I diagrammi di Rem Koolhaas a Fondazione Prada a Venezia

A Ca’ Corner della Regina, la Fondazione Prada presenta Diagrams di AMO/OMA: una mostra che esplora i diagrammi come strumenti di potere, conoscenza e manipolazione. Un atlante visivo che interroga il modo in cui l’umanità ha imparato a pensare per immagini. 

Ca’ Corner della Regina è un palazzo a Venezia che profuma di secoli e di acqua salmastra, con i pavimenti che sembrano scricchiolare anche quando non passi e le finestre che inquadrano il Canal Grande come in una pellicola di Antonioni. Qui, proprio qui, va in scena un progetto che sembra una sfida lanciata alla nostra epoca: Diagrams, mostra ideata dallo studio AMO/OMA di Rem Koolhaas, prodotta dalla Fondazione Prada, dedicata a uno degli strumenti più sottovalutati, eppure decisivi, della civiltà umana: il diagramma. No, non è la solita mostra di architettura, e nemmeno un omaggio all’infografica vintage. È un viaggio mentale, un’enciclopedia visuale, una mappa del desiderio umano di comprendere e ordinare il mondo. E, già che ci siamo, anche di manipolarlo. Perché i diagrammi non sono neutri, e questo Koolhaas lo sa bene. 

“Diagrams - A project by AMO_OMA”, Fondazione Prada, Venezia, ph Marco Cappelletti. Courtesy Fondazione Prada

I DIAGRAMMI COME STRUMENTI DI POTERE E MANIPOLAZIONE

Si entra e ci si trova subito in uno spazio di oltre trecento oggetti, distribuiti tra piano terra e primo piano, come in una Wunderkammer che ha preso fuoco nei server di un centro di ricerca globale. Ci sono mappe incise nel legno dell’isola di Ammassalik, grafici sanitari, diagrammi di battaglie, infografiche sulla disuguaglianza e rappresentazioni speculative della verità. Il tutto organizzato in nove nuclei tematici: Ambiente costruito, Salute, Disuguaglianza, Migrazione, Risorse, Ambiente naturale, Guerra, Verità, Valore. Un ordine che sembra razionale, ma che in realtà funziona come una griglia narrativa. Dentro ogni vetrina, un’ossessione. 

Il punto è questo: i diagrammi sono il modo in cui l’uomo ha provato a trasformare l’esperienza in conoscenza, e la conoscenza in potere. Come racconta Koolhaas, ce n’erano già nel 40.000 a.C., in forma di incisioni tridimensionali. E da allora non ci siamo più fermati. Abbiamo disegnato per spiegare i cieli e il corpo umano, le rotte commerciali e le città invisibili. Abbiamo usato linee, colori, frecce, simboli per insegnare, persuadere, giustificare, controllare. E proprio qui sta il fascino sottile di Diagrams: la consapevolezza che ogni immagine è una scelta politica, che ogni forma grafica è una narrazione. Un diagramma, spiega Koolhaas, “è indipendente dalle parole”, e per questo ha un potere universale. Non a caso viene usato in ogni campo, dalla teologia alla finanza, dalla moda alla guerra. Non è un linguaggio, ma è ovunque. Come una religione laica della modernità. 

“Diagrams - A project by AMO_OMA”, Fondazione Prada, Venezia, ph Marco Cappelletti. Courtesy Fondazione Prada

LA MENTE UMANA E LA SCHEMATIZZAZIONE DEL DIAGRAMMA 

Lo spettatore, camminando lungo le vetrine ordinate del primo piano, si accorge di entrare in una storia della mente umana. Non quella delle grandi ideologie, ma delle loro strutture. Delle loro fondamenta invisibili. E allora capita che un grafico usato per controllare le epidemie diventi simile a uno schema per la diffusione delle fake news. Che un disegno di Le Corbusier abbia la stessa forza di una mappa termica sull’accesso all’acqua potabile. Che una visualizzazione sulla densità urbana a Singapore somigli a una partitura di Steve Reich. Nel percorso si incrociano anche contributi di Atmos Lab, Transsolar, Theo Deutinger, SITU Research — realtà diverse per approccio e contesto, ma unite da una stessa febbre: quella di rendere visibile ciò che è sistemico, complesso, opaco. Tutti cercano, con strumenti diversi, di restituire alla rappresentazione una forza che oggi abbiamo quasi dimenticato. 

LA VISUALITÀ COME MODALITÀ COGNITIVA 

È forse questo uno dei temi più acuti dell’intera mostra: la perdita di fiducia nelle immagini come strumenti di conoscenza. Nell’epoca dei deep fake e dei filtri di Instagram, Diagrams propone un ritorno alla visualità come ragionamento, come costruzione paziente di senso. Il che è anche una sfida culturale. E politica. Non manca nemmeno l’aspetto autobiografico: Koolhaas stesso racconta come i diagrammi siano stati decisivi nella genesi del suo metodo progettuale, fin dagli anni Settanta. “Ci aiutavano a rendere visibili idee complesse, a dimostrare che ciò che volevamo era realizzabile. Oggi il mio ruolo è cambiato, ma il diagramma resta centrale. È ancora una prova”. E lo dice con la sicurezza di chi ha disegnato megalopoli e padiglioni, utopie e distopie, servendosi sempre dello stesso strumento. 

“Diagrams - A project by AMO_OMA”, Fondazione Prada, Venezia, ph Marco Cappelletti. Courtesy Fondazione Prada

Alla fine del percorso, quando si scende per tornare a rivedere il canale e i taxi che sobbalzano, resta quella sensazione dolceamara che si prova dopo aver letto un buon romanzo distopico: non sai se sei più spaventato o più consapevole. Ma sei cambiato. E se l’arte — o l’architettura, o il pensiero visuale — serve a qualcosa, è proprio questo. Diagrams non è una mostra da vedere. È una mostra da attraversare. Come si attraversa un ponte su acque incerte. E in fondo, a pensarci bene, ogni buon diagramma è esattamente questo: un ponte tra quello che crediamo di sapere e quello che ancora non riusciamo a capire. 

LINK
  • https://www.fondazioneprada.org/project/diagrams/
Francesco Liggieri
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