Ecco com’è andata questa edizione di Arte in Nuvola

La fiera romana Arte in Nuvola, alla quarta edizione, ospita 140 gallerie ma offre poca internazionalità e novità. La qualità si concentra in nomi già affermati della scena romana. Tra le opere esposte spiccano le fotografie di Lina Pallotta, le sperimentazioni tecnologiche di Adoratorio Studio e l’esplorazione tra tradizione e contemporaneità di artisti come Mats Bergquist e Tarcisio Veloso. Tuttavia, la fiera fatica a conquistare un pubblico globale, lasciando spazio a riflessioni su freschezza e innovazione.

Giunge alla sua quarta edizione la fiera romana d’arte contemporanea Arte in Nuvola con 140 gallerie, definite nazionali e internazionali… il problema è che di internazionale c’è ben poco. Inoltre, se la qualità è presente in una così vasta selezione, è tuttavia concentrata nelle gallerie già conosciute sulla scena artistica romana. Queste realtà — Magazzino, Contemporary Cluster, Andrea Festa, Rolando Anselmi e altre di cui parlerò nell’articolo — hanno infatti proposto artisti di cui siamo già soliti apprezzare il lavoro. Se si vuole poi attirare un pubblico internazionale siamo ancora lontani! Soprattutto la capitale chiede aria fresca e novità che giunga dal cuore della città ma anche da fuori.

Ricordiamo che la fiera è stata ideata da Alessandro Nicosia, prodotta da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare con la direzione artistica di Adriana Polveroni e promossa con Eur S.p.A.

LE GALLERIE IN MOSTRA DA ARTE IN NUVOLA

Il giro inizia con Sara Zanin: troviamo Guglielmo Maggini con l’opera Intermezzo-adagio ma con brio una ceramica di piccole dimensioni che dà un saggio della dimensione installativa-ambientale che l’artista predilige, come l’intervento permanente proposto per le scale del Museo di Faenza.

NM contemporary, galleria di Monaco diretta da Clara Pacifico, insieme a Guidi&Schoen (Genova), intitola lo stand Un-Nature. Il video generativo di Matteo Basilé Flora Magnifica, della durata di 18 minuti, riprende l’estetica del fotografo, data in pasto dallo stesso all’Intelligenza artificiale. Il risultato è sorprendente: le figure sullo schermo sembrano reali e sono assolutamente in linea con le modelle predilette da Basilè, come la loro espressività, il trucco e i costumi e la messa in scena. Questo connubio con il digitale funziona. L’artista risulta, anche nelle fotografie “più analogiche”, attratto da atmosfere surreali e conturbanti, da un gusto minimale nella gestione dello sfondo sul quale si staglia il primo piano dei volti, esaltando un incarnato di porcellana. Interessante anche il lavoro del giovanissimo Roberto Maria Lino Mare cinereo, 2024, realizzato con tessuti recuperati, acqua marina ed estratto dall’osso di avocado che tinge di rosa la superficie.

Roma Arte in Nuvola 2024, Foto di Marino Festuccia

GIOVANNI BONGIOVANNI ALLA GALLERIA UNOSUNOVE

Tra i pittori emergenti da segnalare Giovanni Bongiovanni da Unosunove, galleria romana che già per la prima edizione aveva scelto di puntare sul solo show di Pietro Moretti, sulla sua pittura a olio e le sue visioni acquerellate. Stavolta, lo stand è preso d’assalto dai dipinti del ventiduenne Bongiovanni: figure, che sembrano congelate nello stadio dell’eterna giovinezza e prese dai rotocalchi, sono immerse in paesaggi crepuscolari, “mondi coperti”, illuminati da torce infuocate e luci artificiali.  L’artista spiega: “C’è una gerarchia orizzontale tra personaggio e contesto naturale che l’essere umano non cerca di sovrastare in una sintesi e convivenza, i personaggi sono creati con reference dal web, da un mio archivio di più di mille immagini. Altero le informazioni visive e cerco di disporre una coerenza soprattutto con le luci e le ombre. L’obiettivo non è risultare realista bensì creare un’immagine che funzioni e dia suggestioni forti”. Le opere sono giardini segreti, horti conclusi verso i quali ci affacciamo spiando i movimenti e gli abitanti interni: delle volte qualcuno si accorge del voyeurismo in atto, altre volte le figure risultano assorte in una dimensione altra o “dormienti”. Gli insetti si posano sui volti suscitando un disturbo visivo nel fruitore, mentre i personaggi accolgono vespe e mosche come benevole presenze parassitarie. 

LA “SOGLIA” DI ANZHELIKA LEBEDEVA

Ceravento Art colpisce per l’opera dell’italo-russa Anzhelika Lebedeva (vive a Cellino Attanasio), pastelli che ritraggono androni domestici evanescenti, rimandando al concetto di soglia — come trattato, ad esempio, nel saggio Exit Reality di Valentina Tanni.

Intrigante e coerente lo stand di Montoro12 (Roma, Bruxelles) sia per la gamma cromatica che per la fusione simbiotica tra natura e cultura nelle opere di Alessandro Brighetti, Emmanuele De Ruvo, Larissa Sansour e Hanien Conradie.

Presso lo stand di Galleria Giampaolo Abbondio troviamo una selezione eterogenea. Simone Bergantini parte da immagini d’archivio sull’impiegato del mese. L’artista va poi a sovrapporre i numerosi scatti raccolti negli anni da un’azienda, andando così a cancellare l’identità del singolo per creare un’immagine fantasmatica dalle plurime pupille. Si segnalano ancora una bella opera di Binta Diaw e l’opera corrosiva di Andrei Molodkin con la scritta “Fuck You” composta da piccoli serbatoi che contengono petrolio. 

L’OMAGGIO A CANOVA DI LUDOVICO BOMBEN DA MICHELA RIZZO 

Da Michela Rizzo troviamo i disegni di Giorgia Fincato (42 anni, Bassano Del Grappa), intricati labirinti di inchiostro realizzati con un tratto continuo: Fincato non alza mai la Pilot G2 07 dal foglio, il lavoro finisce solo quando stacca la penna oppure finisce l’inchiostro.

Ludovico Bomben (42 anni, Pordenone) porta delle opere di diversi periodi in cui la luce, ascensione spirituale e simbolo vitale, è la vera protagonista. L’ultimo nucleo di opere è il ciclo delle nuvole. Qui l’artista mette in relazione le forme che la materia assume: la nube, la cui consistenza rievoca lo zucchero filato, è costituita da atomi come il fendente-faro in acciaio che la attraversa e genera tensione.

L’Acquasantiera del 2015 è frutto della combinazione di due forme antitetiche: la curva dolce del recipiente concavo; una punta acuminata che emerge dal bacino facendo dubitare dell’atto di purificazione delle mani.

Un lavoro è un omaggio ad Antonio Canova, ai suoi gessi con molteplici repere di punti (chiodi neri che usava per modelli in gesso). Bomben costruisce una sorta di costellazione usando punti dorati disposti grazie all’uso del pantografo a controllo numerico. Infine, da segnalare il lavoro che si ispira ai rosari cristiani, le linee intricate insieme equivalgono a 45 metri di lunghezza e sono organizzati con catenelle composte da 10+1 sfere. I disegni a penna su carta con gelatina da cinema, per far filtrare la luce, rievocano cieli nuvolosi ricamati da sfere nere che seguono la simmetria della sezione aurea. Pur non rappresentando costellazioni percepiamo il legame atavico con il cielo.

Roma Arte in Nuvola 2024, Foto di Marino Festuccia

DA MANCASPAZIO DI NUORO AD ATIPOGRAFIA DI ARZIGNANO

Da Mancaspazio, Paolo Pibi “non pensa al soggetto prima che il soggetto si presenti spontaneamente sulla tela”. Effettivamente, in Portrait in purple (acrilico su tavola) il soggetto è funzionale a un ragionamento estetico-filosofico, frutto metapittorico.

Da Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea Yuxiang Wang non presenta elaborate installazioni o sperimentazioni sulla fisica, bensì piccole opere in cera monocrome che secernono lacrime o gocce di rugiada.

James Hillman nel booth di Ipercubo porta le sue eleganti sculture in metallo, mentre spiccano due artisti dal linguaggio completamente diverso da Atipografia (Arzignano). 

GLI ARTISTI MATS BERGQUIST E TARCISIO VELOSO

Mats Bergquist parte dall’icona ortodossa, la svuota dell’apparato iconografico ma ne ricalca la tecnica. La tavola in legno di pero viene ricoperta da una tela di lino imbevuta di colla di coniglio. Sulla tela vengono giustapposti più strati di gesso, in antico usati per preparare il fondo e renderlo compatto. Mats utilizza la stratificazione in gesso per preparare il fondo e ottenere una “bombatura” poi finita in encausto. 

Sempre dalle icone prende l’idea delle chiavi retrostanti e rimovibili che serviva per non far curvare il legno. Una piccola tavola è caratterizzata dalla foglia d’argento ossidata che dona tonalità cangianti, l’opera “oltre il viola” ha la tonalità viola carbazole, tendente al melanzana, che miscela con indaco e blu oltremare per indagare lo spettro dell’ultravioletto.

Il secondo artista è Tarcisio Veloso, un figurativo contemporaneo sudamericano la cui pittura guarda al Rinascimento condito da soggetti surreali. L’elemento magico e lo specchio si inseriscono in quella che a prima vista sembrerebbe la restituzione fedele della realtà, mostrando il rovescio della medaglia. Da Andrea Festa Fine Art ci fermiamo davanti un piccolo olio su tela di Emiliana Henriquez, Pharaohs chariot, mentre nella sezione curata da Valentina Ciarallo Candy Snake Gallery con le sue pareti rosse convince con i ritratti iperrealistici del padovano Agostino Rocco e due dipinti di Elen Bezhen che uniscono diversi stili del passato dall’arte fiamminga al Rinascimento italiano, dal Realismo Magico alle nature morte nordiche.

Roma Arte in Nuvola 2024, Foto di Marino Festuccia

IL CORPO E LE LOTTE TRANS PROTAGONISTE DEGLI SCATTI DI LINA PALLOTTA

Da Baleno International, ci avviciniamo ai ricami di Giulia Crispiani (1986), che avevamo visto con l’opera partecipativa dei cartoni di pizza alla Quadriennale. Le frasi che ricama nella serie Pietre sono il risultato di pensieri suggellati durante passeggiate per la strada nel quartiere Pigneto dove si trova la galleria Baleno. L’opera evidenzia un uso attivo della parola, in linea con il linguaggio femminista e ingagé di Crispiani.

Sulla parete di fondo dello stand, degli scatti in bianco e nero cuciono invece con l’aiuto della luce la bellezza dei non detti e di ciò che si urla a squarciagola, dell’intesa, dell’amicizia e della stima. Si tratta delle fotografie che la romana Lina Pallotta ha dedicato alla sua migliore amica Porpora Marcasciano, fondatrice del movimento trans: il suo volto, il suo corpo, la sua presenza anche tramite i luoghi nei quali si sono incontrate come la campagna in provincia di Benevento. Lina Pallotta ha avuto una sua mostra personale al Centro Pecci nel 2023, curata da Michele Bertolino, curator at large da Sandretto, che ha firmato anche il catalogo edito da Nero.

LA TECNOLOGIA DI ADORATORIO STUDIO DA ARTE IN NUVOLA

Al piano inferiore, tra le opere moderne attrae l’attenzione un’opera da Galleria Brescia di Adoratorio studio (collettivo di 16 persone), per la quale ogni partecipante può accrescere tramite encefalogramma il database della macchina, che da una parte imprime su carta termica disegni e parole, destinati a scomparire, dall’altra nutre un archivio digitale Child of Time che entro 10 anni è programmato per svanire.

Si distingue per il gusto contemporaneo che affonda le radici nella storia dell’arte del Novecento La Nuova Pesa. Lo stand è dedicato a Realia, un progetto portato avanti per 3 anni, dal febbraio del 2021 sino a giugno 2024: 13 mostre personali di artisti scelti dalla galleria tra storicizzati ed emergenti. In fiera Realia si declina con l’esposizione collettiva di un’opera per ciascun artista, nonostante la differenza dei media, la linea espressiva risulta tangente e armonica.

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Giorgia Basili
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