Tra fiere come Artissima, Flashback e Paratissima, la Torino Art Week si è confermata anche quest’anno “the place to be”. Nonostante vendite fiacche, la cultura ha trionfato. Soprattutto all’iconica colazione al Pastis con artisti e collezionisti.
Se dovessi associare un colore a Torino, sceglierei il grigio. So di essere ingiusto con questa città, anche perché è piena di spazi verdi, architetture e insegne colorate, e le montagne fanno da scenografia al paesaggio urbano. Ma nonostante tutto ciò, non riesco a togliermi dalla testa questo colore quando penso a lei.
Sono in macchina con un noto giornalista e un cameraman, diretti verso Artissima per realizzare delle interviste durante il giorno dell’opening della fiera d’arte contemporanea più importante d’Italia, quella dal sapore più internazionale. Siamo in una delle settimane cruciali per chi lavora in questo settore, una tappa obbligatoria da non perdere. Mentre stiamo parlando, il giornalista (di cui non faccio il nome per evitargli problemi con gli amici torinesi) dice: “Figa, Torino è proprio una città che mi sa di sfiga! Però si mangia da Dio”. Ci facciamo tutti una grande risata, ma è comunque un’affermazione che va a confermare la mia teoria del grigio su questa città. Povera Torino, forse sono ingiusto, anche perché l’Art Week di quest’anno era caratterizzata da giornate soleggiate e la temperatura non era così fredda come gli altri anni. In quei giorni d’arte, che per una strana coincidenza cadono sempre durante il ponte dei morti, la città è animata da numerosi opening e mostre. Ci sono così tanti eventi che è impossibile vederli tutti.
ARTISSIMA: LIVELLO ALTO MA VENDITE FIACCHE
Partiamo con Artissima: più che una fiera commerciale, la sensazione è sempre più quella di entrare in una mostra curata, suddivisa in sezioni e stanze. Come ogni anno, il livello è stato molto alto, grazie alle interessanti proposte delle gallerie partecipanti. Infatti, Artissima si posiziona tra le fiere più importanti in Italia per il contatto con le realtà culturali di tutto il mondo, e non è un caso che sia visitata da molti curatori e direttori, oltre che da un buon numero di collezionisti. Il problema, però, è che, secondo le testimonianze raccolte durante i giorni di fiera, le vendite sono state molto fiacche. Sarà perché i grandi collezionisti avevano già soddisfatto la loro mania accumulatrice a Frieze e ad Art Basel Paris nelle settimane precedenti? Oppure la causa è in una crisi di mercato che assopisce sempre più la capacità d’acquisto degli stessi collezionisti. Tuttavia, si sa, non è una fiera che brilla per gli affari, quanto piuttosto per l’offerta culturale che propone ogni anno. Il tema scelto dal direttore Luigi Fassi è stato The Era of Daydreaming, una riflessione sul pensiero spontaneo come strumento di creazione proiettato verso il futuro. Il daydreaming (sogno a occhi aperti) è una delle esperienze quotidiane di ciascuno di noi ed è oggetto di una crescente rivalutazione da parte di neuroscienziati, filosofi e artisti come elemento decisivo nel pensiero creativo e nella produzione artistica. Un tema che fa riflettere e che in alcuni stand è stato pienamente rispettato.
I NUMERI DI ARTISSIMA 2024
La fiera ha registrato 34.200 presenze e 189 gallerie partecipanti, con 37 nuovi espositori provenienti da 34 paesi: numeri importanti per una realtà come quella italiana. In quegli ampi corridoi, mi è sicuramente rimasto impresso l’inusuale progetto della Galleria Matta di Milano, che ha presentato il progetto dell’artista danese Clara Hastrup (classe 1990). Dietro una tenda si trovava l’installazione dal titolo Fishphonics: Accelerand, costituita da un sistema di acquari collegati a strumenti musicali a percussione, come xilofoni e metallofoni. Uno spazio straniante che invitava a riflettere su come la componente tecnologica, apparentemente complessa, si riveli banale nella sua stretta funzionalità, a confronto con il fascino della natura, che resta per noi seducente e incomprensibile.
Un altro dialogo interessante è stato quello proposto da Viasaterna, altra galleria milanese, che ha portato le artiste Teresa Giannico e Camilla Gurgone. Un concentrato di pittura e installazioni, dove, in particolare, gli scontrini di Gurgone hanno dato una bella percezione di freschezza alla fiera.
UN RESOCONTO DA FLASHBACK ART FAIR…
Oltre ad Artissima, come ogni anno, un’altra tappa obbligata è sicuramente Flashback Art Fair, che, giunta alla sua 12esima edizione, quest’anno ha accolto oltre 26.000 spettatori. Ormai, ciò che Stefania Poddighe, Ginevra Pucci e Alessandro Bulgini hanno creato è a tutti gli effetti un vero e proprio habitat, una bellissima casa delle culture contemporanee aperta a tutti. Gli spazi, che ospitano eventi durante tutto l’anno, comprendono oltre 20.000 metri quadri tra la villa storica e i padiglioni, un tempo sede del brefotrofio, immersi nel grande parco della precollina di Torino.
All’interno, opere di arte contemporanea e sperimentazione condividevano lo spazio con capolavori museali come quelli di Annibale Carracci, Roman Opalka, Francesco Hayez e i maestri del Futurismo italiano. Un dialogo rischioso, ma che è riuscito perfettamente, offrendo nuove chiavi di lettura a chi passeggiava tra quei corridoi.
Quando vado a Torino in quei giorni, rincontro amici che non sono del settore e che vivono lì. Per loro, quando si parla di arte contemporanea, non ci sono dubbi: la loro meta non è né Artissima né Flashback, né qualche museo o fondazione; il loro interesse ricade su Paratissima. Devo ammettere – e faccio un mea culpa – non avevo mai visitato questa fiera, limitandomi ai racconti di chi ci andava. Sono sempre stato prevenuto su questo luogo, ma allo stesso tempo sentivo il bisogno di capire perché, per tutti quelli che non sono del mondo dell’arte, la fiera più attraente rimanga Paratissima. Così, ho deciso di visitarla.
… E PARATISSIMA
Giunta alla sua XX edizione, Paratissima ha registrato più di 20.000 visitatori, presentandosi come una fiera d’arte contemporanea dedicata agli artisti e ai creativi emergenti. È stato percorrendo quei corridoi che ho capito l’importanza della sua esistenza. Oltre a essere uno spazio pieno di gente, il mondo dell’arte e della cultura qui trova una forma più accessibile per il pubblico. Noi “professionisti” del settore dovremmo smettere di storcere il naso a priori e riflettere attentamente sul valore che questi luoghi e queste organizzazioni hanno per il pubblico.
Ovviamente, sebbene l’offerta culturale non sia paragonabile alle fiere precedentemente citate – e non credo che sia nemmeno l’obiettivo degli organizzatori di Paratissima – ciò che questa fiera può rappresentare è una porta d’accesso a luoghi come Artissima, o a musei e gallerie, dove la proposta culturale si fa più complessa. Il mondo dell’arte contemporanea deve essere più accessibile, senza che questo significhi una perdita di valore culturale; e per fare ciò, è necessario che esistano anche luoghi come Paratissima.
LA COLAZIONE CON PATRIZIA SANDRETTO RE REBAUDENGO
Proseguendo sul tema dell’accessibilità e chiudendo questo pezzo sull’Art Week torinese, devo dire che in quei giorni si vivono momenti iconici, destinati a diventare aneddoti per chi li ha vissuti. È il caso di PASTIS, una colazione organizzata presso il bar iconico “Pastis”, da Nicolas Ballario e dalla Fondazione Arte CRT, ente strumentale della Fondazione CRT, la terza fondazione di origine bancaria italiana per entità patrimoniale. Un evento, iniziato alle 9:30 del mattino, per lanciare il sostegno alle nuove attività della Fondazione. Banchi ricolmi di brioche di tutti i tipi, baristi che preparano caffè e cappuccini senza sosta, e dall’altra parte i personaggi più importanti del mondo dell’arte: direttori, curatori, artisti, collezionisti e personaggi televisivi, tutti lì, gomito a gomito, per una colazione collettiva.
Un’idea incredibile, un evento su invito (solo per ragioni organizzative), in centro a Torino, nel luogo più classico di ogni città: il bar. L’arte contemporanea è uscita dai suoi palazzi e si è avvicinata alla quotidianità, in un evento simbolico che ha saputo ritrarre perfettamente quello che è l’obiettivo più importante della Fondazione Arte CRT: fare arte per le persone.
Crudele l’orario d’inizio dell’evento, ma ne è valsa la pena, perché mi ha fatto scoprire le colazioni preferite dei protagonisti del mondo dell’arte contemporanea. Per esempio, Arturo Galansino, direttore di Palazzo Strozzi, preferirà cappuccino o tè? Angela Vettese avrà scelto la brioche alla marmellata o alla crema? E cosa sceglierà Patrizia Sandretto Re Rebaudengo? Ora io lo so. La perfetta conclusione per un weekend di arte contemporanea di tutto rispetto.
LINK
- La Villa nascosta dentro il Centro Pecci - Ottobre 2, 2026
- SUPER FRESH. Una geografia imperfetta del mondo dell’arte oggi - Settembre 18, 2026
- SUPER FRESH. Nello studio di Zhang Meng a Firenze - Luglio 17, 2026




