Corrispondenze visive: storie d’amore tra inchiostro e luce ai Magazzini fotografici di Napoli

Napoli è una performance ininterrotta, un’opera totale dove l’arte non si contempla, si vive. Ai Magazzini Fotografici prende forma Corrispondenze, un libro in mostra di Yvonne De Rosa: lettere d’amore di un secolo fa dialogano con la fotografia, tra memoria e presente.

Napoli non è una città, è una performance ininterrotta. Un’opera totale, dove tutto – dal caos delle strade ai silenzi improvvisi, dalle edicole votive agli scheletri di palazzi che sembrano esplodere di vita – è parte della stessa scenografia.
Non sorprende che l’arte qui non sia una cosa da contemplare in una stanza bianca e asettica, ma qualcosa che ti risucchia, ti strattona, ti costringe a guardarla negli occhi.
In questo bel vortice in espansione continua ci sono i Magazzini Fotografici.
Un luogo che sembra sfuggire alle coordinate del tempo, sospeso tra il passato e un futuro che forse esiste già da qualche parte, ma che ancora non vediamo.

Corrispondenze, Yvonne De Rosa

MAGAZZINI FOTOGRAFICI, IL LUOGO DELLA FOTOGRAFIA

Da qui sono passati tutti i grandi della fotografia, e non parlo solo di quella italiana, ma anche internazionale.
Qui, in questo spazio che pulsa di memoria e immagini, prende forma Corrispondenze, un libro in mostra, il progetto di Yvonne De Rosa. È una storia che non si accontenta di essere raccontata: pretende di essere vissuta. Da qui una storia fotografica che riporta alla mente diverse storie teatrali o di vita normale.
Due coppie, Francesco e Ida, Magda ed Edoardo, lettere d’amore vecchie di un secolo. Inchiostro che si sfalda, grafie che tremano e si distendono, parole che oggi sembrano quasi impossibili da scrivere senza ironia o paura. Eppure, eccole qui. Ripescate, studiate dalla grafologa Rosa Maria Cinquegrana, che ha trasformato la scrittura in un’indagine psicologica e artistica. Queste lettere non parlano solo di chi le ha scritte, parlano di noi. Della nostra incapacità di fermarci, di lasciare tracce che vadano oltre uno schermo retroilluminato.

Corrispondenze, Yvonne De Rosa

TUTTO SI MUOVE, TUTTO STA FERMO

L’allestimento è pensato dall’architetta Taryn Ferrentino e non è un semplice sfondo: è parte del linguaggio stesso della mostra. Le geometrie evocano la natura asimmetrica della corrispondenza – la scrittura come un atto solitario, che si lancia nel vuoto in attesa di una risposta. Ci si muove tra immagini, frammenti di carta, segni che si sovrappongono come echi lontani.
E poi ci sono loro: i giovani curatori dell’Accademia di Belle Arti di Napoli hanno preso il passato e lo hanno reso materia viva, hanno lavorato fianco a fianco con De Rosa per costruire qualcosa che non fosse solo un’esposizione, ma un’esperienza, una possibilità.

NON SOLO PIZZA E SORRENTINO, ANZI

In fondo, Napoli quella contemporanea come quella che è stata non è solo un racconto pop di ciò che riesce a creare, forse sì o forse funziona così: mescola il sacro e il profano, il vecchio e il nuovo, il sublime e l’assurdo. Corrispondenze fa esattamente la stessa cosa. È un ponte tra epoche, tra persone che si sono amate senza sapere che un giorno sarebbero finite in una mostra, e noi, che passiamo di qui, leggiamo le loro parole e sentiamo – anche solo per un attimo – di essere parte della stessa, infinita, corrispondenza.

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Francesco Liggieri
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