Durante Artissima, a Torino, abbiamo visitato la mostra di Giuliana Cunéaz Qui ma non ora: un invito a riflettere sull’arte come esperienza interattiva e consapevole. L’opera Labelle au bois dormant usa l’intelligenza artificiale per trasformare sogni in immagini, mentre i Sogni e gli Spiriti Guida esplorano nuovi mondi, animati tramite QR code.
Per tre giorni ogni anno, Torino diventa una sorta di bolgia infernale di esposizioni che spuntano da tutte le parti, così che, perfino davanti al paninaro che torreggia a pochi passi da una delle più prestigiose fondazioni piemontesi, si snodano file interminabili. Sono in città da qualche ora e attendo la telefonata, il messaggio di un piccione viaggiatore che possa cambiare questa avventura. In un momento in cui la città respira l’aria carica di Artissima, me ne sto a zonzo a riflettere sul più e meno, e arrivo davanti alle mura della Galleria Gagliardi e Domke. Qui, la nuova personale di Giuliana Cunéaz prende vita, e già il titolo è un invito a riflettere: Qui ma non ora mi fa pensare che sia quasi un messaggio dell’universo, viste le mie attese. Una volta dentro mi ritrovo nel pieno di un contesto che mi ricorda che l’arte non è solo immagine, ma è anche, e soprattutto, esperienza, presenza, e talvolta assenza.
IL SOGNO E L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE IN MOSTRA A TORINO
Entrando in galleria, ci si immerge in un’installazione che Cunéaz ha creato come un sogno ad occhi aperti. La belle au bois dormant è molto più che un’installazione: è una “macchina dei sogni”, una di quelle che non s’inventano per caso. Immaginate un letto, progettato con un pattern che richiama l’universo tecnologico, sopra il quale svetta un monitor. Sì, un monitor — non un baldacchino — che accoglie le proiezioni di visioni personali, innescate dall’input di chi si sdraia. È la tecnologia che diventa uno specchio dei desideri, il riflesso di pensieri che l’intelligenza artificiale trasforma in emozioni reali. Un’intelligenza che non sa cosa proviamo ma che, comunque, ci aiuta a percepirlo.
LA MOSTRA DI GIULIANA CUNÉAZ A TORINO
Il percorso è chiaro: qui non ci si addormenta come La bella addormentata di Perrault. Invece, siamo svegli e siamo noi a scrivere la fiaba, perché ogni frase digitata su quel tablet diventa l’innesco per un sogno unico, personale. Non è un caso che questa visione onirica arrivi a Torino dopo essere stata già esposta a Milano, Parma, e persino nel Labirinto della Masone. Siamo nel pieno del tema di Artissima, The Era of Daydreaming, e qui Cunéaz ci ricorda che sognare è anche un processo attivo, consapevole, talvolta persino voluto.
Attenzione, se credete sia tutto, non finisce qui. Sulle pareti, Cunéaz presenta alcuni pezzi della serie dei Sogni, opere che completano l’esperienza installativa e aggiungono ulteriori strati di significato. È un viaggio emozionale, un susseguirsi di segni che si intrecciano in un continuo scarto tra realtà e rappresentazione, come a volerci dire che siamo sempre “qui”, ma in qualche modo anche “altrove”. Qui ma non ora è una riflessione sulle nostre infinite soglie temporali e spaziali, su un “ora” che ci sfugge e un “qui” che sembra sfuggire alla nostra volontà di possederlo.
LA REALTÀ AUMENTATA COME “PORTALE” VERSO ALTRI MONDI
Cunéaz esplora questi concetti da oltre vent’anni, ma con ogni opera sembra andare oltre, spingendosi verso una dimensione ancora più intensa. In questa mostra, l’artista aggiunge un nuovo capitolo al suo percorso: grazie all’Intelligenza Artificiale e alla Realtà Aumentata, il percorso prosegue con gli Spiriti Guida degli animali. Siamo di fronte a immagini che, scansionate tramite QR code, si animano sugli smartphone dei visitatori, rivelando questi spiriti guida, figure eteree che parlano alla nostra memoria ancestrale. È l’immaginazione che si fa tangibile, che si svela e ci fa compagnia, accompagnandoci nel percorso.Così, La belle au bois dormant e gli Spiriti Guida diventano i due poli di un viaggio che Cunéaz ci invita a compiere. Il percorso è chiaro: non si tratta più di guardare l’arte, ma di entrare in connessione con essa. E nel farlo, la tecnologia non è più un mezzo, ma una porta che apre nuovi mondi, che ci costringe a pensare e a sentire in modi che non avevamo mai considerato.
L’ARTE COME ESPERIENZA TOTALE
La mostra di Giuliana Cunéaz, visitabile fino al 24 gennaio 2025, non è solo un’occasione per esplorare l’opera di una delle voci più innovative della new media art italiana, ma è anche un invito a vivere l’arte come esperienza totale, un modo per restare “qui” e “ora”, ma con una consapevolezza che forse, fino a oggi, ci era mancata. Se vi state chiedendo se sono arrivate alla fine i messaggi, la telefonata o il piccione viaggiatore ebbene sì, ma ormai ho capito che forse è bene lasciare la città.
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