Tra mito e materia: il viaggio all’interno del Labirinto di Arnaldo Pomodoro

Un viaggio nel Labirinto di Arnaldo Pomodoro a Milano, riaperto da poco al pubblico, che mescola arte, storia e mito. Un’esperienza immersiva tra sculture e simbolismi, per scoprire il genio creativo di uno dei grandi maestri della scultura contemporanea.

Nel cuore di Milano, tra le pareti storiche dell’Headquarter Fendi, si nasconde una delle opere più affascinanti di Arnaldo Pomodoro: il Labirinto. Riaperto al pubblico il 20 marzo scorso, il Labirinto è un’installazione ambientale di circa 170 mq, a cui l’artista ha dedicato sedici anni della sua vita, dal 1995 al 2011.

Inizialmente pensato per la Galleria Giò Marconi di Milano, dove nel 1995 fu allestita una personale di Pomodoro, nel 1997 il Labirinto venne spostato nelle sale del palazzo Mediceo di San Leo, finché non trovò la sua destinazione finale nell’attuale headquarter milanese di Fendi, in via Solari 35.

Il Labirinto è un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio, un’esperienza che invita gli spettatori a entrare in un mondo fatto di simboli, storie e misteri. L’edificio che ospita l’installazione, un tempo sede della storica fabbrica Riva-Calzoni, è stato scelto da Pomodoro per la sua vocazione a diventare uno spazio di incontro tra passato e futuro, ma anche per le sue dimensioni imponenti (3.000 mq), perfette per ospitare il suo laboratorio e le opere più monumentali. I sotterranei della Maison Fendi diventano così lo scenario perfetto per un’opera fatta per non essere solo ammirata, ma vissuta. Ogni angolo del percorso racconta una parte della storia del grande scultore, che da decenni continua a incantare il mondo con la sua arte criptica e affascinate.

Sfere di Arnaldo Pomodoro, dettaglio. Ph. Alessandro Mancini

UN PERCORSO IMMERSIVO TRA SCULTURE E MITO

La visita al Labirinto è una vera e propria esperienza immersiva, un cammino che si snoda tra sculture imponenti realizzate in bronzo, rame e fiberglass. Ogni opera sembra sfidare la gravità, invitando il visitatore a riflettere sulla sua presenza e sul significato che racchiude. Il percorso, della durata di circa 45 minuti e compreso di visita guidata, è pensato per essere vissuto con la giusta calma, in piccoli gruppi, per consentire a ciascuno di immergersi completamente nel mondo creato da Pomodoro.

“Il Labirinto di via Solari è un frammento del labirinto della mia vita“, ha detto l’artista riguardo alla sua opera. “È un luogo tutto mio: costruirlo vuol dire raccontare visivamente dei pezzi di me. Il Labirinto non finisce mai: cambia con le scelte che fai, si trasforma per fare spazio alle novità”.

Varcare la soglia del Labirinto significa fare un viaggio sotterraneo nei meandri della mente e dell’arte di Pomodoro, tra simboli cuneiformi e geroglifici indecifrabili, lame, solchi e, ovviamente, sfere.

Arnaldo Pomodoro, Labirinto, Stanza di Cagliostro, dettaglio dell'osso di seppia gigante. Ph. Alessandro Mancini

IL MITO DI GILGAMESH E CAGLIOSTRO: LE FONTI DI ISPIRAZIONE DEL LABIRINTO

Il Labirinto di Pomodoro non è solo un’opera scultorea, ma un omaggio a miti e storie antiche. L’ispirazione principale per la struttura e il concetto del labirinto stesso deriva dall’Epopea di Gilgamesh, il primo poema epico della storia dell’umanità, inciso su undici tavolette d’argilla in caratteri cuneiformi.

Si tratta di uno dei più antichi testi letterari conosciuti, risalente alla Mesopotamia. Racconta le avventure del re Gilgamesh di Uruk, essere semidivino, noto per la sua forza e il suo coraggio. L’epopea esplora temi universali come l’amicizia, la ricerca dell’immortalità, la morte e il destino. Gilgamesh intraprende un lungo viaggio insieme al suo amico Enkidu, affrontando prove eroiche, ma alla fine, dopo la morte di Enkidu, si confronta con la sua propria mortalità, cercando invano di trovare l’immortalità. Il poema riflette sulla condizione umana e sulla necessità di accettare la morte come parte della vita.

Il Labirinto di Pomodoro è visto quindi come una metafora del viaggio interiore del protagonista, un percorso ricco di sfide che porta alla ricerca di verità e di risposte a domande universali. Così, l’architettura complessa delle sculture di Pomodoro richiama questa ricerca incessante e la continua esplorazione dei confini tra vita e morte.

Il cuore pulsante del Labirinto è costituito invece da una sala dall’atmosfera mistica, ispirata alla tomba di Cagliostro. Affascinante e misterioso alchimista italiana, vissuto nel ‘700, divenne famoso in tutta Europa per i suoi presunti poteri curativi e per le sue arti magiche, ma finì per essere scomunicato dalla Santa inquisizione e imprigionato nel castello di San Leo, vicino Urbino, dove si spense. La sua tomba rappresenta un richiamo alla ricerca di conoscenza proibita e segreta, come quella di Cagliostro.

Arnaldo Pomodoro, Labirinto, Stanza di Cagliostro. Ph. Alessandro Mancini

LA DISPOSIZIONE DELLE STANZE DEL LABIRINTO

Per accedere al Labirinto, è necessario varcare un massiccio portale in fibra di vetro, la Porta dei sigilli, dove sono incisi simboli e segni di carattere astratto e primitivo.

Varcata la soglia, ci si ritrova all’interno della Stanza della rotativa: qui un rullo gigante con impressi sopra simboli cuneiformi sembra aver lasciato un solco dietro di sé che continua sulla parete di fondo, tracciando un percorso fantastico.

La seconda stanza, nota come Stanza della macina, prende il suo nome dall’oggetto posizionato al centro dello spazio, ruotato in posizione verticale. La macina è anche un simbolo del calendario azteco e, allo stesso tempo, uno scudo. Alle sue spalle si trova anche una lancia in acciaio corten, materiale estremamente resistente. Assieme, lo scudo e la lancia servono a proteggere idealmente il castello, ovvero il cuore del Labirinto. Per accedere all’ultima stanza è necessario attraversare due porte, quella dell’architrave, ispirata alla porta di Micene, e quella del trabocchetto. Superate queste, si entra nella stanza di Cagliostro. Qui impronte fossili presenti ovunque rimandano a una vita cosmica segreta, mentre un enorme osso di seppia e i segni di un alfabeto sconosciuto ricoprono le pareti della sala: un riferimento alle scritte lasciate sul muro da Cagliostro durante i suoi anni di prigionia.

Il Labirinto è strutturato in modo che il visitatore si muova in un percorso che simboleggia un viaggio di scoperta e introspezione interiore. Ogni stanza del labirinto è progettata per stimolare una reazione emotiva e cerebrale nel pubblico. La disposizione delle sculture, che alternano superfici lucide a texture opache e forme geometriche a curve più morbide, guida il visitatore in un percorso che alterna momenti di oscurità e illuminazione.

Il cuore del Labirinto, con il suo carattere fortemente mistico e simbolico, rappresenta il culmine del viaggio del viaggiatore: uno spazio di riflessione e di confronto, dove i visitatori sono invitati a fermarsi, meditare e immergersi nel mistero del significato profondo dell’opera.

Arnaldo Pomodoro, Labirinto, stanza del Rotativa. Ph. Alessandro Mancini

IL LABIRINTO: UN VIAGGIO NELLA STORIA E DENTRO SÉ STESSI

Il Labirinto di Pomodoro non è solo una straordinaria installazione artistica, ma un luogo che invita alla riflessione. Ogni scultura, ogni forma, è un frammento di una narrazione più grande, che si intreccia con il passato, il mito e la cultura contemporanea.

“Esiste un luogo – onirico, ineffabile – che tutti noi conosciamo, tutti sperimentiamo”, ha affermato Pomodoro, “è l’archetipo del labirinto, che ci rimanda all’eterna sfida del segreto della vita e che nei millenni si è manifestato nel mito e nelle arti”.

Riaprendo le porte di questo affascinante percorso, Fendi offre al pubblico l’opportunità di avvicinarsi a una delle menti più brillanti dell’arte contemporanea. E, come ogni vero labirinto, l’esperienza non si limita a una semplice visita, ma diventa un viaggio personale, un cammino che invita a riscoprire se stessi attraverso l’arte.

OPENSTUDIO #3: LA CREATIVITÀ SENZA TEMPO DI ARNALDO POMODORO

A 98 anni, Arnaldo Pomodoro non smette di stupire. Con la sua arte, che spazia dalle imponenti Sfere alle più complesse strutture monumentali, l’artista ha segnato il panorama dell’arte contemporanea internazionale. Le sue opere sono diventate simboli di città come Roma, Milano e Pesaro, e sono esposte in luoghi prestigiosi, dai Musei Vaticani al Trinity College di Dublino. Nello suo studio, in via Vigevano 3, a Milano, il genio continua ancora oggi a dar vita a nuove creazioni.

 

Qui, la mostra Open Studio #3 – La Sfera, visitabile nei fine settimana fino al 1 giugno, è una tappa obbligata per chi desidera approfondire il suo percorso creativo.

Cartoline, gadget e riviste dedicata alle opere di Pomodoro. Ph. Alessandro Mancini

La mostra si focalizza sulla sfera, la forma più iconica e riconoscibile della produzione dell’artista romagnolo, che viene analizzata, mostrata e contestualizzata sotto diversi punti di vista.

Un percorso che si snoda attraverso una vasta collezione di bozzetti, opere e documenti e materiali d’archivio originali e inediti, e che permetterà ai visitatori di scoprire le diverse tipologie di Sfere realizzata da Pomodoro nel corso degli anni, la loro ideazione, la realizzazione e il successo riscosso in tutto il mondo.

Oltre a questo, nello studio è possibile osservare e conoscere nel dettaglio la complessa e antichissima tecnica della fusione a cera persa, utilizzata dall’artista per la realizzazione delle sue Sfere. Si tratta di un antico metodo scultoreo, nato nell’età del bronzo, che permette di ottenere forme complesse in metallo, spesso in bronzo. Il processo inizia con la modellazione dell’opera in cera: Pomodoro crea una scultura ricca di dettagli, con superfici lisce all’esterno e intricate strutture teometriche all’interno, a evocare una complessità nascosta sotto l’apparente perfezione. Il modello in cera viene poi rivestito da uno stampo refrattario; successivamente, la cera viene sciolta e colata via (da qui il termine ‘cera persa’), lasciando un vuoto che sarà riempito con metallo fuso. Una volta solidificato, lo stampo viene rotto per liberare la scultura. Infine, Pomodoro interviene sulla superficie esteriore con cesellature e patinature, per accentuare i contrasti tra interno ed esterno, ordine e disordine, imperfezione umana e precisione tecnologica.

Lo studio rappresenta quindi la sintesi del pensiero artistico di Pomodoro, un luogo dove il processo creativo è in continua attività ed evoluzione, come il magma di un vulcano.

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Alessandro Mancini
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