Palazzo Grassi apre la stagione con La strana vita delle cose, prima grande monografica italiana di Tatiana Trouvé. Un viaggio tra sogno e memoria, dove oggetti quotidiani diventano presenze poetiche e la materia si carica di memoria, sensualità e disorientamento.
A Venezia, Palazzo Grassi dà ufficialmente il via alla stagione espositiva aprendo le sue porte a Tatiana Trouvé con una mostra che segna un punto di svolta nel suo percorso artistico. La strana vita delle cose, a cura di Caroline Bourgeois e James Lingwood e aperta fino al 4 gennaio 2026, è la prima grande monografica dedicata all’artista in Italia, e insieme una delle sue esposizioni più ambiziose di sempre.
Concepita come un viaggio, la mostra si muove tra presente e memoria, tra architettura e sogno, trasformando gli spazi del palazzo in un vero e proprio labirinto esistenziale. Tatiana Trouvé costruisce un ecosistema aperto, instabile, poetico, dove gli oggetti prendono vita, si contaminano e si trasformano. Nulla è statico, tutto è transitorio: valigie, scarpe, fiori, chiavi, registratori sono elementi del quotidiano che diventano presenze evocative, cariche di risonanze personali e collettive.
LASCIAMOCI DISORIENTARE DALLA STRANA VITA DELLE COSE
Fin dall’ingresso, lo spettatore è catturato da una monumentale scultura site-specific che annuncia il tono immersivo della mostra. Trouvé ricopre parte del marmo settecentesco con un tappeto d’asfalto costellato da calchi in bronzo, rame e altri metalli, recuperati da tombini urbani di città come Parigi, Londra, Roma, Venezia e New York. Il risultato è una mappa cosmologica immaginaria che unisce cieli e sottosuoli, memorie imperiali e flussi energetici invisibili, suggerendo una Venezia al centro di un reticolo globale.
Seguono una settantina di opere su carta mai esposte prima, preziosi frammenti dello studio dell’artista, e lavori iconici come The Guardians o i disegni della serie Les Dessouvenus, che mostrano la sua maestria nel creare dimensioni spaziali e temporali.
I primi sono delle sculture-sentinella, ognuna con una sedia o panchina e oggetti personali (coperte, valigie, scarpe, libri), ritratti assenti che evocano vite vissute, protette, dimenticate. Fatti di marmo, bronzo, onice e ottone, i “guardiani” sorvegliano lo spazio come presenze silenziose, portatrici di memorie, sogni e conoscenze alternative, spesso incarnate in libri scritti da donne e dedicati a scienze, utopie e spiritualità.
È una cartografia emotiva quella che emerge, in cui le linee del disegno diventano percorsi mentali, e la materia – bronzo, vetro, asfalto, marmo – si carica di una sensualità rarefatta e perturbante.
IL TEMPO PER TATIANA TROUVÉ
Il tempo, per Trouvé, non è mai lineare. È una fisarmonica che si espande e si contrae: il passato remoto si mescola a un presente turbolento, segnato dalle rivolte di Montreuil del 2023 e dal trauma collettivo della pandemia. Quei giorni sospesi riemergono nei disegni realizzati su pagine di giornali internazionali, in cui la cronaca si trasfigura in mappa onirica. Ma accanto a questo, convivono riferimenti a culture lontane, carte nautiche e astronomiche, elementi esoterici e scientifici che suggeriscono altre vie di conoscenza, altri modi di orientarsi nel mondo.
In questo continuo passaggio tra bidimensionale e tridimensionale, tra interno ed esterno, La strana vita delle cose invita lo spettatore a lasciarsi disorientare, a entrare in un viaggio dove ogni oggetto è un indizio, ogni materiale una traccia, ogni opera una porta verso un altrove. Come ha dichiarato l’artista stessa: “Tutti gli elementi che compongono questi mondi si connettono tra loro attraverso affinità, echi, reminiscenze… tracciano un vagabondaggio condiviso, senza origine né fine.” Con Tatiana Trouvé, la materia sogna, ricorda, resiste. E ci ricorda che le cose, a volte, hanno una vita tutta loro. Strana, certo, ma profondamente umana.
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