonna eseguita tra il 1895 e il 1902; il dipinto Ragazze sul ponte del 1927 e La morte di Marat del 1927 che molti legano a un famoso episodio in cui Munch si ferì a una mano dopo un litigio con la fidanzata Tulla Larsen.

IL MUNCHMUSEET DI OSLO

L’edificio del Munchmuseet è sensazionale: 13 piani, affacciati sul lungomare, con un ristorante all’ultimo piano dove si apprezza una vista sulla città, a 360 gradi.

La maggior parte dei piani sono dedicati completamente alle opere pittoriche e grafiche di Munch raccolti nella mostra Edvard Munch Infinite, ai dipinti preparatori per il murales realizzato dentro al rettorato dell’università (Edvard Munch Monumental), a una raccolta di opere di artisti vicini alla poetica di Edvard Munch, alla ricostruzione della casa distrutta del pittore a Ekel. Un settore del museo è indirizzato al restauro delle opere pittoriche e un’altra al restauro delle opere grafiche e delle stampe.

AL MUNCHMUSEET ANCHE UNA MOSTRA CONCEPITA DA UN RAPPER NORVEGESE

Un piano è invece dedicato all’esposizione temporanea concepita da Arif, uno dei rapper più seguiti in Norvegia, norvegese originario dello Zanzibar. 

Il cantante ha realizzato un video che racconta il suo rapporto con la morte e la perdita di una persona amata, il fratello. Si crea così una stanza immersiva con uno schermo. I suoi fan possono addirittura vederlo e ascoltarlo mentre canta nello studio di registrazione adibito all’interno del museo. È un’idea assolutamente avanguardista che permette di attrarre un nuovo pubblico al museo, di unire la musica con l’arte visiva e superare i confini tra arte colta e arte popolare. Immaginate di entrare a Palazzo delle Esposizioni a Roma e poter vedere Fabri Fibra, i Noyz Narcos, Mezzosangue, Gemitaiz mentre registrano o al Museo del Novecento a Milano e assistere alle prove di Guè Pequeno e Marracash!

Exhibition views MUNCH il grido interiore, 2024 Palazzo Reale photo credits Pablo Riccomi

CIRCA 1100 DIPINTI DI MUNCH AL MUSEO DI OSLO

Il Munchmuseet conserva un numero vertiginoso di opere, testimonianze e documenti del pittore più importante per la storia dell’arte norvegese, ben 28.000. Sono circa 1100 dipinti, 18.000 stampe, 9.000 disegni, tante pietre da litografia, sculture, oggetti appartenuti all’artista, 240 fotografie, di cui molte scattate da Munch che si immortalò in alcuni ritratti che ricordano i “selfie” scattati con gli smartphone – usando la propria macchina fotografica portatile e rivolgendola al proprio volto, spesso di profilo –.
Munch fu un autore molto produttivo anche se spesso ripeteva gli stessi motivi e soggetti pittorici inserendo delle varianti o cambiando supporto e tecniche utilizzate.

Nonostante nacque al nord della capitale norvegese, ad Ädalsbruk, Oslo è la città nella quale Edvard Munch passò l’infanzia, mosse i primi passi da artista. Vi trascorse, infine, gli ultimi anni, dal 1916 al 1944. Da bambino perse la mamma e la sorella a causa della tubercolosi, la morte della sorella lo turbò nel profondo, tanto da fargli ripetere questo motivo con ricorrenza nel corso degli anni.

I CAPOLAVORI DELL’ESPOSIZIONE PERMANENTE

Parlando della sua opera più celebre, L’Urlo fu dipinto a Nizza (o a Berlino, gli studiosi si dividono) nell’autunno del 1893, è esposto in tre esemplari in una tribuna dedicata, all’interno della mostra permanente Edvard Munch Infinite. Quando l’artista concepì l’opera, aveva in mente un punto in particolare di Ekeberg, quartiere fuori dal centro di Oslo, dove è stato fondato un parco di sculture contemporanee. Qui si trova il molo raffigurato in Skrik (Urlo in norvegese). È la natura, contrariamente all’interpretazione comune dell’opera, a urlare e non l’uomo: “Camminavo lungo la strada con due amici – poi il sole è tramontato – il cielo è diventato improvvisamente rosso cremisi – mi sono fermato, sporgendomi nel recinto della morte – oltre il fiordo blu e nero e la città di sangue e le lingue di fuoco –i miei amici camminavano avanti, io sono rimasto a tremare di angoscia – e ho sentito che un grande urlo infinito pervadeva la natura”.

Oltre alla natura all’interno del parco si può apprezzare un ristorante modernista e le sculture di alcuni artisti contemporanei: Louise Bourgeois, James Turrell, Dan Graham, Sarah Lucas, Damien Hirst e Roni Horn.

L’URLO, L’ANSIA, E GLI ALTRI CAPOLAVORI DI EDVARD MUNCH

Un’opera direttamente collegata a L’Urlo è L’ansia (1984), opera che condivide lo stesso cielo infiammato. Deriva da Aften på Karl Johan — Sera sul Viale Karl Johan (1892), ambientata nella strada principale di Oslo, ove nel 1874 aprì un Grand Cafè. Ivi, confluivano i bohémien di Kristiania (antico nome della città), mentre Henrik Ibsen (Et dukkehjem – Casa di bambola) consumava quotidianamente il suo pranzo. Proprio qui, Munch, che cercò di barattare il dipinto Ragazza malata in cambio di 100 cene a base di bistecche, incontrò il drammaturgo norvegese che quando vide le sue opere in una mostra gli confidò che gli sarebbe accaduta la stessa cosa accaduta a lui: “più nemici avrai, più amici guadagnerai”. La stampa stava criticando, infatti, l’esposizione di alcuni lavori di Munch presso la sede della casa d’aste Blomqvist e il medico Johan Scharffenberg sosteneva che l’artista fosse psichicamente instabile.

Sulla parete di fondo del Grand Café, spicca un dipinto eseguito nel 1929 da Per Krohg, pittore protagonista della vita bohémien parigina. Il padre, Christian Krohg, fu uno dei primi pittori moderni in Norvegia e insegnante di Munch per due anni. Una delle protagoniste della vita bohémien di Kristiania fu sua moglie Oda Krogh che ispirò molti dipinti di Munch come Madonna, Vampiro e Separazione. È ritratta negli acquerelli e dipinti del 1895 Kristiania Bohemians.

Exhibition views MUNCH il grido interiore, 2024 Palazzo Reale photo credits Pablo Riccomi

I VIAGGI A PARIGI E BERLINO

Munch si spostò spesso, soggiornò a Parigi e Berlino dove il suo successo crebbe fino a diventare uno degli artisti più importanti della Storia dell’arte moderna. Visitò Roma, dove si trovava lo zio e dove è sepolto nel Cimitero Acattolico. Venne ricoverato a Copenaghen in una casa di cura nell’autunno 1908 per esaurimento, stress e alcolismo per più di 6 mesi. Dal 1916 fino al 1944 scelse di tornare in Norvegia e scelse Ekely come sua dimora. Ekely, in un sobborgo periferico di Oslo, era una proprietà di 45 acri dove si estendeva una foresta di olmi, con uno chalet, alcune stalle e aree all’aperto che il pittore aveva convertito in atelier estivi. Qui viveva attorniato da cani e cavalli. Il cosiddetto Studio d’inverno era stato progettato dall’architetto Arnstein Arneber ed edificato in mattoni nel 1919-1920. Dopo 10 anni, lo studio venne ampliato, seguendo i disegni dell’amico architetto Henrik Bull, è in quest’ultima foggia che lo possiamo apprezzare tutt’ora. Se la casa di Munch è stata infatti abbattuta, rimane in piedi lo Studio d’inverno, dotato di un bel lucernario, che ospita residenze d’artista per progetti concepiti insieme al Munchmuseet. La serie SOLO OSLO è nata su commissione dell’istituzione museale per favorire lo sviluppo di una nuova generazione di artisti e mediatori. Constance Tenvik ha progettato, per la galleria al decimo piano del MUNCH, l’installazione Tio-tio-tinx, ispirata alla commedia di Aristofane Gli uccelli del 414 a.C. rivisitata in chiave attuale. Tenvik mette al bando il pensiero imperialista usando performance, moda, pittura, la tecnica tessile jacquard e altri media. Constance Tenvik ha anche presentato un’edizione d’artista di foulard in seta e guanti e li ha presentati nella cornice della mostra di Edvard Munch presso Palazzo Reale, in occasione della Milano Fashion Week, il 20 settembre scorso.

A Ekely, inoltre, come per stare vicini al luogo dove Munch passò gli ultimi anni della sua vita, si è sviluppata una comunità di creativi: The Colony sono una serie di appartamenti-atelier nei quali possono risiedere soltanto artisti (i figli non possono ereditare la casa).

Munchmuseet, ph. Einarn Aslaksen

LA MOSTRA D’AUTUNNO ALLA KUNSTNERNES HUS DI OSLO

In ultimo, la Høstutstillingen, la “mostra d’autunno” collettiva che ricorre ogni anno dal 1882 e si tiene quest’anno fino al 13 ottobre 2024 presso la Kunstnernes Hus, venne fondata quando Munch aveva vent’anni. La Høstutstillingen era il grande evento annuale della scena artistica urbana. Munch vi espose ogni anno, dal 1883 al 1891. Non si tratta del suo effettivo “debutto”, perché Munch espose in un’altra occasione espositiva, all’inizio dello stesso anno. Fu comunque un importante trampolino di lancio: il dipinto esposto nel 1883, era intitolato Il mattino presto. Nel 1886, sempre da Høstutstillingen, espose La bambina malata. I lavori in mostra quest’anno contribuiscono a mostrare la sperimentazione su media artistici diversi, l’ironia e il carattere norvegese, soprattutto l’attenzione a tematiche sociali, ambientali e filosofiche.

L’installazione Night Watch di Oskar Eriksson Furunes è composta da numerose lampade a forma di gufo. Dagli anni Venti ai Sessanta questa tipologia di lampade venivano utilizzare nei locali gay dei Paesi Bassi per segnalare l’arrivo della polizia o delle persone ostili, i loro occhi iniziavano a lampeggiare in segno di allarme. Nell’operazione artistica le lampade si accendono alternativamente fino al momento in cui la luce viene sincronizzata con un codice Morse. Ulla Schildt espone una fotografia scattata in un’antica miniera di pietra calcarea in Estonia dove lavoravano i prigionieri politici estoni durante l’URSS. Oggi il sito è uscito come spiaggia balneabile, così il lavoro interroga due tematiche. In primis, come la natura venga sia trasformata e manipolata dall’uomo come risorsa da utilizzare nell’industria e nel campo delle costruzioni sia adattata a luogo di svago, rientrando nella categoria della cultura capitalistica del consumo. In secondo luogo, potrebbe rimandare alla situazione politica attuale, il ruolo della NATO come sistema di sicurezza collettivo e il conflitto tra Russia e Ucraina.

The Animate Landscape di Kim Laybourn in 3D animation ci mostra una natura danzante, Mattias Hellberg porta due lavori video insoliti e divertenti: 007 & Dr. Organon: The Musical e 007 & Dr. Organon: The Action Movie. Si parte da una storia reale, quando l’attore Sean Connery andò in cura da uno psicoanalista a Oslo per superare (si pensa) dei problemi di ansia sessuale dovuta all’eccessiva identificazione con il personaggio interpretato e iper-sessualizzato James Bond. L’artista utilizza come attori due maschere che riproducono il membro maschile: i protagonisti svolgono faccende domestiche, leggono brani di psicoanalisi, conversano e lottano tra di loro a colpi di pugni e pistole, come nei film d’azione. 

Non mancano dipinti, ricami, sculture e opere ibride concettuali. La Mostra d’autunno si afferma così come un ponte che collega l’inizio della fortuna dell’arte norvegese con la cultura artistica contemporanea di Oslo.

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Giorgia Basili
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