Cosa pensa un produttore della musica AI generated? Ne parliamo con Alberto Bof

Abbiamo fatto sentire otto canzoni generate dall’intelligenza artificiale ad Alberto Bof, tra gli ultimi produttori scelti personalmente da Quincy Jones e musicista di fama internazionale. E ne è nata una conversazione critica sul potenziale creativo della musica AI-generated.

La ricerca sull’IA musicale ha beneficiato di tecnologie consolidate, come reti neurali sequenziali e modelli Transformer, ideali per gestire dati temporali come le melodie. Al contrario, gli algoritmi per generare immagini hanno dovuto affrontare sfide complesse, sviluppando tecnologie sofisticate come le GAN (Generative Adversarial Networks), che nonostante i progressi richiedono ancora un fine-tuning per evitare incoerenze visive: note, scale e accordi invece seguono regole che le IA possono apprendere e replicare con facilità eludendo l’astrazione dell’interpretazione soggettiva delle immagini (e dei testi!). Infine esistono vastissimi database di partiture, melodie e strutture armoniche che forniscono alle IA generative di musica una base solida su cui costruire nuove composizioni. La musica dunque più di altre arti, si pone quale territorio ideale per analizzare i progressi delle intelligenze artificiali nel campo generativo e verificarne il potenziale creativo.

Ho sottoposto otto brani di genere diverso realizzati con Suno Ai ad Alberto Bof, tra gli ultimi produttori scelti personalmente da Quincy Jones e musicista di successo, che ha contribuito all’arrangiamento di cinque brani per il film A star is Born tra cui Shallow, vincitrice del premio Oscar alla miglior canzone 2019. Nella sua carriera ha realizzato diverse colonne sonore – l’ultima, un riarrangiamento di un brano di Curtis Mayfield per il film Tin Soldier – e calcato i palchi jazz di tutta Europa con Riccardo Di Vinci e Marco Soldà. E quella che segue è la sua opinione sulla musica AI-generated.

Al termine dell'ascolto le composizioni risultano "originali" rispetto a opere tradizionali? La composizione è coerente? l'IA è riuscita a creare una narrazione musicale che cattura e guida l'ascoltatore?

Direi che non offre nulla di nuovo. È una ripetizione di schemi e strutture già sentite ed è possibile fare qualcosa di simile campionando suoni. A volte si adagia sui soliti cliché e alcuni dettagli che potrebbero sembrare interessanti, come certi accenti ritmici o passaggi, finiscono per risultare prevedibili. Questo sembra un grosso limite per l’impatto creativo, non sembra una proposta fresca.

Senza dubbio la struttura c’è, ma è rigida. Elementi assemblati in modo standard. Ad esempio, in alcuni brani, la scelta di saltare la seconda strofa o di accorciare determinati passaggi per arrivare più velocemente al ritornello compromette l’esperienza dell’ascolto. Le transizioni tra le sezioni sono secche e non creano alcuna tensione o risoluzione, lasciando l’ascoltatore con la sensazione che manchi qualcosa. Non c’è quella progressione naturale che si trova nelle composizioni umane, dove ogni sezione si costruisce sulla precedente per raccontare una storia musicale. In sintesi, la coerenza è più matematica che artistica, e questo si avverte.

Quanto la macchina riesce a risultare evocativa nella restituzione musicale?

Anche se all’apparenza può sembrare ben realizzato, manca di umanità. Le linee vocali sono piatte, prive di sfumature. Gli strumenti, inoltre, non sempre riescono a creare un’atmosfera, ma si limitano a ripetere pattern. È come se tutto fosse lì, tecnicamente corretto, ma senza anima.

Alberto Bof, courtesy the artist
Quindi tecnicamente appropriato?

La tecnica musicale dei brani è funzionale, ma niente di più. Gli accordi e le melodie sono elementari, senza sorprese o variazioni che possono rendere il pezzo più interessante. La ritmica è regolare ma privata di dinamica. Si ha l’impressione che il brano sia stato costruito per rispettare una sorta di manuale. Ci sono rari elementi più complessi, come passaggi armonici o moduli ritmici inusuali, ma questi non vengono mai sfruttati fino in fondo. Insomma, la tecnica c’è, ma è al servizio della convenzionalità, non della creatività.

E gli strumenti virtuali utilizzati sono "convincenti"?

Rispetto a una registrazione con strumenti reali, la differenza è evidente: come dicevo prima mancano di quella sfumatura e di quel timbro che uno strumento acustico può offrire.

Versatilità stilistica: l’IA "comprende" il genere musicale che intende imitare?

Diciamo che si avvicina ai generi, ma sembra che non riesca a comprendere davvero le caratteristiche dello stile quindi utilizza elementi generici. Non ci sono quelle piccole contaminazioni che rendono il pezzo più vero.

È possibile per un orecchio non esperto credere che la produzione musicale delle IA sia il lavoro di un artista umano?

È possibile che qualcuno, al primo ascolto, non si accorga subito che la musica è stata creata dall’intelligenza artificiale. Tuttavia, chi ha un minimo di esperienza musicale noterà presto alcune caratteristiche che tradiscono l’origine artificiale: la monotonia degli arrangiamenti, la mancanza di spontaneità nelle transizioni e, soprattutto, l’assenza di dettagli che conferiscono una personalità unica al pezzo. Un artista umano tende a includere delle imperfezioni o delle scelte inaspettate che rendono l’opera, sua. Credo che ascoltando con attenzione, emerga la “firma” della macchina.

Al termine di questo esperimento cosa credi possa portare alla musica, l'introduzione degli strumenti generativi di IA?

È uno strumento interessante, ma non sostituirà mai l’umanità della musica. L’IA può completare un compito, ma non provare emozioni. Alla fine, il vero valore della musica sta in quel legame emotivo che si crea tra chi la suona e chi l’ascolta. E questo, per ora, la macchina non lo può fare.

Beh, la vedo come uno strumento, niente di più. Se uno ha le competenze, può essere utile, ma non può essere il lavoro che fai. È un po’ come avere un nuovo plugin che ti dà qualche idea, come avere un altro tipo di tastiera o un altro suono. Se sai usarlo, è un aiuto, altrimenti non serve a nulla.

Alberto Bof, courtesy the artist
Quindi non affideresti uno strumento del genere a chi per la prima volta si affaccia al mondo della musica nonostante sia proprio questo il senso di queste macchine?

Assolutamente no. In mano a chi non ha idea di cosa sta facendo, è solo un caos. Il vero problema è la mancanza di studio e pratica: il rischio dell’intelligenza artificiale è che, se non hai esperienza, ti può portare a produrre qualcosa che magari suona “bene” ma manca di quel qualcosa in più che solo l’esperienza può dare. Questo abbassa il livello di tutto. Le cose fatte bene si riconoscono, ma purtroppo, a volte è proprio il sistema a favorire la mediocrità.

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Andrea Campo
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