AMA, la prima Biennale delle Arti, arte e architettura a Maddaloni

Fino al 21 aprile Maddaloni ospita la prima Biennale delle Arti AMA, diretta da Luca Molinari. Mostre, installazioni e video hanno attivato luoghi storici, tra memoria e futuro, coinvolgendo oltre 80 artisti e architetti.

Maddaloni è un piccolo paese vicino a Caserta che sembra non avere delle attrattive particolari, eppure è una città con un’ampia storia alle spalle: è stata romana e prima ancora sannita ed etrusca. La città campana è ricordata anche, purtroppo, per un efferrato omicidio, o meglio un agguato orchestrato dalla camorra: qui venne ucciso Franco Imposimato, sindacalista italiano e fratello del magistrato Ferdinando Imposimato, della comunità di Maddaloni. Come dedica alla sua memoria era nata la Biennale Internazionale di Grafica degli anni 1985 e 1988. Ora, il festival AMA cerca di inserirsi nel vuoto lasciato da questa iniziativa e di rinnovare lo spirito creativo urbano ponendo come motto, a distanza di quarant’anni, L’arte contro tutte le mafie.

UNA PRIMA EDIZIONE NEL SEGNO DELLA RINASCITA

Fino al 21 aprile è ancora possibile visitare la prima edizione della Biennale delle Arti AMA (Arte + Maddaloni + Architettura). Il tema inaugurale, Nuovi racconti (per il futuro), rappresenta simbolicamente il primo seme piantato per una possibile rinascita del borgo. Ad animare nei giorni la città è stato previsto un ricco palinsesto di eventi. La curatela dell’intero progetto è dell’architetto Luca Molinari, professore ordinario di Teoria e Progettazione Architettonica presso l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Molinari ha già curato il Padiglione Italia alla 14a Mostra Internazionale della Biennale di Venezia (2010) ed è stato direttore scientifico di M9 – Museo del ‘900 di Mestre dal 2020 al 2023. Per l’occasione sono stati coinvolti oltre ottanta creativi tra artisti, architetti e designer. Dei molti architetti partecipanti sono esposti rendering o disegni di progetti realizzati, potenziali o immaginari, presentati su pannelli di compensato collocati nel grande salone del Complesso Monumentale del Convitto Nazionale “Giordano Bruno”.

UNA TELA MONUMENTALE E IL FESTIVAL DIFFUSO

La lunga sala, che si estende per 80 metri, accoglie una tela dipinta di 820 metri quadrati, la più ampia al mondo: un’opera che supera persino il primato della chiesa di San Pantalon di Venezia. Fu realizzata nel 1756 dai fratelli Giuseppe e Giovanni Funaro e rappresenta al centro il dogma dell’Immacolata Concezione. Oltre al Convitto – sorvolando sull’installazione In stato di grazia, ideata dalla paesaggista Annalisa Metta con il filosofo Felice Cimatti, che a nostro avviso non risulta particolarmente convincente – i luoghi coinvolti dal festival sono il Museo Civico, la Biblioteca Comunale e alcuni edifici sacri della città.

DIALOGHI TRA ANTICO E CONTEMPORANEO

All’interno delle sale del Museo Civico merita una menzione l’intervento Nuovi racconti. Quando l’antico e il presente si abbracciano. Nelle teche del museo, quasi a confondersi – ma anche a distinguersi – dai reperti storici, spiccano le opere di Caterina Sbrana e Gabriele Mallegni. Le Cosmogonie minime di Sbrana giocano con l’equilibrio, i colori, l’illusione e l’imitazione dei materiali naturali. Eppure, tutto è realizzato in ceramica smaltata. Quella che sembra una noce o un frutto di bosco è in realtà ceramica dipinta. Ingannevole anche il servizio da tè che emula i massi delle pietraie dei Monti Pisani – dove i due artisti hanno lo studio. Queste pietraie, chiamate in inglese block streams (fiumi di pietre), sono ciò che resta del ritiro dei ghiacci

Adrian PACI, Cappella, 185,5 × 180,5 cm.

LE INSTALLAZIONI PIÙ POTENTI

I lavori più interessanti si trovano all’interno della Chiesa di San Giovanni e della Cappella Congrega Ipogea. Quest’ultima, restaurata anche grazie al contributo dell’attore Tom Cruise, è oggi nuovamente accessibile alla comunità proprio grazie ai lavori in vista della Biennale AMA.

Spiccano le video installazioni di Francesco Jodice e Adrian Paci. Il video Atlas (2015) di Jodice, della durata di 9 minuti, parte dalla scultura iconica dell’Atlante Farnese del II secolo a.C. per mescolare immagini d’archivio della Prima Guerra Mondiale, della quotidianità nei sobborghi americani degli anni Cinquanta e di spot pubblicitari degli anni Ottanta.

L’installazione di Adrian Paci si è invece aggiudicata il luogo più suggestivo di questa edizione: la Cappella della Congrega della Buona Morte, anticamente destinata all’accoglienza dei cadaveri per il drenaggio dei liquidi prima della sepoltura nelle fosse comuni. Nella cripta è proiettato il video U’ncuontru (2021), che documenta una performance realizzata a Modica per rievocare la doppia processione della Madonna Vasa Vasa, tradizione che si tiene la domenica di Pasqua a mezzogiorno e che, in quell’anno, era stata sospesa a causa delle restrizioni anti-Covid.

Con la collaborazione del curatore Corrado Gugliotta e della galleria Laveronica Arte Contemporanea, Adrian Paci riuscì a organizzare una processione notturna intima: partendo da due punti opposti della città, le statue della Madonna – velata di nero in segno di lutto – e del Figlio riescono infine a incontrarsi, annunciando la Resurrezione. Una potente metafora di rinascita. Che sia la dimostrazione che l’arte, a volte, può compiere piccoli “miracoli” e aprire svolte laddove sembrava impossibile trovare una via?

 
Francisco Bosoletti, Senza riparo, 2024.

INSTALLAZIONI URBANE E TRASFORMAZIONE CIVICA

Seduti sotto un telaio dorato, sul sagrato della Chiesa di San Pietro, è l’installazione firmata da Cherubino Gambardella. Si trova proprio davanti all’ex convento dei Cappuccini, che il Comune sta restaurando con l’intento di trasformarlo nell’Istituto culturale della città, come auspicano molti dei protagonisti della Biennale.

Risale invece a ottobre 2024 l’inaugurazione del murale Senza Riparo dell’argentino Francisco Bosoletti, realizzato in Piazza Matteotti, sulla parete che ospiterà la futura sede del Comune. L’opera affronta il tema della marginalità e della condizione dei senza fissa dimora, con uno sguardo che restituisce dignità: il murale riproduce infatti, tramite pittura spray, una veste antica custodita nel Museo Archeologico di Calatia, affiancata da bassorilievi scoperti dall’artista durante le sue esplorazioni in città.

DONNE, MEMORIA E IDENTITÀ

La Chiesa di Santa Maria dei Comandati ospita l’opera stendardo di Teresa Antignani, un grande arazzo cucito a più mani con le donne della sua famiglia – madre, zia, parenti. L’opera, che reinterpreta in chiave femminile l’iconografia di San Michele, introduce una forte presenza simbolica femminile, aggiungendo al santo tradizionale una nuova narrazione, più inclusiva e contemporanea. La scritta Albanova si riferisce al nome coniato da Mussolini per una cittadina immaginaria che unisse Casal di Principe e San Cipriano d’Aversa, nel tentativo di rispondere con un’operazione propagandistica alla criminalità organizzata. Teresa Antignani ne propone oggi una nuova visione: una matrona che sconfigge il male e lotta per l’ambiente.

Affascinanti anche gli arazzi surreali di Roberto Amoroso e i piccoli dipinti di Roberto di Alicudi, come quello in cui una donna nuda soppesa su una bilancia il suo lato angelico e quello diabolico. Ma il traguardo più significativo di questa operazione è forse un altro: aver liberato la chiesa dai detriti per l’occasione espositiva, affinché sia poi la comunità stessa a poterne godere. Questo si auspica sia il lascito anche delle future manifestazioni culturali a Maddaloni. 

LINK

https://www.comune.maddaloni.caserta.it/Vivere-il-comune/Eventi/Biennale-delle-Arti-AMA-Arte-Maddaloni-Architettura

Giorgia Basili
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