Vienna si accende con la quarta edizione di SPARK Art Fair: 90 gallerie, solo show e una scena contemporanea in fermento. Tra scoperte e riscoperte spiccano Kienzer, Gironcoli e Gudnadóttir. Disseminate per la città, non mancano mostre imperdibili al Mumok, Kunsthalle, Albertina e MAK.
Vienna è una città vivace sul piano culturale. Basti pensare al MuseumsQuartier – un’area di 90.000 metri quadrati dedicata all’arte, che ospita istituzioni come il Leopold Museum, il Mumok, la Kunsthalle e l’Albertina. Anche fuori dal centro si trovano gallerie attive come Gianni Manhattan, Sophie Tappeiner, Felix Gaudlitz, Croy Nielsen e VIN VIN. Oltre all’arte visiva, la capitale austriaca offre una ricca programmazione teatrale e musicale: la Staatsoper presenta un calendario fitto, attirando un pubblico variegato anche per età.
Dal 21 al 23 marzo, la Marx Halle ha ospitato la quarta edizione di SPARK Art Fair Vienna, una fiera che coinvolge 90 gallerie e si distingue per una scelta chiara: dare a ogni artista lo stesso spazio espositivo. Ogni stand presenta un solo show – di un artista, un duo o un collettivo – favorendo un approccio diretto e focalizzato all’arte contemporanea.
LA QUARTA EDIZIONE DI SPARK ART FAIR A VIENNA
Accanto a nomi affermati come Arnulf Rainer (Galerie Ruberl) e Lois Weinberger (Galerie Krinzinger), SPARK ha riportato l’attenzione su figure meno note ma centrali per la scena austriaca. È il caso di Hans Kupelwieser (Smolka Contemporary) e di Michael Kienzer, presente con Room Of Fine Arts. Attivo da oltre 40 anni e membro della Secessione viennese, Kienzer lavora con materiali diversi – metallo, legno, vetro, scarti industriali – esplorando equilibrio, forma e tensione attraverso sculture e installazioni.
RISCOPERTE AUSTRIACHE E NON SOLO
Un altro focus interessante è quello dedicato a Bruno Gironcoli (1936–2010), presentato dalla galleria Kai Middendorff. Scultore tra i più rilevanti in Austria, ha influenzato artisti come Franz West e Ugo Rondinone. In fiera, vengono esposti disegni rari provenienti dalla sua collezione privata, presentati per la prima volta all’Albertina Modern lo scorso anno.
La galleria berlinese Gudmundsdottir presenta Hulda Rós Gudnadóttir, artista islandese che indaga i legami tra energia, economia e ambiente. Il suo progetto S-I-L-I-C-A-0-2 esplora la filiera globale del silicio, dall’Islanda a Taiwan, evidenziando le contraddizioni della green economy con un’installazione di sette tubi di vetro pieni di carbone.
ALTRI STAND DA TENERE D’OCCHIO
Da Anna Laudel (Turchia) il duo Ertuğrul Güngör & Faruk Ertekin lavora con la ceramica, mescolando tradizione e linguaggio contemporaneo ispirato al mondo dei tatuaggi.
La ACB Gallery di Budapest propone Selma Selman, artista e attivista rom che utilizza rottami d’auto come supporto per i suoi ritratti.
Infine, la IVAN Gallery presenta un solo show di Lia Perjovschi (Romania), che documenta con performance e disegni l’oppressione del regime di Ceaușescu e la Rivoluzione del 1989 a Timișoara.
LE MOSTRE DA VEDERE IN CITTÀ
Tra le mostre da non perdere a Vienna in questi giorni segnaliamo Arise Alive di Liliane Lijn, al Mumok fino al 4 maggio. Nata a New York nel 1939, l’artista lavora da oltre sessant’anni nel campo dell’arte cinetica, con un’attenzione particolare alla luce, al movimento e alla trasmissione dell’energia. Negli anni Ottanta, attraverso installazioni multimediali, inizia a riflettere artisticamente sul corpo umano e a esprimere visioni alternative del femminile.
Alla Kunsthalle Wien si può visitare la collettiva Radical Software: Women, Art & Computing 1960–1991, che esplora il ruolo pionieristico delle donne nell’arte digitale. Una mostra ben strutturata, con una tavola cronologica che ripercorre quasi anno per anno i progressi tecnologici e le invenzioni di ingegnere e artiste. In mostra, tra le altre, troviamo Dara Birnbaum (1946, New York), Valie Export (1940, Linz), Miriam Schapiro (1923, Toronto – 2015, Hampton Bays, New York), Vera Molnár (1924, Budapest – 2023, Parigi), Hanne Darboven (1941, Monaco – 2009, Amburgo).
All’Albertina, merita una visita Gaze di Jenny Saville, in mostra fino al 29 giugno. L’artista, nata nel 1970 e parte del gruppo dei Young British Artists, è nota per i suoi grandi dipinti figurativi. È stata l’unica pittrice inclusa in Sensation, la mostra che nel 1997 segnò una svolta per l’arte britannica. Nei suoi lavori, Saville mette in discussione lo sguardo predatorio che spesso accompagna la rappresentazione del corpo femminile, cercando di restituire umanità ai soggetti ritratti. Lavora strato su strato, come se la pittura potesse restituire la pelle stessa delle persone dipinte, attingendo anche allo studio del Rinascimento e del Manierismo.
Infine, al MAK – Museo di Arti Applicate di Vienna, è in corso PECHE POP. Tracing Dagobert Peche in the 21st Century. Entrando nelle sale, ci si immerge in un universo decorativo ispirato alla natura. Peche si oppose alla logica geometrica della Wiener Werkstätte, preferendo un’estetica ibrida e capricciosa. Tra mobili Thonet, sofà Biedermeier e oggetti in vetro, porcellana, argento e tessuto, la mostra restituisce il fervore creativo della WW e il pensiero di Peche, autore anche del libro The Burning Bush, dove propone il superamento dell’utilità a favore di una nuova espressività.
LINK
- Una residenza sull’isola greca Spetses - Ottobre 2, 2026
- L’arte tessile e partecipativa di Maria Lai in mostra a Napoli - Ottobre 2, 2026
- La memoria abita ancora i borghi, anche quelli disabitati. Ce lo racconta una mostra - Settembre 18, 2026




