Fermati e senti. L’arte di Matilde Sambo e Jingge Dong rallenta il tempo a Venezia 

Venezia Incanta è un progetto del Radisson Collection Palazzo Nani che invita a una riflessione profonda. Curata da Niccolò Giacomazzi, la bipersonale di Matilde Sambo e Jingge Dong STOP more FEEL more sfida i visitatori a rallentare e ad ascoltare, creando un dialogo unico tra l’arte contemporanea e la storicità di Venezia.

Se c’è un luogo sulla terra dove l’arte sembra crescere organicamente dalle pietre, quello è Venezia. Eppure, Venezia Incanta – il nuovo progetto firmato Radisson Collection Palazzo Nani – non si accontenta di celebrare la città per quello che già è. Questa mostra, che si estende fino al 31 dicembre, vuole scuotere lo spettatore, spingerlo a fare ciò che quasi nessuno riesce più a fare: fermarsi.
La mostra STOP more FEEL more, curata da Niccolò Giacomazzi, è l’essenza di questa filosofia. Sin dal titolo, c’è qualcosa che ti dice: “Aspetta. Fermati. Ascolta. Senti di più“. Una sfida? Un invito? Non importa. Quello che conta è che lo spettatore non ha altra scelta che rallentare il passo. La mostra, ospitata all’interno del Palazzo Nani, è un gioco tra pieni e vuoti, tra lo storico e il contemporaneo, tra il detto e il non detto.

Installation views. Photo credit: Giacomo Bianco

DENSA E VIBRANTE: L’ARTE DI JINGGE DONG A VENEZIA

Cominciamo con Jingge Dong, che a Venezia è uno dei re della pittura. I suoi dipinti al primo piano del palazzo sono tutto ciò che un critico d’arte potrebbe sognare: densi, vibranti, opprimenti nel modo giusto. Questi lavori non cercano di “adattarsi” agli elementi architettonici storici. Li invadono, li sovrastano. È come se la pittura stessa reclamasse il suo spazio all’interno di un contesto che spesso tende a far sentire gli artisti contemporanei piccoli, quasi marginali. Dong non permette che accada. Al contrario, i suoi lavori gridano, si espandono, si intrecciano con l’architettura stessa, come se fossero sempre stati lì. È un dialogo, sì, ma uno dove l’artista non teme di alzare la voce.

Installation views. Photo credit: Giacomo Bianco

LE INSTALLAZIONI DI MATILDE SAMBO, CHE “LIBERANO LO SPAZIO”

Poi, al secondo piano, entriamo nel mondo di Matilde Sambo, che non conoscevo e di cui sono rimasto meravigliato. Qui, il tono cambia drasticamente. Le sue sculture non riempiono lo spazio, lo liberano. Mentre Dong ci spinge a sentire il peso della storia, Sambo ci invita a respirare, a sentire il vuoto. È un contrasto netto che funziona. Il visitatore si trova a muoversi tra questi due mondi, in bilico tra la densità e la leggerezza, tra la frenesia e la calma.
Non è tanto una visita alla mostra quanto un’esperienza fisica e mentale.
E poi c’è Venezia. La mostra non finisce tra le mura del Palazzo Nani, no. Si espande per le calli della città, portando i visitatori in un tour immersivo tra botteghe artigiane e angoli nascosti, laddove la creatività si fonde con la tradizione. Venezia Incanta si trasforma così in una dichiarazione d’amore per la città stessa, una festa della sua capacità di continuare a generare bellezza e innovazione, nonostante tutto.
Le collaborazioni sono molteplici, ma particolarmente interessante è l’inclusione della collezione Art de la Table di Acqua di Parma, che arricchisce ulteriormente lo spazio dell’hotel con oggetti realizzati da artisti internazionali e locali. L’arte qui non è confinata a una sala espositiva; si estende alla tavola, alle mani che l’hanno creata, ai sensi di chi la vive.
Il tutto suona quasi troppo elegante per essere vero, eppure c’è qualcosa di crudo, di diretto in questo progetto. Venezia non ha bisogno di ulteriori decorazioni, ma questa mostra non le aggiunge peso. Le dona una nuova leggerezza per dirla alla Calvino, un ritmo che sembra quasi naturale.
Fermarsi e sentire di più in una delle città con il più alto tasso di turismo al mondo non è solo un consiglio qui – è una necessità.

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Francesco Liggieri
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