Breve guida alla scena artistica contemporanea di Innsbruck

Nota per il tettuccio d’oro, Innsbruck è sorprendentemente un centro per l’arte contemporanea da non sottovalutare. Ecco una breve guida agli spazi espositivi più imperdibili della città.

Situato a pochi chilometri da importanti mete sciistiche austriache come la bella Valle di Stubai e luogo prediletto da giovani sportivi che girano con gli sci in spalla, il centro urbano di Innsbruck è caratterizzato da eleganti palazzi nobiliari che ora accolgono al pianterreno vetrine di negozi. Il Tettuccio d’oro, fatto realizzare da Massimiliano I d’Asburgo, brilla da lontano. Le sue tegole di rame dorato al fuoco lo rendono il simbolo storico della città; il simbolo moderno è il Trampolino di Zaha Hadid. Sul balconcino compaiono gli stemmi della seconda moglie Bianca Maria Sforza con biscione che mangia il bambino e della prima moglie Maria di Borgogna. Poi l’aquila monocipite (reale) e bicipite (imperiale), stemmi dell’Ungheria e dell’Austria. Nel livello superiore, al centro compare due volte Massimiliano I d’Asburgo, affiancato dalle due mogli. Maria di Borgogna accarezza una civetta, simbolo della morte. Ai lati ballerini moreschi molto in voga in quel periodo. Spicca poi Helbling House con la sua facciata rococò decorata da artisti bavaresi. Il committente fu il ricco Johann Fischer ma il palazzo prende il nome da Hölbling che ha avuto un piccolo caffè al secondo piano nell’Ottocento.

LA MOSTRA DI ESTHER STRAUß AL TAXISPALAIS

Sebbene sottovalutata, Innsbruck è un centro attivo per l’arte contemporanea che fa infatti squadra con altre zone dell’Austria. Lo dimostra la Gallery Guide che si suddivide in Vienna, Burgenland, Carinthia, Austria Bassa, Austria Alta, Salisburgo, Styria, Tirolo e Vorarlberg, dove Innsbruck è la città più attiva. Il centro più rappresentativo per il suo carattere statale è il Taxispalais.

 Qui si è appena conclusa Kindeskinder (Children’s Children), la personale di Esther Strauß a cura di Nina Tabassomi. L’artista cerca di sovvertire le convenzioni con la sua pratica performativa includendo nella sua espressività il senso del tatto e dei fluidi corporei. Si sofferma in particolare su questioni etiche, riportando sotto i riflettori il passato, i suoi non detti, il senso di vergogna e il rimosso. Nello specifico, si chiede come sia possibile affrontare il passato nazifascista di una nazione. Indaga i meccanismi che portano a camuffare il passato, a dimenticare per tutelarsi da memorie crudeli e cercare nella rimozione un’autoprotezione illusoria. Inoltre, si chiede quale sia il ruolo delle istituzioni in merito e quali siano i segreti all’interno di ogni famiglia. Strauss non identifica il male negli altri e crede che responsabilità significhi invece “affrontare i propri punti ciechi in modo implacabile, non protetto e permanente”. In un’opera decide di assumere l’identità di Marie Blum, si reca all’anagrafe e cambia nome per un intero anno.

Esther Strauß, Schweiß, Blut, Urin, Milch, Kot, 2024
Esther Strauß, Schweiß, Blut, Urin, Milch, Kot, 2024

I MONDI DI CRISTALLO SWAROVSKI

Davvero sorprendente e inaspettata è la qualità delle installazioni d’arte contemporanea all’interno del percorso de I Mondi di Cristallo – Swarovski. Un ottimo esempio su come le attrazioni mainstream e popolari possano diventare occasione per far conoscere l’arte contemporanea al grande pubblico.

Ad esempio, il Duomo di Cristallo di Andre Deller è un ambiente ispirato alle cupole geodetiche di Buckminster Fuller, formato da 595 specchi con 8 specchi spie che si aprono svelando corone nascoste. Gli specchi e le luci si attivano con le note in una composizione di Brian Eno.

Yayoi Kusama allestisce l’installazione La primadonna assoluta che accosta il video della performance di Jessye Norman nel Duomo di cristallo, che riflette sull’effimero. La soprano, deceduta nel 2019, si esibisce nell’Aria finale di Thy hand, Belinda dall’opera Dido and Aeneas di Henry Purcell. La voce è accostata a una pietra: un enorme cristallo di rocca Madagascar che pesa più di 100 chili che emana un calore sottile.

Pulse Voronoi di Rafael Lozano-Hemmer accoglie il pubblico in uno snodo in cui sono appesi 7000 frammenti, provenienti da un medesimo cristallo che è esploso in una sorta di big bang. Il fruitore può interagire con l’installazione lasciando il proprio battito del cuore tramite dei sensori che riescono a percepire il suono direttamente dalla mano.

El sol è forgiato con 2880 cristalli Swarovski e led. È opera di Fernando Romero, architetto molto celebrato. La sfera sospesa rappresenta l’astro solare ma anche l’eredità dei popoli dell’America centrale Aztechi e Maya che hanno creato piramidi per osservare stelle, pianeti e astri. La luna, che sembra l’elemento mancante, è invece suggerita grazie all’essenza sprigionata nell’aria: una miscela di timo, muschio, ginepro nero e polvere da sparo. L’effetto sonoro che si avverte restituisce le onde sonore del sole, registrate dall’università di Cambridge e accelerate 100.000 volte per renderle udibili all’orecchio umano. Non mancano poi le installazioni della coppia britannico-svedese di designer Patrik Fredrikson e Ian Stallard, una Shallow Space di James Turrell e Ready to Love di Manish Arora – il più importante designer indiano, responsabile delle creazioni indossate da star come Lady Gaga – che ci trasporta in un’atmosfera bollywoodiana. Arora gioca con la musica, con i colori, con lo scintillio degli swarovski, infine con il profumo composto da alici, mandarino, giglio, gelsomino e vaniglia.

Mostra Swarowski Innsbruck
Mondi di Cristallo Swarowski

LA MONTAGNA DI NORDKETTENBAHN E ZAHA HADID

La Nordkette è la montagna che veglia su Innsbruck. Qui i cittadini si recano a sciare, a prendere il sole e rilassarsi. Per arrivare in cima è stata realizzata una funicolare d’autore. Dietro c’è lo zampino di Zaha Hadid, che vinse il bando emesso dalla città per concepire la Hungerburgbahn. Non solo, gli edifici della stazione sono stati ristrutturati dall’architetto tirolese Franz Baumann, mentre il sentiero prospettico “Perspektivenweg” sulla Seegrube, 1.905 metri sopra il livello del mare, è stato concepito dalla casa d’architettura norvegese Snøhetta.

Salendo si può ammirare il fermento urbano a valle e dall’altra parte il Karwendel Nature Park. Il primo punto panoramico è Seegrube ma si può salire fino alla vetta.

GALERIE BERND KUGLER E GALERIE NOTHBURGA

La Galerie Bernd Kugler si trova in un Passage, al secondo piano. Da Bernd Kugler la personale di Hans-Peter Thomas – The thing with the birds, Mrs. Thomas, feels exactly like the world is today – è la quinta personale dell’artista associata alla galleria. L’esposizione ha poi lasciato il timone a Sarah Bogner con Fallende Früchte, altra mostra pittorica. La galleria sta immaginando due mostre per l’inaugurazione della Berlin Art Week. Da menzionare anche la Galerie Elisabeth & Klaus Thoman e la Galerie Nothburga. Quest’ultima si trova all’interno di un palazzo ed è contraddistinta da un bel parquet in legno. La personale di Irmengard Schöpf, artista austriaca poco conosciuta morta nel 2022. Il suo modo di dipingere, tra l’astratto e il figurativo, è stato fortemente influenzato dal trasferimento in Tanzania con il marito medico. La tavolozza di colori intensi e terrosi, le atmosfere carnali e luminose guardano ai paesaggi naturali africani e alla ricchezza cromatica delle vesti tradizionali.

BETHAN HUGHES IN MOSTRA AL TIROLER KUNSTPAVILLON

Con la mostra Hevea Act 6: An Elastic Continuum al Tiroler Kunstpavillon, l’artista Bethan Hughes indaga le connessioni con la materia organica della gomma e il successo del capitalismo, dell’imperialismo e della modernità collegata le industrie di produzione militare. In questa occasione si concentra sul fiore del dente di leone cazaco o russo dalle Montagne Tian Shan, in Kazakistan.

Working Class Daughter (refuse to surrender) from the series SCHWERE ARBEIT, Miriam Bajtala, 2025, © Bildrecht.

LE MOSTRE ALLA NEUE GALERIE

Da Neue Galerie le esposizioni si fanno riflessione geopolitica. La mostra Stütze der Gesellschaften (Pillar of Societies) è a cura dei Center for Peripheries, un collettivo di tre artisti provenienti da diverse periferie europee (Medio Oriente, Caucaso, Balcani) che risiedono e collaborano a Berlino, “centro che nella storia recente ha incarnato la dialettica tra Est e Ovest”. Il titolo riprende un testo teatrale del poeta Henrik Ibsen ma volgendo al singolare il plurale per alludere al valore, spesso negato, delle voci multiple, della diversità come fertilizzante culturale, soprattutto in una società post-migratoria. È messa in questione l’accoglienza di comunità e minoranze etniche nelle città occidentali, spesso ghettizzate e marginalizzate.

L’opera Around the Corner usa la forma di cartelloni di esercizi commerciali e ristoranti inventati, insegne neon. Ad esempio, l’insegna double face con la scritta “Hotel Istanbul” e la segnalazione di una stazione radio turca si riferisce agli immigrati degli anni Sessanta in Germania e Austria che ancora oggi non hanno riconosciuta la doppia cittadinanza essendo così privati della possibilità di pesare attivamente sul bilancio elettorale.

E ancora, Like a Virgin [#2] è drammaticamente attuale. Considera la comunità latina negli USA: la rielezione di Donald Trump, le deportazioni di massa e l’innalzamento di nuove barriere potrebbero scaturire episodi di violenza, razzismo e odio. Basti pensare alla pubblicazione sull’account ufficiale del governo americano di un video ASMR che pone l’accento sul suono delle manette e delle catene di persone imprigionate rispedite nei paesi di origine, vedendo negata persino la possibilità di asilo politico. Questo genere di video sono realizzati facendo leva sul godimento dei fruitori legato all’ascolto sonoro. Quindi si suppone che i cittadini possano provare piacere vedendo i residenti illegali rimpatriati, in un meccanismo di ricerca di consenso brutale e inumano.

Sempre alla Neue Galerie, la mostra WORKING CLASS DAUGHTER  è una personale di Miriam Bajtala che nella sua ricerca si sofferma sui temi del classismo e della rappresentazione degli sviluppi cronologici. Parte dalla propria biografica per sottolineare come le strutture sociali influiscono sia sull’esperienza individuale sia sulla memoria collettiva. In molte delle sue video-installazioni l’artista affronta questo quesito: cosa significa “provenire da una famiglia economicamente sottocapitalizzata e culturalmente non istruita con un “primo piano” migratorio?”. La mostra è parte del programma annuale Chronopolitical Explorations curato da Bettina Siegele.

“THERE IS STILL MORE TO COME” ALLA KUNSTRAUM INNSBRUCK

Alla galleria Kunstraum troviamo There is Still More To Come, la mostra di Masha Godovannaya, curata dalla direttrice artistica Ivana Marjanović. Godovannaya, nata a Mosca ma emigrata a New York nel 1995, presenta lavori audiovisivi in cui esplora diverse tematiche: il paesaggio, l’essere queer, la migrazione, l’etnografia e la quotidianità. Una volta arrivata negli Stati Uniti si è unita alla Anthology Film Archives, un gruppo di cinema sperimentale che agisce per creare comunità cinematografiche in tutto il mondo.

A seguire, Seeding Circles offre una retrospettiva dell’artista greco-armena Aikaterini Gegisian, costretta alla diaspora, lavora tra Salonicco e Londra. L’esposizione indaga l’esperienza personale di ritorno alle pratiche agricole, ponendo le “piccole cose” come il giardinaggio, le conoscenze manuali tradizionali e le arti decorative come chiave di creazione del mondo e di sviluppo immaginifico per il futuro. Gegisian usa la tecnica del collage in qualità di metodo femminista: attinge alla cultura pop e massmediatica degli anni Sessanta fino ai Novanta e ne riformula gli attributi, giocando sulla ridistribuzione del potere all’interno delle immagini.

Kunstraum Innsbruck - Masha Godovannaya, There ls Still More To Come, Film Still, 2024
Mondi di Cristallo Swarowski

LO SPAZIO INN SITU

INN SITU è uno spazio fondato all’interno di una banca e finanziato dalla banca. La sua natura è triplice perché si divide in diversi ambiti di ricerca: “Fotografia”, “Musica” e “Dialogo”. Dal punto di vista dell’arte creativa questa istituzione propone mostre fotografiche che indagano le tradizioni locali. La mostra fotografica Krampus ha colpito il segno: si incentra sulla figura del Krampus, un essere mostruoso del folclore austriaco e mitteleuropeo – come quelli del Vipiteno. È una figura spaventosa che ha il compito di “punire” i bambini che si sono comportati male. La sfilata per il paese è nella notte della vigilia di San Nicola, il 5 dicembre, prima dell’arrivo di Natale. Questo personaggio dal volto terrificante, gli abiti logori e le zampe caprine è visto dall’artista cinese Kurt Tong in una sorta di dicotomia yin e yang con San Nicola.

L’artista è partito da Hong Kong alla volta del Tirolo. Ha esplorato le valli e i villaggi alpini. Si è poi ispirato al film come Krampus: The Christmas Devil (2013).

Tong si interessa dei concetti di appartenenza e identità collettiva, studiando i culti della morte e i rituali che collegano l’aldilà con questo mondo. Il suo stile spazia muovendosi tra il documentario e la costruzione fittizia.

Si parte da buffe cartoline, in cui questa figura del folklore diventa uno spiritello che seduce (e rapisce) con la sua voluttà donne bionde stereotipate. Si avanza nel buio per scoprire ingrandimenti da album privati, fotografie di maschere teatrali selezionate tra i tesori dei musei tirolesi, lunghe esposizioni che catturano, sullo schermo, il momento in cui il demone appare nelle pellicole cinematografiche. Lo spazio di INN Situ diventa il tunnel del Minotauro in cui il fruitore si orienta grazie a una torcia… ed ecco che si trova sperduto nella foresta in una sorta di scenario dell’orrore.

Sempre da INN Situ, nella mostra Gerti Deutsch/Ilija Trojanow – Immaginazione e Apparenza la scrittrice Ilija Trojanow descrive a parole una fotografia che non abbiamo ancora avuto modo di vedere. Subito dopo, lo scatto viene rivelato. Da questo disvelamento scaturiscono almeno 3 diverse immagini: l’immagine che avevamo concepito mentalmente; l’immagine come è vista e interpretata dalla scrittrice; la fotografia come appare davanti ai nostri occhi. L’esposizione si sofferma quindi su un concetto imprescindibile: esistono tante realtà quanti sono i percettori. È una critica alla politica che non tiene conto della pluralità dei punti di vista e degli sguardi, del bagaglio culturale ed esperienziale che condiziona il modo di leggere un fenomeno. Vengono messe così alla berlina quei processi di appiattimento e omogeneizzazione che soffocano l’originalità della percezione e della rielaborazione individuale.

IL MUSEO PANORAMIC DEL TIROLO

Vicino al trampolino dello Stadio di Bergisel, la celebre opera progettata da Zaha Hadid e inaugurata nel 2002 come rampa di lancio per le Olimpiadi Invernali, si trova il Tirol Panorama. Il nome deriva dal maestoso dipinto circolare di 1.000 metri quadrati e con una veduta a 360°. La cosiddetta Riesenrundgemälde è una delle vedute più grandi a livello europeo. Pesa più 1200 kg – il colore quasi 1000 kg – ed è costituito da 27 parti di tela che sono state poi unite insieme.

Immortala la terza “Battaglia di Bergisel” del 1809, presso il Monte Isel, quindi la lotta per la liberazione tirolese capitanata da Andreas Hofer (1767-1810). Vede quindi le truppe francesi e della Baviera contro i gruppi di tirolesi riuniti sotto un’unica bandiera. Occasione per mostrare le bellezze naturali del luogo. Michael Zeno Diemer – pittore tedesco famoso anche per le vedute sul Lago di Garda – lo ha dipinto in soli 3 mesi con il supporto del tirolese Franz Defregger (1835-1921).

L’espediente del “faux terrain”, un paesaggio artificiale con terra e altri elementi, cala ancora di più lo spettatore, che si muove su una piattaforma centrale nella battaglia. Vi sono, inoltre, alcuni accorgimenti come la carta stagnola per rendere l’effetto di un albero che prende fuoco.

All’interno del museo c’è anche un’installazione di arte contemporanea del 2010 che ribalta la nostra visione sui monumenti e sui protagonisti della storia, dando spazio a uomini e donne dimenticati. Tra coloro che hanno cambiato il futuro del Tirolo nel 1809 compaiono quindi anche pastori e militi ignoti, l’opera è di Willy Verginer, artista di Ortisei. Sono pilastri in legno di tiglio verniciati in bianco, alcuni sostengono rappresentanti della scena politica in quel momento preciso come Napoleone o Andreas Hofer, comandante appunto dei tiratori tirolesi e originario della Valle di Passiria, vicino a Merano. Venne ucciso dai francesi a Mantova a 43 anni ed è visto ancora oggi come un eroe nazionale.

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Giorgia Basili
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