Nella sua prima mostra personale a Milano, intitolata Cosmogonie, Lorenzo Gnata esplora il rapporto tra natura, tecnologia e design. Le sue installazioni 3D, fluide e organiche, invadono lo spazio industriale, fondendo caos e armonia in una visione poetica e multisensoriale.
Per definizione il termine “cosmogonie” rimanda all’origine dell’Universo e a quell’insieme di miti o di dottrine scientifiche che ne spiegano la nascita. Alla base dell’omonima prima mostra personale di Lorenzo Gnata c’è proprio una domanda tanto essenziale quanto complessa: “chi crea che cosa?”. L’interrogativo guida un percorso originale ed inedito che si sviluppa all’interno dello Showroom milanese Gaggenau: un’indagine sul rapporto tra uomo e natura, natura e tecnologia, che invita ad addentrarsi in un viaggio visivo, un intreccio di forme di vita e design, in cui il naturale non si oppone all’artificio, ma ne diventa estensione e possibilità.
UN’INVASIONE DI FORME TRA NATURA E TECNOLOGIA
Le opere di Lorenzo Gnata evocano un immaginario che è quello di un ambiente dinamico e quasi vivente, in cui il design rigido e industriale, rappresentato dall’acciaio e dalle pareti, viene invaso da forme naturali e poetiche, creando un affascinante contrasto tra artificiale e organico. Gli elementi naturali vengono attraversati da forme fluide e mutevoli, figure antropomorfe che assumono l’aspetto di sciami o agglomerati. L’essere umano emerge come una foglia all’interno di una composizione floreale, spesso si radica, si mimetizza, si fonde con l’ambiente. “Se l’essere umano ha da sempre cercato di controllare e dominare la natura, Gnata ribalta questa dinamica” racconta il curatore Sabino Maria Frassà, nonché direttore creativo di Cramum e del progetto artistico di Gaggenau. È un mix di arte, natura e tecnologia dove le installazioni si adattano allo spazio che le ospita: non si limitano semplicemente ad occuparlo ma lo abitano e lo trasformano in modo naturale. Il risultato è una stupefacente compenetrazione di natura e tecnologia, che appaiono parti di un’unica visione.
LA MOSTRA DI LORENZO GNATA A MILANO: UN CAOS DI CONNESSIONI
Una moltitudine di elementi dissonanti, apparentemente disposti come se il caso avesse deciso la loro collocazione, occupa lo spazio. Eppure, osservando attentamente, emerge un ritmo armonioso: linee invisibili collegano le forme e i volumi si bilanciano in una danza asimmetrica. Tutto fa parte di un unico ordine sottile, quasi impercettibile, come se un’architettura nascosta ne guidasse la composizione. Le installazioni giocano con lo sguardo e la percezione dello spettatore obbligandolo a soffermarsi, a cercare significati, ad individuare il filo rosso del disordine. In questo caos prevale una forma di equilibrio, una struttura, talvolta una geometrizzazione della forma. L’approccio artistico di Lorenzo Gnata non mira a imporre un ordine razionale sul disordine del mondo, ma invita a coglierne e valorizzarne le relazioni invisibili tra elementi apparentemente distanti. Il caos in questo caso non è disarmonia bensì un sistema vivo e pulsante di connessioni.
IL 3D “AEROSPAZIALE”
“Sculture che, prima di essere tali, erano solo segni su una superficie”: così l’artista descrive la sua tecnica artistica. Gnata infatti inizia ad utilizzare la penna 3D, cogliendone sin da subito le potenzialità. Partendo dal disegno, inizia a liberare le linee tracciate, portandole dalla dimensione bidimensionale a tridimensionale. In questo modo, le linee non sono più solo semplici segni, ma acquisiscono un corpo, una forma solida. L’artista accompagna le forme nello spazio, liberandole in un passaggio di dimensione, dal pensiero alla forma, dalla superficie al volume. Il segno si fa presenza concreta. Il suo approccio al disegno 3D, che richiama l’estetica “aerospaziale”, conferisce un’impronta inconfondibile al suo lavoro. L’artista, con la sua tecnica, rielabora i grandi capolavori del passato – da Melancholia I di Dürer (1514) a La Danza di Henri Matisse (1910), fino alla pittura metafisica di Giorgio de Chirico con i manichini de Le Muse Inquietanti (1917) – dando vita a mondi in cui la fusione tra elementi organici e industriali si trasforma in un dialogo visivo intenso e originale, capace di aprire nuove prospettive sulla coesistenza tra l’uomo e il suo ambiente ma anche tra realtà e immaginazione.
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