Scrivere il vuoto: Alessandro Cardinale al Museo d’arte Orientale di Venezia

La mostra Nüshu – Writing the Void di Alessandro Cardinale al Museo d’Arte Orientale di Venezia rilegge il nüshu, antica scrittura cinese femminile, come ponte tra passato e presente. Un dialogo tra linguaggio, arte e cultura che riflette su memoria, identità e resilienza.

Una rilettura contemporanea di un’antica scrittura cinese, un’affascinante occasione di dialogo tra linguaggio, cultura e arte esplorando il significato del nüshu: un sistema di scrittura unico nel panorama linguistico mondiale. Questo il nucleo centrale della mostra Nüshu – Writing the Void di Alessandro Cardinale, curata da Anna Lisa Ghirardi e Marta Boscolo Marchi, al Museo d’Arte Orientale di Venezia fino al 12 gennaio 2025.

IL NÜSHU: LA SCRITTURA SEGRETA DELLE DONNE NELLA CINA ANTICA

Qualche indispensabile cenno storico sul nüshu: spesso definito “la scrittura delle donne”, è un sistema di segni utilizzato esclusivamente da donne in alcune comunità della provincia cinese di Hunan. Risalente a secoli fa, questo codice linguistico nasce come strumento di espressione intima e di resistenza culturale in una società patriarcale, in ottemperanza alla morale confuciana e all’obbedienza al padre, al marito e al figlio maschio, se vedove. Esoticamente definita “lingua segreta” ma, piuttosto, ignorata dagli uomini in quanto affari di donne. Di conseguenza, privo di interesse.

Alessandro Cardinale, Nüshu, 2024

IL NÜSHU COME STRUMENTO DI LIBERTÀ CREATIVA E MEMORIA COLLETTIVA

Per circa tre secoli è stato usato dalle donne per tramandare poesie, lettere e racconti, preservando una memoria collettiva, trascurata o silenziata. Il nüshu si configura così come codice di una libertà creativa dotata di una potenza formale ricercata e conquistata con discrezione da donne che, attraverso la scrittura, il canto, il ricamo, hanno tramandato vicende quotidiane, moniti, leggende, ma soprattutto la solidarietà e la comprensione reciproca per il destino che le accumunava. Dichiarazioni di amicizie eterne, “contratti” tra laotong – sorelle giurate – che sancivano un legame unico e indissolubile. Una scrittura elegante e raffinata che è, allo stesso tempo, il simbolo delle sofferenze vissute delle donne all’interno di un sistema che le privava di una voce. Ma non della volontà di comunicare, di avere un proprio spazio. Una forma comunicativa potente, addirittura salvifica, che nei secoli ha permesso alle donne di trovare respiro fuori da una condizione oppressiva, che in alcuni casi portava ad una profonda disperazione e gesti estremi.

ALESSANDRO CARDINALE REINTERPRETA IL NÜSHU TRA PASSATO E CONTEMPORANEITÀ

E da qui parte la reinterpretazione di Alessandro Cardinale: artista che con la Cina ha già familiarità – suo il 1° Premio alla V Biennale Internazionale d’Arte di Pechino nel 2012 – e noto per la sua sensibilità verso le tematiche del linguaggio e del silenzio.  Cardinale trasforma il nüshu in un ponte tra passato e presente, tra visione, idea, rappresentazione: la mostra non celebra una tradizione, ma esplora l’intrinseca contemporaneità di questo soggetto, riflettendo su come la scrittura possa essere un atto performativo, meditativo e politico. E lo fa “scrivendo il vuoto” delle sale del Museo d’Arte Orientale, creando attraverso sottili strisce di tela sagomate o utilizzando aste in ferro parallele, un’immagine in grado di apparire e scomparire sulla base della posizione assunta dal visitatore nello spazio. 

Alessandro Cardinale, Nüshu – Writing the Void, installation view

IL GIOCO DI SGUARDI E FORME NELLA MOSTRA DEDICATA AL NÜSHU

È il gioco di sguardi, unito alla prossimità e alla continuità della percezione a ricreare, attraverso il ritmo e la geometria degli elementi. In un sincero tributo alle vicende domestiche di anonime protagoniste, i volti sono femminili colti in atteggiamento riflessivo, privato – che è poi la dimensione in cui il nüshu trovava spazio – che si fondono ai contorni di paesaggi montuosi della provincia di Hunan. Profili che svaniscono al primo passo nello spazio proprio come le parole delle donne, a lungo considerate inutili e dunque, per la cultura ufficiale, del tutto inesistenti. Cardinale ne ripercorre, valorizzandola, l’antica valenza storica, anche paragonandola al contesto entro il quale l’artista contemporaneo agisce. Una metafora dell’ambiguità e della polivalenza dell’immagine, della sua inconsistenza e della sua forza, un elemento instabile e incerto, variabile, polisemico sia in termini di percezione che come significato.

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Chiara Vedovetto
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