C’era una volta a Bologna… una fiera e due mostre da non perdere

Come ogni anno, inizia sempre tutto da Bologna. Com’è andata Arte Fiera 2025, e quali sono le mostre da non perdere in città?

La fiera più longeva d’Italia è anche quella che dà il via al nuovo anno artistico, la capofila che segna l’inizio di questo 2025. Nonostante il calo netto dei mercati nel 2024, un cambio radicale delle prospettive future e le scelte dei nuovi e vecchi collezionisti, che diventano sempre più selettive, i risultati non sono neanche paragonabili a quelli di circa dieci anni fa.

Ormai sembra appartenere a un’altra epoca il tempo in cui bastavano le prime ore della giornata di preview della fiera per portarsi a casa uno stand intero. Oggi, ci si può ritenere fortunati se, arrivati a domenica, si è riusciti a vendere due o tre opere.

Colpa di Arte Fiera? Non credo, è un trend che ormai si registra un po’ ovunque, ovviamente con le dovute differenze. Quello che colpisce è sicuramente la poca internazionalità della fiera bolognese, che contava solo due o tre gallerie non italiane.

UNA FIERA TROPPO ITALIANA?

Una fiera rivolta a un mercato interno? Sicuramente, ma una ventata d’Europa o di altri Paesi del mondo non avrebbe guastato. A risentirne è sicuramente l’offerta presentata negli stand, dominata quasi interamente dalla pittura, una scelta dettata forse anche dalla paura di non vendere.

E si sa che, di questi tempi, un quadro da appendere in salotto è sicuramente uno degli investimenti meno impegnativi.

I NUMERI DI ARTE FIERA

Sono state 176 le gallerie che hanno preso parte all’edizione di quest’anno, tutte riunite nei padiglioni 25 e 26. Il pubblico ha raggiunto quasi i 50.000 visitatori. Da annotare che non sono mancati all’appello i nomi forti del mercato italiano, come Galleria Continua, Raffaella Cortese, Tornabuoni, Mazzoleni e Lia Rumma, segnando una rinnovata fiducia nella manifestazione.

Secondo le voci di corridoio, le vendite sono state altalenanti, con alcune conferme per le gallerie con artisti consolidati, mentre si è registrato un interesse ridotto per i giovani talenti, a eccezione delle opere meno impegnative a livello di costo. Alcuni galleristi hanno lamentato un numero ridotto di collezionisti internazionali, un aspetto che sarà da tenere presente per l’edizione del prossimo anno.

Questa, infatti, è stata l’ultima edizione diretta da Simone Menegoi. Per il 2026, il nuovo Direttore Artistico di Arte Fiera sarà il critico d’arte e curatore indipendente Davide Ferri, già curatore del progetto speciale Solo figura e sfondo nel 2019 e della sezione Pittura XXI dal 2020. Vedremo quali saranno i cambiamenti e le nuove prospettive.

Veduta della mostra Facile ironia. L’ironia nell’arte italiana tra XX e XXI secolo, Foto di Carlo Favero

LE MOSTRE DA NON PERDERE

Durante i giorni di apertura della fiera avevo due tappe a cui non volevo assolutamente rinunciare. La prima era la nuova mostra al MAMbo, il Museo d’Arte Moderna di Bologna, e la seconda il progetto espositivo di Adiacenze.

Per chi non conoscesse quest’ultima realtà (mancanza da colmare subito), gli basti sapere che è uno spazio curatoriale dedicato alla sperimentazione dell’arte contemporanea. Dal 2010, la sua missione è favorire lo sviluppo di artisti emergenti e mid-career attraverso progetti innovativi e site-specific. Insomma, uno spazio molto interessante, dove è possibile vedere ricerche innovative e internazionali gratuitamente.

L’IRONIA IN MOSTRA AL MAMBO

Partiamo dalla mostra al MAMbo. Devo dire che era da un po’ di tempo che non mi capitava di ridere mentre passavo tra le opere. Ovviamente, con una mostra intitolata Facile ironia. L’ironia nell’arte italiana tra XX e XXI secolo, era abbastanza prevedibile che accadesse. E così è stato.

Un progetto espositivo curato da Lorenzo Balbi e Caterina Molteni che, con settanta artisti e più di cento opere e documenti d’archivio, ripercorre dagli anni Cinquanta a oggi la storia dell’arte italiana attraverso il tema dell’ironia.

Grazie a questa mostra ho realizzato uno dei miei sogni di quando ero studente: vedere dal vivo Mozzarella in carrozza di Gino De Dominicis, un’opera capace di tradurre in realtà l’omonima nota pietanza ed esplicitare il primo cortocircuito linguistico dell’esposizione, già dall’ingresso, con una mozzarella vera dentro una carrozza.

All’interno dell’esposizione si trovano i lavori surreali di Giorgio De Chirico, quelli concettuali di Piero Manzoni, le finte sculture di Pino Pascali, passando per le opere di Francesco Vezzoli e Paola Pivi, fino alle installazioni di Maurizio Cattelan, Roberto Cuoghi e Lara Favaretto.

Tutto questo si intreccia con la sfera politica dei lavori di Piero Gilardi e Michelangelo Pistoletto e con la sfida agli stereotipi femminili di Tomaso Binga e Mirella Bentivoglio. Insomma, una mostra completa, adatta per chi vuole avere una visione chiara delle artiste e degli artisti che hanno caratterizzato il XX e XXI secolo dell’arte italiana. L’intera esposizione è molto colorata, e si presenta come un gioco a tutti gli effetti, dove il pubblico viene invitato a interrogarsi sulla natura del linguaggio, sui luoghi comuni che lo accompagnano e, allo stesso tempo, sul modo in cui questi influenzano la nostra osservazione e interpretazione del mondo che ci circonda.

Lesia Vasylchenko, Chronosphere, Video, 00:31:00, 2024, Ph Giorgia Tronconi, courtesy Adiacenze

CHILDREN OF INFINITY DA ADIACENZE

Arrivando nel cuore di Bologna, vicino a quella che fu la casa del grande Lucio Dalla, in Vicolo Spirito Santo, troviamo Adiacenze con la mostra Children of Infinity, curata da Amerigo Mariotti e Giorgia Tronconi. È la prima personale in Italia dell’artista ucraina Lesia Vasylchenko. Children of Infinity è un’esplorazione cinematografica sulla fragilità dell’esistenza umana e dell’esperienza del tempo nel mondo contemporaneo. Si tratta di una costellazione di opere video, registrazioni sonore, filatelia e una scultura indossabile.

Utilizzando dati satellitari SAR (Synthetic-Aperture Radar), filmati, CGI e immagini generate dall’intelligenza artificiale, la mostra analizza e osserva la posizione precaria dell’umanità all’interno di un quadro temporale in continua evoluzione.

All’interno di quelle stanze, dove si percepisce la storia dell’edificio, i paesaggi reali e virtuali fungono da spazi meditativi in cui gli spettatori si confrontano con il proprio passato e con nuovi scenari futuri. Prima, quando vi parlavo di questo spazio, menzionavo l’internazionalità dei loro progetti: infatti, per esempio, anche questa mostra nasce ed è realizzata con il supporto di OCA – Office for Contemporary Art Norway.

Questo percorso che ho fatto a Bologna in due giorni, riassume perfettamente il nostro mondo dell’arte contemporanea. Se Arte Fiera ha rappresentato il lato più commerciale di questo sistema, la mostra al MAMbo è stato il progetto istituzionale e storico fatto all’interno di un grande museo, mentre la mostra da Adiacenze ha portato alla luce la complessità e la profondità dello scenario artistico di ricerca. Approcci diversi, ma complementari e necessari l’uno all’altro.

Ci vediamo alla prossima fiera.

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Alessio Vigni
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