Kadabra evoca la magia della parola: come un incantesimo, il suo nome richiama l’iconica formula “Abracadabra”, che letteralmente significa “creo ciò che dico”. Con questi presupposti nasce il collettivo e co-housing artistico di Mestre, incubatore di nuovi talenti.
È il 2020 quando un gruppo di giovani artisti decide di scommettere sulla terraferma, scegliendo un ex spazio commerciale al civico 57 di Via Verdi, a Mestre. Da questo incontro tra creatività e opportunità, nasce Kadabra, un’iniziativa che si sviluppa in un contesto storico particolare, quello della pandemia, ma che resta salda, guidata da un’idea forte e chiara: la volontà di lavorare insieme. L’obiettivo di Kadabra è quello di creare un ambiente stimolante in cui le ricerche individuali di ciascun artista possano essere valorizzate. Ogni membro porta la propria visione unica, dando vita a un dialogo creativo che arricchisce l’intero gruppo e promuove una crescita reciproca. Attualmente il gruppo è composto da Damiano Colombi, Federica Zanlucchi, Silvia Giordano, Francesco Ronchi, Flavia del Grande, Jingge Dong, Francesco Casati, Fabiano Vicentini, Federico Bordin e Chiara Calore.
LA REALTÀ ARTISTICA DI KADABRA A MESTRE
Kadabra si distingue, infatti, per la sua natura particolare: non si tratta semplicemente un “co-housing” artistico, né tanto meno un collettivo nel senso più avanguardistico del termine. Gli artisti stessi sono attenti a chiarire questa distinzione: “rispetto ad altri spazi che si presentano come collettivi con un manifesto chiaro e un approccio alla condivisione non solo degli spazi, ma anche di intenti e stili di vita, Kadabra sceglie di preservare la libertà di mantenere ciascuno la propria autonomia. Ogni artista ha la possibilità di condurre e gestire le proprie ricerche in modo parallelo, senza compromettere la propria identità creativa”.
ARTISTI DIVERSI CON UN OBIETTIVO COMUNE
Attori di una realtà che rimane condivisa e collettiva, ma che identifica una vasta gamma di stili e tecniche pittoriche, spaziando da opere figurative a composizioni astratte, ogni membro di Kadabra vanta grande livello di professionalità con un curriculum ricco di mostre collettive, sia a livello nazionale che internazionale. Tra le esperienze più significative si annovera la partecipazione alla collettiva itinerante Venice Time Case, curata da Luca Massimo Barbero. Il palcoscenico personale di questi artisti, tutti provenienti dall’Accademia di Belle Arti di Venezia, è inoltre animato da una continua ricerca di opportunità, bandi, concorsi, mostre, così come quello che, a tutti gli effetti, è costituito dallo studio al cui storico si trovano eventi dediti al coordinamento di spazi d’arte indipendenti della zona di Venezia come VE(R)NICE, Opus Focus e Come Come.
La forza di un luogo come Kadabra risiede nella comunione di intenti e nel sentire comune che si concretizza nella pratica artistica. Questo spirito riflette dopotutto ciò che avviene in Accademia: grinta, convinzione e stimoli a proseguire. Allo stesso modo, nello studio l’arte non si limita a definire cosa si fa, ma esplora piuttosto come approcciarsi alla pratica attraverso un dialogo costante.
L’IMPORTANZA DI UNO SPAZIO DI CONDIVISIONE
Avere uno spazio condiviso implica necessariamente diverse sfide, specialmente in un contesto artistico, come quello attuale, dove prevale la corsa al successo personale, e in cui i movimenti del Novecento e le aggregazioni collaborative sembrano quasi un ricordo. Tuttavia, la bellezza di una realtà come Kadabra risiede proprio nella possibilità di trovare un angolo di supporto reciproco, dove artisti possono tendere una mano l’uno all’altro. In questo ambiente, si crea una parentesi in cui la collaborazione diventa fondamentale, permettendo a ciascun artista di esplorare le proprie potenzialità senza sentirsi isolato. Kadabra emerge così come un esempio significativo di come la cooperazione possa arricchire l’esperienza artistica, generando un’atmosfera di creatività condivisa e innovazione.
LINK
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