Con la sua prima personale in Italia, Diane Dal-Pra esplora il vuoto come spazio di possibilità, fondendo figure e ambiente in un’estetica onirica. Le sue opere, in mostra alla Galleria MASSIMO DE CARLO a Milano, giocano con texture e dimensioni, alternando imponenza e intimità.
Evocando un’estetica onirica attraverso un “gioco” di dimensioni e texture, le opere dell’artista francese Diane Dal-Pra sfumano i confini tra figure e ambiente, riempiono il vuoto con una dolcezza sottile e fragilmente custodita, coinvolgendo lo spettatore in un’esperienza che oscilla tra imponenza e intimità. La sua prima mostra personale in Italia, No Room For Emptiness, allestita alla Galleria MASSIMO DE CARLO a Milano, indaga il paradosso in cui il vuoto diventa protagonista non come assenza ma come spazio di possibilità.
LA FLUIDITÀ NELLE TELE DI DAL-PRA
Diane Dal-Pra colma il vuoto con dolcezza, attraverso i suoi drappi, le lenzuola, i capelli, i cuscini, le tele sembrano custodire segreti tra le pieghe dei tessuti. Le opere richiamano una certa estetica onirica, in cui i confini tra le figure scultoree, monolitiche, e le texture quasi si dissolvono, creando una fusione tra soggetti e ambiente. C’è una fluidità nella percezione: la continuità tra gli elementi crea indiscutibilmente armonia e quei colori pastello e le morbide sfumature suggeriscono una sensazione di delicatezza, quasi nostalgica. Le figure statuarie nascondono una fragilità silenziosa dove tutto sembra cristallizzato in un unico corpo statico ma al contempo sensibile e vivo.
IL DIALOGO DELLE DIMENSIONI TRA IMPONENZA E INTIMITÀ
L’artista lavora principalmente su tele di grande formato, ma in mostra vengono presentate anche due piccole tele, Untitled (Green Purple Hand) ed Eternal Interval (Hands), la prima “isolata” in una stanza e la seconda affiancata a grandi lavori. L’alternanza che si crea con questa presentazione restituisce una certa dinamicità nell’allestimento ben supportata dal contesto architettonico della galleria in cui si inserisce. Le tele più imponenti catturano lo sguardo, riempiono lo spazio e ogni dettaglio si impone mentre quelle più piccole invitano lo spettatore ad avvicinarsi e richiedono ancor più attenzione. Le prime travolgono nella loro vastità ma le seconde sussurrano più pacatamente. La meticolosa attenzione verso i dettagli inoltre restituisce ai dipinti una certa tangibilità, una realtà che potrebbe scontrarsi con quella sensazione surrealistica che si prova davanti a queste tele ma che invece dialoga con essa.
IDENTITÀ E PERCEZIONE: IL RICHIAMO A DELEUZE
Diane Dal-Pra, come viene sottolineato nella presentazione della mostra, si ispira alla filosofia di Gilles Deleuze. L’accostamento tra l‘artista e il filosofo francese apre una riflessione sul rapporto tra arte, identità e percezione. I dipinti della pittrice celano quel senso di fragilità e stratificazione dell’identità, come se la natura dei soggetti fosse celata sotto le pennellate e sotto strati di materia, evocando in questo modo quel concetto deleuziano di stratificazione del soggetto, considerato come un insieme di esperienze, influenze e relazioni. La fluidità dei corpi dipinti, la percezione che le figure si confondano con la tela riprende ancora il concetto di realtà corporea che non si conforma alle strutture imposte. Le pieghe, che visivamente avvolgono e si attorcigliano, riflettono le ondulazioni labirintiche di Deleuze, increspature infinite in cui la realtà sfugge alla linearità, ma se il loro dialogo immaginario fosse fatto di corpi che sfuggono alla definizione, Dal-Pra riuscirebbe comunque a trasmettere la presenza, concretamente e concettualmente.
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