Cristóbal Balenciaga: la moda come arte

Balenciaga trasformò la moda in arte, rifiutando il prêt-à-porter e restando fedele all’alta sartorialità. Una serie tv ne ripercorre la storia con eleganza, mostrando la sua ricerca della perfezione assoluta.

“Balenciaga è un artista. Come puoi chiedere a Picasso cos’ha ispirato un suo quadro, puoi chiedere a colui che ha trasformato i vestiti in arte cosa ha ispirato un particolare colletto.” La frase che apre il quinto episodio della miniserie Cristóbal Balenciaga, racchiude perfettamente il cuore di una questione sempre controversa: la moda può essere considerata arte? Se la risposta è affermativa, Balenciaga ne è stato senza dubbio uno dei massimi esponenti. Non un semplice stilista, ma un couturier, come lo definì Coco Chanel: “L’ultimo couturier, gli altri sono solo stilisti.”

LA MINISERIE BALENCIAGA: UN RITRATTO ELEGANTE E RICERCATO

La serie Cristóbal Balenciaga, arrivata su Disney+ in punta di piedi nel gennaio 2024, si presenta con la stessa eleganza discreta che ha caratterizzato il suo protagonista. Sei episodi raffinati, girati con una cura quasi maniacale per l’immagine, per il dettaglio, per la costruzione della scena. Una storia che merita di essere vista, tanto quanto quella su Karl Lagerfeld, andata in onda pochi mesi dopo. Due giganti della moda, due modi diversi di concepire il mestiere, entrambi a modo loro innovatori che hanno fatto della moda una forma d’arte.

L’INTERVISTA DEL 1971: UNO SGUARDO INTIMO

La narrazione si sviluppa attorno a uno dei pochi momenti in cui il couturier si concesse al mondo della stampa: un’intervista rilasciata nel 1971 a Prudence Glynn, giornalista del Times, pubblicata in un lungo articolo dal titolo “Balenciaga and la vie d’un Chien”. Già lontano dalle passerelle, ritiratosi in una casa nei pressi di Alicante, Balenciaga abbassa la guardia per la prima volta, raccontandosi a cuore aperto. L’intervista diviene il fil-rouge della serie, un escamotage per ripercorrere l’ascesa del sarto basco nel fashion system parigino, dagli anni del dopoguerra fino al 1967, quando, a 74 anni, decide di abbandonare la moda senza lasciare eredi.

Harper Bazaar, Cristóbal Balenciaga

L’ADDIO ALLA MODA: IL RIFIUTO DEL PRÊT-À-PORTER

Il motivo? Il rifiuto categorico di adattarsi all’industrializzazione dell’haute couture. Balenciaga non accettò mai di piegarsi al prêt-à-porter, restando fedele a un’idea della moda come espressione artistica unica, irripetibile, sartoriale. Questa ostinazione lo portò al fallimento della maison, mentre il mondo della moda iniziava ad abbracciare la produzione in serie. Emblematica, in tal senso, una scena dell’ultimo episodio: Air France gli commissiona le divise per le assistenti di volo, ma lui si rifiuta di realizzarle industrialmente. Quando entra nella sala in cui le sarte stanno cucendo a macchina i capi, il fragore delle macchine da cucire sovrasta le sue urla disperate di protesta. Il rumore della modernità che cancella il passato, la sua idea di moda, la sua arte.

L’ARTE NEGLI ABITI: L’ABITO DA SPOSA DI FABIOLA DEL BELGIO

Eppure, la sua arte resta incastonata in creazioni immortali, come l’abito da sposa della regina Fabiola del Belgio. Era il 15 dicembre 1960, il primo matrimonio reale belga trasmesso in diretta televisiva. Un evento straordinario, e altrettanto straordinaria fu la scelta di affidare a Balenciaga la realizzazione dell’abito: interamente cucito a mano, con mesi di ricerca e lavorazione per raggiungere la perfezione. Ispirato ai drappeggi medievali, opalescente e solenne, l’abito sembra scolpito addosso alla sposa. Non a caso, Balenciaga veniva spesso paragonato a uno scultore: modellava il tessuto sul corpo come fosse marmo, plasmava le forme con le mani, creava volumi e strutture che sfidavano le leggi della fisica. E la serie tv riesce a restituire questo processo con un’attenzione ossessiva per i dettagli: ogni cucitura, ogni rifinitura, ogni movimento della stoffa ripreso con una sacralità dell’immagine che riecheggia lo sguardo meticoloso del protagonista (qui interpretato da uno straordinario Alberto San Juan).

Cristóbal Balencia, courtesy Style Magazine

L’EREDITÀ DI BALENCIAGA OGGI: TRA CONTINUITÀ E ROTTURA

Ma cosa resta oggi della sua eredità? La maison Balenciaga segue oggi un percorso molto distante dalla sartorialità ossessiva del fondatore. Alcuni modelli rievocano le sue silhouette e i suoi tessuti, ma l’approccio è radicalmente cambiato. Balenciaga ridefinì la struttura degli abiti femminili con rigore assoluto, arrivando persino a creare un nuovo tessuto, il gazar, quasi fosse un materiale artistico inedito. Oggi, invece, la sperimentazione si muove su altri binari: dalla gonna-asciugamano al braccialetto-scotch, la maison punta sulla provocazione e sulla decostruzione. È ancora arte? Forse sì, ma in una forma diversa, lontana da quell’ideale di perfezione assoluta. E forse, nel frastuono della moda contemporanea, riecheggiano ancora le urla di Balenciaga, soffocate dal rumore delle macchine da cucire.

LINK

Martina Bazzanella
Torna in alto