Damiano Colombi a Venezia con la sua prima personale, “L’illustre Ignoto” curata da Francesco Liggieri nello spazio della galleria LaMB di Mestre, esplora l’ignoto come possibilità, giocando nelle sue opere tra decisione e imprevedibilità.
Un’arte astratta e pura. È questo l’obiettivo di Damiano Colombi, artista che crea opere uniche e particolari esplorando l’ignoto. La sua ricerca, come sottolinea durante la presentazione della sua prima personale L’illustre Ignoto curata da Francesco Liggieri, parte da uno studio di sottrazione di elementi figurativi. L’artista non sceglie i soggetti dei suoi dipinti, ma solo i parametri attraverso cui lavorare: il resto è affidato all’incontro con l’ignoto, che dà vita e unicità ai suoi dipinti.
Le opere si possono ammirare nella galleria LaMB di Mestre, città che ospita anche l’atelier di Kadabra, collettivo di dieci giovani artisti (tra cui Colombi), riuniti per condividere idee e progetti.
La galleria, diretta da Leo De Luca, si propone proprio come trampolino di lancio per giovani artisti emergenti ed è dunque perfetta per accogliere questa prima personale di Colombi.
Nella sala, le opere in mostra occupano lo spazio in modo dinamico. I colori accesi e vivaci delle tele esposte “macchiano” le pareti bianche dando un senso di gioia ed energia a chi si approccia alla mostra, e lo spazio sembra essere avvolto dai dipinti, che lo rendono più caloroso ed accogliente.
LA MOSTRA DI DAMIANO COLOMBI AL LAMB DI MESTRE
L’allestimento, con opere disposte a diverse altezze, rompe la linearità e crea dinamismo all’interno della mostra, inoltre amplifica anche il dialogo tra le opere.
Un filo conduttore lega i primi sei dipinti, fino ad un cambiamento improvviso segnato dalla sesta opera, che rompe la continuità visiva. Da quel punto il percorso diventa più intimo: le ultime tre opere sono infatti disegni su carta, di formato ridotto, che mostrano una fase diversa e più intima del lavoro dell’artista. Per Colombi essi sono infatti il primo passo, una base per capire come lavorare sulla tela in un secondo momento.
Curiosamente, la mostra sembra anche voler sottolineare il processo creativo dell’artista al contrario. L’ordine espositivo segue un percorso “a ritroso”: si parte effettivamente dall’ultima opera realizzata dall’artista (terminata la sera stessa prima dell’inaugurazione), una tela di grandi dimensioni, per poi passare successivamente a tele progressivamente più piccole fino alla conclusione con disegni su semplici fogli di carta. Un viaggio inverso, che accompagna il visitatore in un ragionamento dall’opera conclusa fino all’origine del gesto creativo.
Questa impostazione anticonvenzionale racconta bene la filosofia di Colombi, che con la sua arte crea un tracciato fatto di imprevedibilità, contrasti e possibilità, che rendono ogni dipinto unico nel suo genere.
L’IGNOTO SECONDO DAMIANO COLOMBI
Le nove opere esposte in mostra, tutte intitolate semplicemente Untitled, invitano lo spettatore ad immergersi nel mondo dell’artista, un universo dove colore e materia sono in dialogo con gesti decisi e studiati. Elemento chiave di questa connessione è l’utilizzo della tela cerata, che dovrebbe respingere l’acrilico e dunque lascia al colore la libertà di espandersi, mescolarsi e cambiare. L’ignoto diventa così protagonista assoluto, generando infinite possibilità e combinazioni.
Se da un lato troviamo però l’imprevedibile, dall’altro c’è uno studio costante sulla direzione e il movimento delle pennellate date dall’artista. Questa ambiguità si fonde nella tela e dona ai suoi dipinti una forza particolare. Equilibrio e instabilità, calma e rapidità convivono nella stessa superficie.
Gesti che sembrano spontaneamente casuali e naturali diventano così ancora più interessanti nel momento in cui si scopre che sono stati studiati nel minimo dettaglio.
Anche la scelta dei colori non è casuale, Colombi lavora spesso con accostamenti di complementari. In mostra infatti ci sono opere dove si può notare la contrapposizione tra il viola e il giallo, o altre che spaziano tra i toni del rosso e del verde. Tuttavia, ciò che l’artista non riesce a controllare è l’incontro tra i vari pigmenti, che genera sfumature nuove e inaspettate. In alcune opere emergono tonalità come l’oro che ricorda quasi macchie di caffè sopra la tela.
Il risultato di questo lavoro è un intreccio di connessioni uniche e irripetibili tra una gestualità studiata ma allo stesso tempo immediata e rapida, e il suo incontro con l’ignoto, dato dalla materia e dai colori a contatto e in contrasto tra di loro.
Sebbene le opere possano sembrare simili a primo impatto, ciascuna custodisce dettagli unici che emergono lentamente ad un’osservazione più attenta, donando alle tele una matericità viva e palpitante.
COME MAI “ILLUSTRE” E NON SEMPLICEMENTE “IGNOTO”?
L’Illustre Ignoto, titolo della mostra, rimanda ad un’entità che per l’artista è un’energia incontrollabile, che va oltre la sua volontà. E’ una forza autonoma, una sorta di magia che si sprigiona nell’incontro tra le diverse componenti dell’opera. Per quanto ci sia un lavoro di analisi e studio nei dipinti di Colombi, la materia è libera di fare ciò che vuole quando entra in contatto con la tela cerata. Dopodiché accade l’imprevedibile, o meglio, l’ignoto.
I colori di Colombi quando incontrano la tela ricordano quasi le onde del mare a contatto con gli scogli. È da quell’impatto che prendono una direzione, che si espandono, si sgretolano, si mischiano, si rincorrono, si allontanano, proprio come fa il colore nelle opere dell’artista, trasmettendo esattamente le stesse sensazioni di quando si osserva il mare in quel preciso istante.
Questa imprevedibilità non solo rende ogni suo dipinto unico e inimitabile, ma affascina lo spettatore, invitandolo a perdersi tra le sfumature, i particolari e gli improvvisi cambi di ritmo e direzione.
Quello che colpisce nell’arte di Damiano Colombi è proprio questa duplice tensione tra l’intenzionalità del gesto e l’imprevedibilità della materia.
Il rigore dell’intenzione e la libertà della materia trovano nelle sue opere una sintesi sottile, capace di meravigliare e trasmettere diverse emozioni.
L’artista studia ogni pennellata, ogni direzione, eppure lascia che il colore (guidato dalla superficie cerata) incontri l’ignoto e segua traiettorie proprie. È in questo equilibrio tra controllo e caso che la sua pittura colpisce chi la osserva, trasmettendo al tempo stesso calma e rapidità, pace ed energia.
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