“Dove cade lo sguardo”: dove l’estetica della sospensione emancipa il corpo della donna

Fino al 22 giugno, lo spazio espositivo indipendente Universo Factory di Vittorio Veneto (TV) accoglie le opere di tre artiste provenienti dall’Atelier 12 dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Una genealogia silenziosa che restituisce voce al corpo attraverso la sottrazione.

Ci sono immagini che non ci guardano, ma ci accolgono. Non raccontano, ma invitano a restare in silenzio con loro. Dove cade lo sguardo, collettiva ospitata negli spazi di Universo Factory, è una mostra che chiede tempo, ascolto e disponibilità a lasciarsi toccare. Curata da Simone Ceschin, l’esposizione prende corpo nella materia viva di uno spazio che non finge neutralità. Le pareti corrose, le superfici ruvide e porose e i margini non rifiniti si integrano organicamente, generando un’esperienza che rivela le proprie cicatrici come la pelle fa con la memoria. Siamo all’interno di un’entità vulnerabile che accoglie senza sovrascrivere.

TRE ARTISTE SI CONFRONTANO SUL CORPO DELLA DONNA

È in questo luogo che si intrecciano le voci di Sara Pacucci, Daniela Moruz e Nicole Sinigaglia, tre ricerche pittoriche distinte eppure imprescindibili, come fili preziosi che tessono una trama rizomatica. Nessuna prevarica, nessuna chiede centralità; le opere si parlano come in un patto silenzioso, una solidarietà delicata che non ha bisogno di dichiararsi per esistere.

Il gesto di dosare si ripete, un’intenzione che lungo il percorso definisce modalità e linguaggi differenti. La figura non si mostra, piuttosto si ritira. La parola non urla, anzi tace. Il corpo non si espone, ma vibra nel margine, nel dettaglio, nell’ombra. La pittura diventa luogo di resistenza sottile, fatta di sospensioni, assenze e presenze che sfiorano senza urtare. Le immagini allora non osano spiegare, ma fungono da catalizzatori per invocare riflessioni.

Dove cade lo sguardo, 2025, installation view, Universo Factory, Vittorio Veneto.

L’EPIFANIA SILENZIOSA DI SARA PACUCCI

Sara Pacucci si muove entro un territorio liminale tra visibile e invisibile, laddove l’immagine affiora come un’epifania silenziosa. Non sussiste l’urgenza di dire, ma la pazienza di fermarsi a riconoscere. Nei suoi dipinti non c’è mai una narrazione chiusa, ma frammenti di intimità che si aprono allo spettatore come inviti: una mano, un gesto, un respiro trattenuto. I suoi quadri non cercano lo sguardo diretto, si avvicinano progressivamente in punta di piedi. La pittura è sospesa, nebulosa, allucinatoria, un racconto che sfuma i confini tra ciò che si mostra e ciò che resta, con una grazia che cela una forza di denuncia profonda. L’opera non grida ma trattiene un gesto che soffoca una parola, una carezza che è anche censura, una dolcezza che sa di rabbia muta.

Sara Pacucci, "The cure", 50x60 cm, olio su tela, 2025, Dove cade lo sguardo, Universo Factory, Vittorio Veneto.

DANIELA MORUZ E L’ESSENZA VIVA DEL GESTO PITTORICO

Daniela Moruz si addentra nella medesima cura dei dettagli, lavorando sull’essenza viva del gesto. La pittura accade, fluisce, si riversa sulla superficie senza premeditazione, rispondendo all’istinto più autentico. Ogni quadro nasce da un’urgenza, un’emozione che si manifesta e si consuma attraverso una pennellata primitiva ed emotiva, che porta in superficie una figura femminile mai idealizzata, ma percorsa da una storia. È la madre, la sorella, è la donna che resiste, che attraversa la fatica, che abita lo spazio senza fingere. La femminilità intrinseca alle sue opere è radicale, fragile, potente, fatta di resistenza quotidiana, di genealogie intime, di quella sensibilità che non si lascia addomesticare, ma che porta con sé le tracce della sopravvivenza.

LA PRESENZA CHE PERMANE NEGLI AMBIENTI: NICOLE SINIGAGLIA

Proprio in questa capacità della donna di permanere negli ambienti e negli oggetti domestici che assorbono e riflettono la sua presenza, Nicole Sinigaglia approfondisce la sua ricerca. Nelle sue tele di piccolo formato, che si frammentano tra le pareti per ricongiungersi nel conserto sottoscala dello spazio espositivo, il corpo si lascia osservare da una serratura per poi scomparire, lasciando che siano le superfici che permea a evocarne la presenza. Una tenda, una lampada, un mobile abbandonato raccontano la figura femminile come eco, come impronta indelebile. La pittura è precisa e insieme viscerale, guidata da una memoria fisica, cellulare, che attraversa tempo e spazio e si annida nei pattern, nelle trame dei tessuti, dettagli su cui quasi nessuno tende a posare lo sguardo.

UNA MOSTRA CHE SI OPPONE ALL’URGENZA DEL VISIBILE

Ogni dettaglio, fessura o frattura che compone la mostra invita non soltanto a guardare, ma a lasciarsi esistere nell’atto di restare, sostare, senza interpretare ma solamente ascoltando.  Lo sguardo è chiamato a spogliarsi di aspettative, a rallentare, a entrare in relazione. La curatela rifiuta l’effetto scenico per proporre un allestimento antispettacolare e deliberatamente dissonante, che scardina la linearità espositiva e invita lo spettatore a rinegoziare il proprio ruolo percettivo. Le opere diventano presenze da incontrare, da cercare. Ci sono lavori che si nascondono, allestimenti che sembrano marginali e invece aprono squarci dimensionali. Ogni elemento nello spazio risuona con ciò che le opere raccontano senza parlare.

Dove cade lo sguardo è un percorso che non restituisce visibilità, ma la interroga. Un atto collettivo che con tenerezza e precisione mette a nudo le cicatrici fisiche, emotive, sociali e politiche che attraversano il corpo della donna. Non si tratta di estetica, ma di verità, di cura, di un’esistenza che resiste anche sulla soglia del silenzio. È una mostra che si oppone all’urgenza del visibile, alla semplificazione del senso. E nel farlo restituisce spazio, tempo e voce a storie che non hanno bisogno di essere spiegate, ma solo riconosciute.

Dove cade lo sguardo, 2025, installation view, Universo Factory, Vittorio Veneto.
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Jasmine Miraval
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