We Art Open 2025: un caleidoscopio di sperimentazioni artistiche a Venezia

Eleonora Rinaldi, Rebecca Zen, Simone Rutigliano e Jacopo Zambello si aggiudicano l’ottava edizione di We Art Open, il concorso internazionale che mira a promuovere l’arte contemporanea. Una mostra da SPUMA a Venezia presenta i lavori di tutti i venti finalisti, selezionati da una giuria d’eccezione.

 
Gennaio è il mese più lento dell’anno e a Venezia regnano il caigo e il silenzio. In attesa del ritorno dei turisti, sono poche le attività e le proposte degne di rilievo aperte al pubblico. Tra queste spicca la mostra collettiva dell’ottava edizione di We Art Open, il concorso internazionale promosso da No Title Gallery, che è diventato un appuntamento fisso dell’inverno lagunare. Allestita per la prima volta nello spazio di SPUMA – Venice Art Factory alla Giudecca fino al 10 febbraio, la mostra si configura come un vivace laboratorio di creatività, offrendo una panoramica sull’arte contemporanea attraverso le opere di 20 artisti emergenti e affermati, selezionati da una giuria di esperti composta da: Domenico de Chirico, curatore internazionale (per la sezione Pittura e Grafica); Albert Wrotnowski, artista vincitore di We Art Open 24 (per la sezione Scultura e Installazione), Silvia Previti, curatrice (per la sezione Fotografia); Manuela Lietti, curatrice e direttrice di Capsule Venice (per la sezione Video, Performance e Nuove tecnologie) e Vincenzo Alessandria, curatore di Quadro Zero (per la sezione Hdemia). Curata da Silvia Previti, We Art Open non è solo una celebrazione dell’arte, ma un ponte tra linguaggi, culture e generazioni artistiche.

Lena Shaposhnikova, Tabernacolo #1,2,3, installation view, ph. Giacomo Bianco

I VINCITORI DI WE ART OPEN 2025

Le bianche sale dal gusto post-industriale di SPUMA – Venice Art Factory sono lo sfondo perfetto per far risaltare tutte le opere selezionate, proponendo un itinerario capace di coinvolgere lo spettatore e stimolare sempre nuove riflessioni.
Tra le opere esposte, di forte attrazione risultano quelle delle artiste premiate: Eleonora Rinaldi, che si è aggiudicata il primo premio dal valore di 2000€; e Rebecca Zen, a cui è stato attribuito il riconoscimento di 1000€ per il miglior progetto della sezione HDEMIA, riservata agli studenti dell’Accademia di Belle Arti. Sono stati poi assegnati due premi espositivi: Simone Rutigliano ha vinto l’opportunità di esporre la propria opera negli spazi di SV – Centro Espositivo San Vidal, mentre il lavoro di Jacopo Zambello sarà allestito alla 10&ZeroUno.

Eleonora Rinaldi, I would let this sweetness kill me, installation view, ph. Giacomo Bianco

UN VIAGGIO TRA I LINGUAGGI ARTISTICI

Nella Sezione Pittura e Grafica, spicca senza dubbio l’eleganza e la raffinatezza di I would let this sweetness kill me di Eleonora Rinaldi, un quadro capace di rimandare a una classica figura senza tempo. I colori accesi e il tratto delicato presentano una donna in una posizione lasciva e abbandonata, in una sorta di dialogo ipnotico con la chimera che si trova alla sua sinistra.
Tra gli altri selezionati, Corpo tessuto di Simone Miccichè (vincitore di We Art Open 2023), invece, indaga l’assenza e la provenienza di un corpo migrante, in continuo spostamento, per cause geopolitiche; un corpo ritrovato che nella drammaturgia contemporanea è solitamente ritratto dai medium di massa, come coperto, nascosto, celato da teli asettici e anonimi.

Simone Miccichè, Corpo Tessuto, installation view, ph. Giacomo Bianco

GLI ARTISTI EMERGENTI DELL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI

Di notevole caratura è la Sezione HDEMIA, in cui si fanno largo i lavori di Rebecca Zen e Simone Rutigliano. La prima, con The wild orchestra, porta idealmente lo spettatore in un bosco in preda allo scompiglio, dove si vedono alcuni castori intenti a rosicchiare dei tronchi appena caduti per crearsi un rifugio in un fiume in piena.
La ricerca di Simone Rutigliano, invece, nasce dall’immaginazione e da una forte rielaborazione delle immagini di partenza, caratterizzate da soggetti ricorrenti, come gruppi di figure umane, estrapolati da situazioni folkloristiche, rituali, danze e giochi popolari, in cui il selvaggio e l’autentico dialogano con il simbolico. In particolare, in Santu, è predominante un effetto dinamico che riduce la nitidezza del singolo, facendo emergere una fusione collettiva.

Simone Rutigliano, Santu, installation view, ph. Giacomo Bianco

ANCHE FOTOGRAFIA, SCULTURA E VIDEO DA WE ART OPEN

La natura torna di nuovo protagonista nella Sezione Fotografia grazie all’opera di Silvia Gelli, un viaggio visivo volto a riscoprire e illuminare quei frammenti di natura spesso invisibili, ma essenziali, che ci circondano. La conchiglia è simbolo di rinascita e protezione, un piccolo scrigno di vita che, pur nella sua fragilità, rappresenta la forza che protegge e sostiene.
Le opere di Federica Sutti e Gianna Parisse spiccano invece nella Sezione Scultura e Installazione per la loro intensità concettuale. Sutti, con Corpus Hominis, utilizza materiali plastici per riflettere sull’inquinamento ambientale, trasformando l’ostia eucaristica in una metafora ecologica. Parisse, invece, con Mundus patet, crea un dialogo tra memoria personale e trauma collettivo, narrando attraverso frammenti di oggetti e luoghi il suo legame con il terremoto del 2016.
L’innovazione domina nella Sezione Video, Performance e Nuove tecnologie, dove Enrico Antonello sorprende con Points of View, un’installazione interattiva che spinge il pubblico a riconsiderare la propria percezione della realtà. Attraverso l’uso di LED e plexiglass, l’artista
vuol far riflettere lo spettatore sul potere delle parole di trasformare, ispirare e cambiare.
La qualità delle opere esposte e la varietà dei linguaggi artistici proposti confermano l’importanza di iniziative come questa nel panorama dell’arte contemporanea. We Art Open si conferma ancora una volta una stimolante occasione di dialogo e confronto, capace di mettere in risalto lo sguardo dei giovani artisti d’oggi.

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Francesca De Pra
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