Il Long Museum di Shanghai celebra il decimo anniversario con una vasta mostra antologica di 600 opere, riflettendo sull’evoluzione dell’arte contemporanea. Nonostante le sfide del mercato, il museo prosegue nel suo cammino culturale e globale.
Mentre l’anno del Drago sta volgendo a termine, il “museo del drago”, il Long Museum sul West Bund di Shanghai, si appresta a chiudere l’ultima mostra della speciale serie dedicata al decimo anniversario dell’istituzione. Di fatto, una catena di musei privati fondata dal duo collezionistico marito/moglie Liu Yiqian e Wang Wei che, oltre alla sede del West Bund, annovera quella di Pudong, sempre a Shanghai, e nella megalopoli di Chongqing. Tre sedi in posti emblematici di due città simbolo della Cina contemporanea che, nell’idea dei patrons, rappresentano un ecosistema unico di “un museo, due città, tre luoghi“. E un patrimonio complessivo di opere difficilmente immaginabile, nonostante le voci di crisi patrimoniale della coppia e la messa all’incanto di 40 capolavori nell’asta del 5 ottobre di Sotheby’s Hong Kong (intitolata A Long Journey: A Selection from the Liu Yiqian and Wang Wei Collection). Un controvalore stimato circa 100 milioni di dollari, tra Modigliani (top seller con il ritratto di Paulette Jourdain, battuto a 30 milioni), Magritte, Hockney, Bradford, Party, Katz, Kusama e Murakami, Foujita solo per citare gli universalmente più noti. Un’asta con grandi aspettative, piuttosto disattese: i lotti venduti sono stati 29, per un totale di “solo” 69,5 milioni di dollari, al netto delle commissioni.
UN DECENNIO DI ECCELLENZA: IL LONG MUSEUM FESTEGGIA IL SUO ANNIVERSARIO
Nonostante tutto, il Long Museum festeggia maestosamente il suo decennale. E se a Chongqing l’esposizione commemorativa Blossom sarà aperta ancora per pochissimi giorni, fino al 12 gennaio, con 70 opere dedicate alla poetica floreale, la casa madre di Shanghai ospita fino al 30 marzo una grande collettiva antologica organizzata attorno a periodi chiave, artisti nati tra gli anni Cinquanta e Novanta, la maggior parte delle quali prodotte dopo il 1980 e soprattutto dopo il Duemila.
UNA COLLETTIVA ANTOLOGICA DI 600 OPERE PER RIFLETTERE SULL’ARTE CONTEMPORANEA GLOBALE
Una scelta allestitiva a dir poco sontuosa con quasi 600 opere esposte: un numero vorticoso, nello stile a più livelli dello stile denso della Galleria settecentesca, a tratti, al limite dell’horror vacui, nonostante gli immensi spazi del museo. Esagerato, ma senza dubbio ma puntuale sull’obiettivo: essere un compendio sull’arte contemporanea, un’occasione per riflettere sulla sua continua evoluzione a livello mondiale. Per dirla con le parole del collezionista-curatore Wang Wei, “spero che questa mostra non solo serva da riferimento per casi di studio e ricerche generazionali nell’arte contemporanea globale, ma crei anche una piattaforma per il dialogo artistico nel mondo, consentendo al pubblico di sperimentare la ricchezza e la diversità dell’arte”. “Attraverso questa mostra finale che celebra il decimo anniversario del Long Museum”, prosegue Wang Wei, “si vuole evidenziare il significato dell’arte nel nostro tempo, abbracciando cinque generazioni di espressione creativa. L’importanza dell’arte oggi non risiede nella ricerca del ‘nuovo’ o nella preservazione del ‘vecchio’, ma nel modo in cui i singoli artisti, in epoche diverse, scelgono l’arte come mezzo per rispondere al loro tempo e al mondo, in mezzo alle fusioni delle civiltà globali”.
UN VIAGGIO ATTRAVERSO LE GENERAZIONI: DAL REALISMO RIVOLUZIONARIO ALL’AVANGUARDIA
Una mostra, due sezioni: si parte con gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta; una generazione che riflette, inevitabilmente, la stretta connessione con le esperienze culturali e sociali del proprio tempo. Artisti che traggono ispirazione dalle radici culturali tradizionali, che esplorano l’interazione di diverse influenze culturali. Insieme, le loro opere riflettono un continuo spostamento verso la diversità e la molteplicità. Tra i rappresentati della generazione di pittori cinesi degli anni Cinquanta e Sessanta non possono ovviamente mancare autori come Yue Minjun, Liu Ye e Zhang Xiaogang: cresciuti all’ombra del Realismo Rivoluzionario, della Rivoluzione Culturale e diventati il simbolo dell’avanguardia pittorica contemporanea. Ancora oggi, le voci più autorevoli nel racconto dei mutamenti sociali del Regno di Mezzo, in bilico tra riscoperte dell’identità tradizionale e aperture all’Occidente, sfidando convenzioni sociali e culturali, addentrandosi talvolta in questioni politiche in modo radicale. Astratti, ironici, surreali, sensuale.
In questa rappresentazione globale trovano spazio opere fortemente rappresentative come Suspended di Mona Hatoum (Beirut, 1952): una stanza riempita di altalene di legno rosse e nere, che riportano la mappa stradale di una capitale. Ciascuna appesa con un angolo obliquo rispetto a quella vicina per creare un senso di dislocazione geografica, alludendo al flusso costante di comunità migranti in tutto il mondo che modellano l’esperienza contemporanea delle nostre città.
L’ARTE COME PONTE TRA CIVILTÀ E GENERAZIONI DI ARTISTI
Individualismo ed espressione di sé – o la sua perdita – sono gli elementi che accomunano la poetica degli autori nati tra gli anni Ottanta e Novanta della seconda sezione: profondamente plasmati dalla globalizzazione, rapidi progressi tecnologici e l’introduzione di nuovi materiali hanno profondamente influenzato il loro immaginario e i processi creativi. La selezione privilegia artisti della generazione degli anni Ottanta, la ricerca di identità, di una rilettura del recente passato, narrazioni artistiche che sono ricerche personali, bibliografie e autobiografie spirituali che interpretano la complessità contemporanea. Elementi che sono cifra della ricerca di autori come Adam Pendleton (Richmond, 1984) a cui è riservata l’intera area dello scalone della galleria. Spazio alla voce del Black Dadaism, movimento radicato nelle esperienze e nelle espressioni della comunità di afrodiscendenti, che prende forma tramite collage come tecnica principale, mescolando frammenti di discorsi politici, manifesti di protesta, fotografie di personaggi storici e icone della cultura popolare per riflettere sulla complessità delle identità e delle esperienze nere.
Chiude significativamente il percorso un nucleo di 30 pezzi di artisti nati negli anni Novanta, con un invito per i visitatori a sperimentare l’arte contemporanea nella sua forma attuale e dinamica.
LINK
- Dire, fare, leggere, guardare: torna “Book Look” - Settembre 4, 2026
- Le Speednews di Matteo Bergamini e la scrittura d’arte oggi - Luglio 31, 2026
- Un’immersione nell’arte totale di Isaac Julien - Aprile 24, 2026




