Una nuova retrospettiva dedicata al maestro della figura distorta, Francis Bacon

Alla National Portrait Gallery di Londra è aperta al pubblico la più grande mostra di ritratti di Francis Bacon degli ultimi vent’anni. Con più di 50 opere, alcune delle quali raramente viste prima, Francis Bacon: Human Presence dimostra ancora una volta come l’artista sia riuscito a sfidare la tradizionale definizione di ritrattistica

 
Durante la settimana di Frieze, Londra propone sempre il meglio dell’arte contemporanea e non solo: dalla mostra di Tracey Emin alla White Cube Bermondsey a Van Gogh alla National Gallery, da Zanele Muholi alla Tate Modern a Michael Craig-Martin alla Royal Academy of Art, solo per citarne alcune. Molte di queste, per chi non avesse avuto modo di trovarsi nella capitale inglese nel momento clou dell’anno, rimangono aperte almeno fino all’inizio del 2025. Come nel caso di Francis Bacon: Human Presence alla National Portrait Gallery (fino al 19 gennaio), una delle più grandi mostre degli ultimi vent’anni dedicata agli straordinari ritratti del pittore irlandese.

Francis Bacon: Human Presence, installation view, © David Parry

UN VIAGGIO NELLA FRAGILITÀ DELL’ESISTENZA

Che Bacon si sia conquistato un posto nell’Olimpo dei più grandi artisti del XX secolo, è un dato di fatto. Le sue opere sono immediatamente riconoscibili per la loro capacità di deformare la figura umana fino a renderla una rappresentazione quasi grottesca e inquietante, ma straordinariamente evocativa. Il suo stile distintivo, profondamente influenzato da esperienze personali, esplora infatti le profondità della condizione umana attraverso una visione cruda, distorta e intensa della figura umana.
Per Bacon, la carne e il corpo sono simboli di vulnerabilità: i suoi volti e corpi, che spesso sembrano intrappolati in spazi compressi accentuando così la sensazione di isolamento e sofferenza, sembrano squarciati, contorti, ma riescono a mantenere un potere emotivo che richiama l’empatia di chi li osserva. Questa tensione tra il disgusto e l’attrazione è sicuramente una delle chiavi per comprendere il fascino delle sue opere.

Self-Portrait, 1973, 1973 by Francis Bacon © The Estate of Francis Bacon. All rights reserved, DACS/Artimage 2024. Photo: Prudence Cuming Associates Ltd. Private Collection

IL RITRATTO COME RAPPRESENTAZIONE DEL DOLORE

Le tematiche principali di Bacon ruotano attorno alla mortalità, al dolore, alla solitudine e alla brutalità dell’esistenza. Gli orrori della Seconda Guerra Mondiale e la sua esperienza personale con la perdita e il rifiuto sociale – legati alla sua omosessualità – hanno profondamente plasmato il suo lavoro.
I primi lavori dell’artista, come Head VI (1949) e Study of the Human Head (1953) presentano figure maschili anonime sconcertanti, urlanti o sofferenti. È con queste prime opere che il pittore inizia a destabilizzare la tradizionale concezione del ritratto: in Head VI, la figura è intrappolata all’interno di una gabbia trasparente, mentre Study of the Human Head rivela in modo inquietante il soggetto rappresentato.

Head VI, 1949 by Francis Bacon © The Estate of Francis Bacon. All rights reserved, DACS/Artimage 2024. Photo: Prudence Cuming Associates Ltd. Arts Council Collection, Southbank Centre, London.

VELÁZQUEZ E VAN GOGH TRA LE ISPIRAZIONI DI BACON

La ricerca di Bacon è influenzata da una vasta gamma di fonti, che vanno dai maestri del passato come Velázquez e Rembrandt, alle fotografie di cronaca, alla cultura popolare e persino alla psicoanalisi. Anche se non vide mai in persona Pope Innocent X (1649−50) di Velázquez o The Painter on the Road to Tarascon di Van Gogh (1888), questi dipinti divennero grandi fonti di ispirazione per l’artista irlandese.
Francis Bacon: Human Presence dà la grande opportunità di ammirare non solo il celebre dipinto Study after Velázquez’s Portrait of Pope Innocent X (1963), dove trasforma il solenne ritratto del Papa in un grido angosciante, ma anche Homage to Van Gogh (1960), una rivisitazione baconiana del famoso Self-Portrait with bandaged ear and pipe (1889). L’interesse di Bacon per Van Gogh lo porta pian piano ad allontanarsi dal dipingere immagini scure e monocromatiche e a introdurre l’uso del colore, che caratterizza il suo lavoro successivo.

A visitor observes Study for a Pope I (1961) by Francis Bacon, displayed as a part of the exhibition Francis Bacon: Human Presence at the National Portrait Gallery © David Parry

AMICI E AMANTI I SOGGETTI PREFERITI

Alcuni degli autoritratti più toccanti e introspettivi di Bacon, però, furono realizzati poco dopo
la morte delle persone a lui più vicine. Quando il suo partner di lunga data Peter Lacy morì nel 1962, Bacon dipinse un piccolo trittico di ritratti che ricordavano la loro relazione. Un decennio dopo, l’artista perse anche il suo amante George Dyer, un’altra ricorrente presenza in tanti suoi dipinti. La morte di Dyer sembra aver costretto Bacon a realizzare un notevole gruppo di autoritratti, tra cui Self-Portrait, 1973 (1973), che, catturando il suo dolore e il suo isolamento, divennero un modo per fare i conti con la propria mortalità.
Oltre a questi, non mancano i ritratti di un altro partner, John Edwards; della sua amica Henrietta Moraes; della fondatrice del Colony Club, Muriel Belcher; e dei suoi amici e colleghi artisti, Lucian Freud e Isabel Rawsthorne. Questi gruppi di ritratti, che sono i più intimi e personali, non solo alludono alla sua socievolezza e alle relazioni tumultuose, ma parlano anche della sua acuta sensibilità e del dolore.
Bacon non ha mai dipinto i suoi modelli dal vero, preferendo lavorare su fotografie, a volte strappate e accartocciate, che commissionava all’ex fotografo di Vogue, John Deakin, e che ritroviamo in questa mostra.

Visitors observe Three Studies for a Portrait of Isabel Rawsthorne (1965) by Francis Bacon, displayed as a part of the exhibition Francis Bacon: Human Presence at the National Portrait Gallery © David Parry

L’allestimento di Francis Bacon: Human Presence accentua l’esperienza emotiva del visitatore, grazie alle sale progettate che immergono lo spettatore nelle atmosfere inquietanti e spesso opprimenti dei lavori di Bacon. Le opere in mostra alla National Portrait Gallery ci invitano a interrogarci sulla natura dell’esistenza, sul dolore e sul senso dell’umanità.

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Francesca De Pra
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