David Hockney, a 86 anni, dimostra che la pittura è viva e in evoluzione. A Bigger Picture non è solo un libro, ma una dichiarazione d’amore per l’arte del vedere. Con tele monumentali e schizzi digitali, il grande maestro reinventa il paesaggio unendo tradizione e innovazione.
Di solito, quando si parla di pittura, la narrazione oscilla tra due poli: da una parte la nostalgia di un’epoca passata in cui i pennelli dominavano le tele, dall’altra l’ansia postmoderna che la figurazione sia ormai obsoleta, superata da pixel, algoritmi e intelligenza artificiale. Poi arriva David Hockney, 86 anni suonati, e ci ricorda che la pittura è viva, pulsante, in continua espansione.
BASTA MANIFESTI? NON SCHERZIAMO
David Hockney: A Bigger Picture non è solo un libro, ma un manifesto. È la prova che la pittura non è un’arte che insegue il passato, ma qualcosa che può essere reinventato con strumenti nuovi, come l’iPad, senza perdere nulla della sua profondità. Perché Hockney, uno che ha sempre flirtato con la tecnologia (fotocopie, Polaroid, fax, schermi digitali), ha compreso più di molti giovani artisti un principio essenziale: non è lo strumento a contare, ma lo sguardo. Il libro documenta il suo ritorno nello Yorkshire, terra della sua infanzia, tra il 2004 e il 2013. Qui, Hockney lascia Los Angeles per immergersi nel paesaggio britannico, e lo trasforma in un laboratorio di sperimentazione visiva. Il suo approccio è una sorta di espansione radicale del paesaggismo: dipinge su tele monumentali, che poi compone in dittici e trittici, fino a creare installazioni di immagini che esplodono in una sinfonia di colori. Come Cézanne, ma con la saturazione cromatica di un artista che ha vissuto il pop e la cultura digitale.
.TRADIZIONE E INNOVAZIONE IN UN’UNICA PERSONA
Quello che colpisce in queste pagine è la maniera in cui Hockney affronta la tradizione. Non la venera, non la rifiuta, ma la usa come trampolino di lancio. I suoi alberi, le sue strade di campagna, le sue siepi sembrano usciti da un Turner sotto acido, eppure possiedono un senso di realtà familiare e diretta. C’è qualcosa di profondamente umano in questo sguardo: Hockney non vuole stupire, vuole osservare. E poi c’è il digitale. Già nei primi anni 2000, Hockney aveva sperimentato con l’iPhone, poi con l’iPad, realizzando paesaggi direttamente sullo schermo. Ma attenzione: non è un escamotage per semplificare il processo. I suoi schizzi digitali sono parte di una ricerca più ampia, in cui il mezzo è solo una delle tante possibilità per esplorare la pittura.
HOCKNEY VI INSEGNA A GUARDARE
A Bigger Picture è un libro che va oltre la semplice documentazione di un periodo creativo: è una dichiarazione d’amore per l’arte del vedere. Dimostra che la pittura può essere reinventata infinite volte, senza bisogno di manifesti o proclami teorici. Basta un artista che, ancora oggi, è capace di guardare il mondo con la freschezza di un bambino e la maestria di un vecchio maestro. David Hockney non sta solo dipingendo paesaggi, sta ricordandoci che la pittura non è finita. Forse è appena ricominciata.
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