Artista e videomaker fuori dagli schemi, Donato Sansone viene meritatamente celebrato dal Museo del Cinema di Torino con una grande mostra. Curata da Bruno Di Marino, l’esposizione attraversa più di 20 anni di carriera dell’eclettico sperimentatore lucano fra videoclip, disegni originali, manipolazioni digitali, e divertissement vari.
Solitamente si è abituati ad apprezzare il lavoro di un artista partendo dalla fine, ovvero dalla contemplazione di una sua opera. Ma cosa succede invece quando si viene esortati ad osservarne l’intera ricerca partendo dall’inizio del processo creativo? Cosa significa entrare realmente nella testa di un artista? A spiegarcelo è il Museo del Cinema di Torino che, fino al 9 settembre 2025, offre la possibilità di addentrarsi all’interno di tutto l’universo fantastico di uno degli artisti più sorprendenti del capoluogo piemontese. Stiamo parlando di Donato Sansone e della sua ultima retrospettiva intitolata Metaversi. Ma procediamo con ordine.
CHI È DONATO SANSONE?
Fra i registi di animazione più apprezzati a livello nazionale e non, Donato Sansone nasce a Bella (in provincia di Potenza) nel 1974. Diplomatosi presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, si sposta poi a Torino per frequentarne il Dipartimento di Animazione del Centro Sperimentale di Cinematografia. Grazie all’ampliamento del proprio bagaglio tecnico, e di un innato talento artistico, dai primi anni Duemila in poi Sansone realizza cortometraggi, spot pubblicitari e perfino videoclip musicali (per band quali Verdena, Subsonica, Max Cooper, e Animaux Formidables).
Raggiunta una certa notorietà con il sorprendente corto del a 2009, Videogioco, l’artista inizia ad accumulare importanti recensioni e riconoscimenti – uno su tutti, quello della Cinémathèque québécoise che include il video fra i 50 cortometraggi brevi che hanno cambiato la storia dell’animazione – che contribuiscono ad accrescere la sua fama.
Grazie alla riconoscibilità di una cifra stilistica maturata nel tempo (fatta di scarabocchi, corpi multiformi, e tanta ironia), l’opera di Sansone è stata sia presentata nei più importanti festival di cinema d’animazione – come l’Annecy International Animation Film Festival, l’Anima Mundi in Brasile, e l’Hiroshima International Animation Festival – sia raccolta nel DVD antologico del 2019, Milkeyes, prodotto da Autour de minuit con il sostegno di Canal+. Più recenti sono invece le collaborazioni con Niccolò Ammaniti – per gli effetti speciali della serie del 2021, Anna –, e con il team di Chicago Highvideo per lo spot ufficiale dei playoff di hockey NHL (2022).
UN VIAGGIO NELLA MENTE DI DONATO SANSONE
Fatta eccezione per una parete collocata all’ingresso, ospitante sei box video, a catapultare concretamente lo spettatore nell’immaginario di Donato Sansone è In principio era la matita: la prima delle otto sezioni distribuite al piano d’accoglienza del Museo.
“L’ideazione passa sempre attraverso il disegno”, afferma l’artista stesso, “dunque è lo strumento originario di tutte le mie opere, anche di quelle digitali. Il disegno è il modo in cui infondo alle idee una dimensione fisica”.
Dall’atto del disegnare prendono così vita personaggi scarabocchiati, figure grottesche, contesti e situazioni oniriche che vengono continuamente frammentate attraverso la lente giocosa e surreale di Sansone. Emblema di quanto detto è sicuramente il già sopracitato Videogioco che, realizzato con una grossa componente analogica, viene mostrato al pubblico attraverso i certosini schizzi originali che lo compongono.
Superata questa prima parte ci si addentra sempre più in un mondo personalissimo dove nulla è ciò che sembra: un universo immaginifico dove tutto è in continuo movimento e dove non esiste né giusto o sbagliato, ma solo l’evoluzione fisiologica delle cose.
In una dimensione simile non è difficile assistere a misteriosi incidenti stradali (Ghost Crash, 2018), a figure che emergono dai fogli sui quali sono state abbozzate (come avviene nella serie Hard Pencil, del 2024), o ad organi genitali capaci di dar vita a creature tanto erotiche quanto mostruose.
OCCHIO CHE VEDE CUORE CHE DUOLE
Essenzialmente, l’arte di Donato Sansone straripa dalla sua testa in maniera spontanea e viscerale, lontana cioè da vincoli e da etichette di qualunque tipo. Completamente disinteressato nel ricercare significati altri, l’artista avverte infatti l’incontenibile urgenza di soddisfare il piacere di vedere il proprio mondo prendere vita.
Quello che Sansone mostra in totale libertà è una fantasia indomabile che, per sua stessa natura, si muove in maniera autonoma e dissacrante superando pregiudizi e buone educazioni: una tendenza rintracciabile tanto nei suoi numerosissimi divertissement (video molto brevi dove prevale l’aspetto goliardico) quanto nell’apposito peep show che, allestito al termine del percorso espositivo, invita il pubblico adulto a sbirciare tutta una serie di video di matrice serenamente pornografica.
Donato Sansone ci sprona così a essere semplicemente noi stessi mettendo in pratica una curiosità volta il più possibile a guardare ciò che ci circonda senza avere paura di pregiudizi o di rimanerne feriti.
E semmai ci si dovesse far male ben venga poiché vivere – soprattutto se si è artisti con una certa sensibilità – significa anche questo.
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