La melodia del caos, ovvero perché il libro Musicage di John Cage ci insegna a vivere nell’incertezza

Francesco Liggieri recensisce il libro Musicage di John Cage: non un libro, ma un suono. Un dialogo spezzato che costringe a rallentare, ad abbracciare il caos e l’incertezza. Una lezione di vita travestita da conversazione.

Tra una cosa e un’altra, ho deciso di mettermi bello in panciolle e scrivere solo ed esclusivamente di libri a tema arte che mi hanno “preso bene” e vorrei iniziare proprio qui su art-frame a parlarvene.

C’è stato un momento, leggendo Musicage, in cui mi sono reso conto che tutto smette di avere senso, e proprio per questo inizia a funzionare. John Cage, uno degli artisti più radicali e sfuggenti del XX secolo, non ha scritto questo libro. Lo ha suonato. Le conversazioni raccolte da Joan Retallack sono un ritratto in movimento, un polifonico disordine che ci invita a ripensare non solo l’arte, ma la vita stessa.

IL LIBRO DI JOHN CAGE: SUONO, NON SCRITTURA

Ecco perché Cage continua a essere così attuale: non ci parla solo di musica, ci parla di come stare al mondo. Lui, che ha composto un’opera fatta di silenzio (4’33”), ci dice che non c’è bisogno di riempire ogni spazio con rumore. Lui, che si affidava al caso per creare, ci spinge a fidarci di quell’elemento che tutti cerchiamo di controllare: l’incertezza. Cioè se andate a dire oggi a chiunque di fidarsi dell’incertezza vi riderà in faccia! Eppure…

Leggere Musicage è come camminare su una corda tesa sopra il vuoto, anzi su un filo di lenza. Ogni frase sembra un passo sbagliato. È interessante come Cage non risponde mai davvero alle domande di Retallack, ma le devia, le disarma, le trasforma in altre domande. È irritante. Dannatamente irritante. È meraviglioso. Dannatamente meraviglioso.

John Cage, Musicage, Il Saggiatore

L’ATTUALITÀ DI CAGE: FIDARSI DELL’INCERTEZZA

E poi c’è l’inesorabile paragone con il nostro tempo in cui tutti cercano risposte facili, e Cage ci chiede di imparare a stare con le domande, come farebbe qualsiasi guru di qualsivoglia filosofia orientale o non. Non a caso uno come il compianto David Lynch diceva di non soffermarci a guardare il buco ma l’intera ciambella, no? E poi c’è la forma. Il libro è un collage, un dialogo spezzato e asimmetrico. Ogni pagina sembra una partitura visiva, parole che si allungano, si accavallano, lasciano spazio al silenzio. È un libro che ti costringe a rallentare, a fare attenzione al modo in cui il linguaggio respira. Se lo leggete diciamo un capitolo al giorno o magari cinque pagine al giorno, capirete di cosa parlo. Serve tempo.

Ma non lasciatevi ingannare dalla complessità apparente. Musicage è anche un libro semplice, persino gioioso dove Cage ci ricorda che l’arte può essere un gioco, una danza, un’occasione per perdersi, senza alcun dubbio perdersi. La sua filosofia non è un manifesto intellettuale, ma una guida pratica per liberarci dalla paura di sbagliare.

UN DIALOGO SPEZZATO CHE OBBLIGA A RALLENTARE

E questo, forse, è il suo insegnamento più grande. Pensandoci e ritornando al nostro tempo in cui si è ossessionati dal controllo non è male ciò che lui ci dice. Pensateci: Tutto deve essere pianificato, misurato, ottimizzato. Lui, Cage, invece, ci dice: lasciate andare: abbracciate il caos, accogliete l’imprevisto. Non c’è bisogno di riempire il silenzio. Non c’è bisogno di avere tutte le risposte. State sereni.

Musicage è una lezione di vita camuffata da conversazione. È un invito caloroso a smettere di temere il vuoto e a cominciare ad ascoltarlo. È il libro che non sapevate di aver bisogno, ma che non potrete più smettere di leggere. E se vi irrita, se vi confonde, se vi lascia a bocca aperta, allora significa che sta facendo il suo lavoro.

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Francesco Liggieri
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