Quest’anno, il Padiglione Esprit Nouveau di Bologna festeggia il centenario della sua costruzione a Parigi, e per l’occasione si trasforma in un luogo di scambio e di visioni contemporanee. Due giornate di eventi, talk, dj set e un intervento espositivo animano l’iconico edificio: con il titolo Black Nouveau, l’evento indagherà sul rapporto tra spazio urbano, arte e tecnologia il 30 e 31 maggio a Bologna.
Promossa dal magazine d’arte contemporanea art-frame e dallo spazio veneziano CIRCUIT, in collaborazione con l’associazione culturale Adiacenze di Bologna, la rassegna prevede due giornate dense di incontri, performance e sperimentazioni artistiche che esplorano le varie connessioni che legano i tre temi proposti.
L’evento, che celebra anche i tre anni di attività della rivista art-frame, propone un programma strutturato in tre talk tematici suddivisi tra le due giornate, un’esposizione di opere site-specific dell’artista austriaco HECK (Herwig Egon Casadoro-Kopp) e un dj set d’artista che esplora nuove tecnologie.
HECK ABITA L’ESPRIT NOUVEAU
Ad aprire il percorso, l’installazione BLACK NOUVEAU or “excluding/including information as architecture” di HECK, curata da Roberto Zancan. Un sorprendente intervento che, articolato in cinque opere, pone un interrogativo sull’idea di avanguardia al giorno d’oggi e sui suoi limiti (partendo proprio dalla struttura idealizzata da Le Corbusier cento anni fa) e restituendo al padiglione una nuova vitalità.
Tra le opere in mostra: BLACK DISTORTION, un’installazione video in loop di tre minuti in cui le piante architettoniche del padiglione verranno processate dall’Intelligenza Artificiale per ricrearne il modello 3D. Il risultato sarà un ambiente distorto popolato da punk e altri personaggi a scelta dell’artista che ricorda un videogioco senza causa e scopo.
INNOVATION CALLS, un telefono nero che squilla a sorpresa, emettendo solo rumore bianco quando si risponderà; FALSE FLAG, l’opera si presenterà come una rivisitazione del vessillo che identificava una nave pirata. Un pavimento in vinile calpestabile, in cui un punto bianco richiama l’assenza di colore ed è simbolo di critica verso il sistema di monetizzazione dell’arte al giorno d’oggi. Un’installazione che dunque stimola la riflessione, anche attraverso la frase “Art takes over democracy. Walk all over me. Thank you.” riportata nell’opera stessa.
NEW WAVE 2000, un insieme di sticker che trasformano la banconota di Marconi in memoria cancellata (con inchiostro nero) del progresso tecnologico per ricordare che l’innovazione non può essere ripresa, ma le sue conseguenze possono essere coperte; infine si arriverà ad un’opera che vuole essere una provocazione e un segno distintivo: PYRAMID SCHEME, una piramide di carta igienica nera per simboleggiare i consumi e gli sprechi di un mondo in piena crisi ecologica, dove il nostro habitat viene continuamente contaminato dall’innovazione dei prodotti.
RIFLESSIONI SUL PRESENTE E SUL FUTURO ATTRAVERSO DIALOGHI E CONFRONTI
Il cuore teorico della rassegna si divide in tre talk che affrontano i modi in cui l’arte, l’architettura e le tecnologie digitali plasmano la nostra esperienza dello spazio e nello spazio fisico, urbano e virtuale. Una breve introduzione sui temi proposti e sullo scopo del progetto precederà i tre incontri e sarà mediata dall’artista HECK (Herwig Egon Casadoro-Kopp) in conversazione con Roberto Zancan, dalla caporedattrice della rivista art-frame Elena Casadoro Kopp e dalla co-direttrice dell’associazione Adiacenze Giorgia Tronconi.
Exhibitionism: fuori nella città! (il 30 maggio, alle ore 18:30) aprirà gli incontri con una riflessione sullo spazio pubblico come scena d’azione, ridefinendo il rapporto tra il pubblico e la città includendo le arti performative e le pratiche teatrali. Attraverso esposizioni all’interno della scena urbana infatti, la città diventerà teatro per condurre alla partecipazione e all’azione. Una performance collettiva negli spazi dell’Esprit Nouveau condurrà ad un confronto tra arte, percezione dello spazio aperto ed esperienze sceniche per unire il pubblico ad una nuova visione e riflessione.
A moderare l’incontro Roberto Zancan, professore di Storia e Teoria dell’Architettura presso HEAD-Geneve (HES-SO), con una ricca carriera nel mondo dell’architettura e del paesaggio. Insieme a lui ci saranno gli interventi di Federica Verona, architetta e urbanista che si occupa di disagio abitativo e trasformazioni urbane; ed Elena Pirazzoli dell’associazione culturale Archivio Zeta di Bologna, che si occupa di cultura visuale, studi memoriali e public history, insieme ad altri ospiti attivi tra architettura, urbanistica e arti performative.
Il secondo incontro in programma L’interfaccia come habitat (il 31 maggio, alle ore 11:30) analizzerà come le interfacce digitali stiano ridefinendo il nostro rapporto con lo spazio e la realtà. Nell’era in cui viviamo infatti, le interfacce sono diventate ambienti che influenzano la percezione dello spazio e delle relazioni, non sono più utilizzati solamente come semplici strumenti per l’accesso alle informazioni. Il nostro rapporto con la realtà e la nostra percezione vengono dunque modificati, le interfacce trasformano la nostra visione del mondo e possono creare nuovi spazi interattivi che diventano parte della nostra quotidianità. Questo talk approfondisce come le interfacce stiano ridefinendo il concetto di ambiente, oltre la nostra percezione del mondo.
Lo scrittore, curatore e ricercatore indipendente Christian Nirvana Damato che si occupa di filosofia, tecnologia e cultura visuale guiderà il confronto tra artisti e ricercatori. Interagiranno e si confronteranno i Clusterduck Collective, un collettivo interdisciplinare che opera tra studi sui nuovi media, design e transmedia; Federica Di Pietrantonio, artista romana che attraverso il suo lavoro esplora l’immaginario contemporaneo influenzato dalle piattaforme digitali; e infine Domenico Quaranta, critico d’arte, curatore e docente specializzato in nuovi media. Daranno vita ad un dialogo che attraverserà dunque temi come la media art, la memetica e le visioni critiche della tecnologia.
Chiude la rassegna Corpi, tecnologia e ambienti: per un nuovo paradigma dell’abitare (il 31 maggio, alle ore 17:30), un talk che mette in discussione l’idea stessa di ambiente fisico e digitale attraverso una lente femminista e decoloniale. Lo spazio non è mai neutro, in ogni ambiente sono presenti relazioni di potere e codici culturali che influenzano il nostro quotidiano. Questi fondamenti però possono essere ripensati per creare ambienti più inclusivi, ma come? Gli schemi con cui venivano progettate le città riflettevano e riflettono tutt’ora modelli di potere consolidati negli anni, diventando esclusivi e non adatti a tutti. Anche le piattaforme digitali sono costruite secondo logiche che limitano l’accessibilità e riproducono stereotipi simili a quelli reali, standardizzati. Questo confronto sarà un dibattito su come la tecnologia e l’arte diventino strumenti molto potenti per ridefinire il rapporto tra corpo e ambiente urbano o virtuale.
Questo talk sarà a cura di Laura Cocciolillo, ricercatrice e giornalista indipendente che si occupa di arte e nuove tecnologie, con un interesse particolare per i nuovi media e gli studi di genere. In questo incontro Interverranno artiste, curatrici e teoriche come Kamilia Kard, artista visiva e performer che nelle sue opere esplora l’intersezione tra corpo tecnologia e identità; Daniela Cotimbo, curatrice e critica d’arte con un’attenzione per le questioni di genere e le nuove tecnologie; Francesca Cornacchini, artista multidisciplinare che attraverso il suo lavoro indaga il rapporto tra corpo, spazio e memoria, spesso attraverso opere site-specific o pratiche partecipative; e infine Valerio Veneruso, artista e curatore che si occupa di arte contemporanea e nuovi media.
UN DJ SET ATTRAVERSO L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
A chiudere la prima serata, venerdì 30 maggio, il dj set dell’artista Black Cottage Cheese aka HECK, con una selezione musicale interamente generata dall’Intelligenza Artificiale, derivante dai progetti fittizi della band dell’artista. Il risultato sarà una festa non convenzionale, ma perfettamente in linea con lo spirito della rassegna, ideata per brindare ai primi tre anni di art-frame.
BLACK NOUVEAU è più di un evento, è un invito a ripensare, riflettere e confrontarsi sulla nostra percezione dell’abitare, tra arte, città e nuovi media. Bologna diventa così lo sfondo di un’esperienza spaziale, dove architettura e paesaggio, teoria e festa, si fondono in un paesaggio radicalmente contemporaneo e attuale.
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Oltre l’arte amo le lingue straniere, i viaggi e gli animali.
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