Robert Kuśmirowski trasforma le automobili in un gioco che mescola arte e memoria. La sua mostra al MAUTO di Torino, tra caos e ordine, esplora l’auto come totem di ricordi collettivi. Un viaggio nel tempo tra modelli in miniatura, officine caotiche e nostalgia risvegliata.
Ciò che Robert Kuśmirowski fa con le automobili è un gioco. Non un gioco qualunque, ma quello dei bambini che costruiscono mondi interi con i pezzi di un puzzle malconcio. È il genere di gioco che inizia in un garage polveroso e finisce con un universo parallelo. Ed è proprio in un garage – o qualcosa che lo ricorda – che si entra varcando la soglia di “C/ART. L’arte di giocare con l’automobile”, la sua nuova mostra al MAUTO, il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino, curata da Guido Costa.
A TORINO UN CAOS ORCHESTRATO TRA GIOCATTOLI E MEMORIE
In questa Project Room, dal 31 gennaio al 18 maggio 2025, non trovi la lucentezza delle carrozzerie delle auto d’epoca, ma un caos orchestrato, come un’officina abbandonata di un sognatore ossessivo. Le automobili giocattolo e le vetturette, provenienti da collezioni e musei italiani, raccontano una storia che parte dal XIX secolo e si spinge fino agli anni Novanta del Novecento. Ma queste macchinine non si limitano a stare in fila: sembrano pronte a schizzare fuori dalla rete metallica che le trattiene, come se non sopportassero la perfezione di un ordine imposto.
Il visitatore è spinto dentro questa narrativa come un detective che entra nella scena del crimine. Vecchie reti metalliche prendono il posto delle scaffalature; strumenti arrugginiti e macchinari obsoleti fanno capolino da ogni angolo. L’ambiente è volutamente eccentrico, come un deposito di memorie troppo preziose per essere lasciate andare ma troppo ingombranti per trovare pace. Ogni pezzo sembra gridare una propria storia, ogni dettaglio è un indizio verso il passato.
L’AUTOMOBILE COME TOTEM DI MEMORIA
Ma non è tutto caos. C’è un senso, una transizione. Il percorso della mostra è un crescendo verso la perfezione, una trasformazione che Kuśmirowski accompagna con mano leggera ma sicura. Il disordine iniziale lascia spazio a una sistematizzazione elegante, quasi scientifica, dove ogni oggetto trova il proprio posto, ogni dettaglio assume il giusto significato. È il passaggio da una collezione infantile, accumulata con l’impeto di un cuore giovane, a una raccolta matura e consapevole, curata con la dedizione di chi sa di avere tra le mani pezzi di storia.
Questa è la magia di Kuśmirowski: riesce a far dialogare arte e memoria storica attraverso un linguaggio che è al tempo stesso personale e universale. L’automobile, oggetto simbolo del Novecento, non è solo un veicolo: diventa un totem di ricordi, un feticcio collettivo che racconta di strade percorse e sogni infranti. E in questo dialogo, il pubblico non può che rivedere se stesso, come in uno specchio che riflette immagini sbiadite di un passato che pensavamo di aver dimenticato.
UN VIAGGIO NEL TEMPO, NON UNA MOSTRA
Robert Kuśmirowski, nato nel 1973 a Łódź, in Polonia, non è nuovo a queste esplorazioni. Ha portato le sue installazioni in luoghi iconici come il Barbican Center di Londra, la Kunsthalle di Vienna, il Palais de Tokyo a Parigi e il New Museum di New York. Eppure, ogni suo progetto sembra avere un unico obiettivo: costruire ponti tra il tangibile e l’intangibile, tra il reale e il ricordo.
Alla fine del percorso, il visitatore non esce con la sensazione di aver visto una mostra. Esce con la consapevolezza di aver viaggiato. Tra automobili in miniatura, officine caotiche e il brivido di una memoria risvegliata, Kuśmirowski trasforma il MAUTO in una macchina del tempo, un luogo dove l’arte non solo si guarda, ma si vive. E non è forse questo il vero gioco?
LINK
- Quattro mostre da Pinault (ma io ve ne racconto una e mezza) - Aprile 10, 2026
- Facce sul muro. Chi guarda i manifesti elettorali? - Aprile 3, 2026
- Lezione veneziana sulla leggerezza degli studi d’artista - Marzo 13, 2026




