Con Slow Burn, Thérèse Mulgrew invita a rallentare, esplorando il tempo dell’attesa attraverso gesti minimi e carichi di tensione. Mani, cibo, fumo e vino diventano simboli di desiderio, solitudine e libertà, in un’estetica intima e sensuale.
Un racconto introspettivo, fatto di silenzi e di attese, in cui ogni gesto è carico di tensione e costellato da immagini “tangibili”: il fuoco di una sigaretta che brucia lentamente, il vino che scorre in un calice, il profumo di un piatto in tavola. Thérèse Mulgrew con la mostra Slow Burn costringe lo spettatore a vivere il tempo dell’attesa trasformando ogni istante in una riflessione sulla solitudine, sul desiderio e sul tempo che sfugge.
SLOW BURN: UN INVITO A RALLENTARE
Slow Burn, bruciare lentamente, è già di per sé un’immagine potente: richiama qualcosa che arde dentro ma non esplode, che rimane silenziosamente sotto traccia ma in maniera costante. Evoca l’idea di un fuoco persistente, controllato, che non scoppia ma continua a vivere. Nel caso di Thérèse Mulgrew, l’espressione scelta come titolo della sua personale a Milano, alla Galleria Poggiali, è anche un invito a rallentare e rimanda a qualcosa di profondamente seducente e carico di tensione. Nei suoi oli è proprio questo che l’artista vuole mostrare: un sentimento, un desiderio, una connessione che non ha fretta. Rappresenta istanti che precedono qualcosa o che avvengono subito dopo, momenti che assumono la stessa importanza dell’evento stesso. Ci sono figure che attendono l’inizio di una cena, spesso raccolte attorno ad una tavola; mani che si sfiorano davanti a un piatto, senza mai mostrare i volti; attimi sospesi, spesso carichi di solitudine. Un isolamento malinconico che non sfocia nella tristezza: è una solitudine che attende la connessione con l’altro ma che nel frattempo coltiva una propria intimità. Sono attimi che esistono e che, proprio per questo, richiedono e meritano il proprio tempo.
UN’ESTETICA DELLA TRASGRESSIONE LIEVE E NOSTALGICA
È l’artista stessa a raccontarlo: il buon cibo, un buon bicchiere di vino, una sigaretta ogni tanto, la carne rossa, sono tutti elementi che inserisce nei suoi lavori e che rappresentano quelle piccole cose che rendono la vita degna di essere vissuta. Sono rappresentazioni di piccoli sgarri, richiami a un immaginario più proibito. Thérèse sembra voler celebrare i piaceri semplici ma culturalmente connotati come eccessi o vizi mettendo così in luce un’estetica della trasgressione lieve, quotidiana, quasi nostalgica. In questo modo, i suoi lavori non solo parlano di piacere, ma interrogano anche le norme sociali che definiscono cosa è lecito e cosa no. Da questi gesti minimi, emerge una sensualità e una dolce forma di resistenza della libertà, un’affermazione silenziosa del diritto a godere, anche solo per un attimo, un modo per sottolineare il potere che si ha sul proprio tempo, una dichiarazione implicita di indipendenza.
LE MANI E LA GRAMMATICA DEI GESTI
Nessun gesto delle mani è insignificante: questa parte del corpo è uno strumento fondamentale per l’espressione e per la comunicazione non verbale. Le mani nelle opere di Mulgrew colpiscono, sono immagini straordinarie, indispensabili e attraverso piccoli gesti parlano, comunicano, raccontano. La loro importanza simbolica è esplicitata in particolare da una serie di piccoli dipinti: The Lover, The Trickster, The Expert, The Skeptic, The Critic, The Overthinker (2025). Qui le mani sono protagoniste, stringono una sigaretta in diversi stadi della combustione “metafora della dissoluzione del tempo e del desiderio stesso”. La sigaretta all’inizio brucia, rappresenta un desiderio appena nato. Poi, lentamente, si consuma, si accorcia, diventa cenere, e con lei si dissolve il tempo, un tempo che non si può recuperare, ma che nel frattempo è stato vissuto. Così anche il desiderio: all’inizio arde ed è vivo, brucia senza fretta, ma quando si esaurisce non rimane che cenere e fumo, qualcosa di inconsistente. Le mani resteranno a stringere il niente, il ricordo di qualcosa che non c’è più. Ecco che le mani diventano qui, come nelle altre opere, veicolo di una narrazione intima e universale dove, attraverso un semplice gesto, l’artista ci parla di tempo, attesa e desiderio.
LINK
https://www.theresemulgrew.com/
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