Traumi da stelle cadenti: desideri, disillusioni e classe. Una conversazione con Davide Sgambaro 

Abbiamo incontrato Davide Sgambaro, artista noto per affrontare temi legati alla condizione dell’individuo nella società precaria di oggi. A Bologna ha esposto una intensa serie di lavori che raccontano la disillusione generazionale e il nostro rapporto con la sfera del desiderio e la percezione del futuro. 

Presso lo spazio Gelateria Sogni di ghiaccio, a Bologna, si è da poco conclusa la mostra “Asleep” di Davide Sgambaro. L’opera esposta si fa centro e pretesto di questa conversazione, da cui emerge un piccolo ritratto della ricerca artistica e della profonda sensibilità di un artista che ha la capacità di trasformare il personale in politico, un tipo di personale concreto, scomodo e spesso assente nelle grandi narrazioni critiche dell’arte contemporanea, ma proprio per questo vero e necessario.

Tonight (alive and kicking) mi ha colpito subito per la sua potenza poetica e autoriflessiva. Potresti raccontarmi un po’ da dove nasce l’opera e cosa hai voluto raccontare?

Tonight è il titolo di una serie di lavori che raccontano la disillusione generazionale e il nostro rapporto con la sfera del desiderio e la percezione del futuro. Queste opere sono create utilizzando media differenti; l’unica costante è la presenza del corpo rimosso, volontariamente abdicante. Le installazioni raccontano e svelano quindi il passaggio di un’azione già successa e questa assenza torna utile a livellonarrativo restituendo un’ulteriore chiave di lettura a ciò che si può già cogliere dai dettagli di ogni lavoro lavoro concluso, dall’allestimento e dal titolo. Questa assenza torna spesso nei miei lavori e credo sia un po’ il riflesso di una certa sensazione di solitudine nel tentativo di condividere un discorso urgente, ma senza trovare un ritorno empatico e funzionale. 

Nello specifico, Tonight (alive and kicking) ha svariate potenzialità narrative nella sua semplicità, ma si presenta come il fantasma stesso del proprio significato, quasi a sfidare chi osserva ad avvicinarsi, ad approfondire altrove, a rompere la comodità e l’immediatezza dell’immagine. Come hai visto questo lavoro si presenta come una traccia d’inchiostro a muro realizzata attraverso una sorta di danza e imprimendo la punta della scarpa come un timbro sul muro. Ciò che invece non si vede immediatamente è che questa striscia nera apparentemente svuotata da ogni significato è invece composta da piccole stelle, in quanto la punta di gomma della scarpa in questione presenta un pattern a stelle in rilievo. 

Come tanti miei lavori, anche questo nasce dalla semplice osservazione del quotidiano, ovviamente veicolato dai miei interessi di ricerca e quindi conscio di un movimento di sguardo abbastanza manovrato dalle suggestioni del pensiero; in questo caso guardandomi la punta dei piedi. Ho pensato fosse funzionale il paradosso che viene creato dallo scontro tra l’immaginario banale della stella cadente (e quindi di quell’universo ricreato lungo tutto il perimetro dello spazio nel quale viene inconsciamente posizionato chi osserva) e quello del piede, del calcio, del ripristino del battiscopa come elemento non funzionale di uno spazio espositivo solitamente rimosso. Attraverso la reintroduzione del battiscopa e quindi di un elemento domestico, le piccole stelline – a volte nitide a volte rovinate dal movimento del piede e dall’irregolarità del muro – divengono metafora del trauma familiare, in particolare del rapporto tra famiglia e desiderio e dello strascico traumatico di un certo autoritarismo. Il simbolo stella apre una visione ottimista che trova rifugio nella necessità di riformare il concetto di famiglia nucleare sia dal punto di vista socio-istituzionale, sia per un’evidente impossibilità di sostenibilità economica. 

Il titolo della serie ci localizza poi in un momento della giornata in cui veniamo pervase dalla stanchezza, ma al contempo è un confortante tempo privato, intimo, cercando protezione nell’oscurità. É una questione di sabotaggio.

“Tonight (alive and kicking)”, 2024, installazione, inchiostro nero su muro, dimensioni ambientali, installation view Gelateria Sogni di Ghiaccio, Bologna, ph. Lorena Bucur
L’installazione è l’opera oggettiva per come si presenta, ovvero nella forma di una traccia, ma il suo messaggio risiede forse nell’atto intimo che l’ha preceduta. Proprio per questo, oltre a questa traccia hai deciso di inserire all’interno dello spazio (in una stanza però separata) un video in loop che mostra la realizzazione dell’opera. Credo sia stato un tassello fondamentale in quanto la ripresa funge da traccia mnemonica in movimento, lasciando al pubblico delle coordinate utili a esperire la traccia fisica dell’impronta. Che tipo di rapporto ti interessa instaurare con il pubblico? Qual è la tua posizione nei suoi confronti? In che misura ti interessa entrarci in contatto?

Esatto, il lavoro è solamente lo spazio vuoto e la traccia dell’azione eseguita. Nel contesto di Gelateria Sogni di Ghiaccio ho deciso di ampliare le possibilità di fruizione creando prima un evento notturno in live dal canale IG dello spazio e poi mostrando nel retro (che non è spazio espositivo) il video girato a 360° del making off notturno. L’azione – e quindi anche l’allestimento – è stata fatta verso le 2 di notte e trasmessa live solo per le persone che in quel momento non dormivano. Mi piaceva l’idea di creare una sorta di notte di San Lorenzo in osservazione di queste “stelle cadenti” create da una danza ripetitiva e goffa. Il video poi è scomparso dal feed regalando a 35 utenti online l’opportunità di vedere il making of. Solitamente un contenuto simile viene fruito solamente da chi acquista il lavoro all’interno del kit con le istruzioni per l’allestimento, ma è comunque un video molto più breve che presenta un dettaglio tra muro e scarpa. In questo caso l’attenzione non era nemmeno focalizzata sulla traccia e quindi sul disegno della stella, bensì su quel corpo stanco che valorizzava lo spazio in un passaggio perimetrale. 

Il tema del desiderio in relazione alle stelle cadenti ha un chiaro rapporto con la radice etimologica del termine: de-siderio, senza stelle. Oggi abbiamo diversi problemi con le stelle: talvolta le vediamo e sono oggettivamente irraggiungibili, altre volte riusciamo a prenderle e ci accorgiamo che erano soltanto pezzi di cartone, oppure proiezioni di un faro lontano, una pura illusione. Proverò a creare una breve lista di parole emerse dalla mia mente mentre mi lasciavo trasportare dalla visione del video. Tuttavia, credo possano rappresentare purtroppo una serie di condizioni comuni alle nostre generazioni. Si tratta di libere associazioni su cui puoi riflettere liberamente: fremere; trauma / rimozione; (senso di) colpa; mestizia; sogni.

Tutta la mia ricerca ragiona sui limiti che una certa cultura, società o retaggio han creato sulla nostra generazione e lo strascico che inevitabilmente ha su quelle più giovani. Non è un caso che molti miei approcci vengano interiorizzati prevalentemente dalla gen z in giù. Desiderio e senza stelle è un ovvio paradosso che però riflette un po’ quella disillusione che ci caratterizza oggi. Il paradosso è in essere anche all’interno del sistema culturale-formativo più vasto in cui si tende a straparlare di privilegio e lotte sociali, ma in un ambiente che sopravvive grazie alle medesime dinamiche che critica. 

Mi piace sempre ricordare che la sola cosa che fa decadere ogni tipologia di privilegio è la povertà e che questa, per combatterla, deve essere raccontata e analizzata. Sembra invece che ci sia una grande paura ad affrontare tematiche del genere proprio perché si ha il terrore di ritrovarcisi un giorno a viverle. Io, molte volte (e forse mi ripeto), ho come l’impressione di parlare in un’altra lingua e molto probabilmente perché ho un vissuto diametralmente differente dal mio interlocutore che non è esercitato a empatizzare con determinate questioni. 

Un’altra immagine che mi ha incuriosito ultimamente è il concetto di petite mort nella lingua francese. Queste due parole hanno un doppio significato opposto: il brivido prima della morte e il godimento dell’orgasmo. 

“Tonight (alive and kicking)”, 2024, installazione, inchiostro nero su muro, dimensioni ambientali, installation view Gelateria Sogni di Ghiaccio, Bologna, ph. Lorena Bucur
Credo che l’elemento comune tra le due parti sia la fuga da sé stessi, una potenzialmente eterna e l’altra effimera. In ogni caso, mi viene in mente che se dovessi situare la tua opera e ciò che emana in una specie di asse della petite mort tra l’orgasmo e la morte, la situerei esattamente al centro, in una condizione di attesa che non vuole né un piacere intenso ma nemmeno una rinuncia totale. Una specie di stato intermedio di tensione e rilassamento, rassegnato sì, ma rassegnato alla lotta.

Come suggerivi il mio approccio si colloca nel mezzo, in un limbo in cui siamo stati abbandonati o educati a rimanere. In un non luogo mentale in cui ci è stato insegnato che desiderare non è più possibile e per cui viene attivato un inconscio annullamento del sé fruendo contenuti che riguardano le vite di persone più fortunate di noi, o almeno è quello che ci fanno credere. Silvio Lorusso, riferendosi a un mio lavoro specifico, sottolineava la narrazione efficace tra ciò che vedi e la tristezza che rappresenta (e che riconosci perché ne hai già avuto esperienza in prima persona). Credo sia molto semplice, quando riconosciamo che stiamo incancrenendo cognitivamente, cerchiamo di resistere riproponendo l’esperienza espositiva, o comunque evocando quella mancanza. Detto ciò, come è scomodo trattare la tematica della povertà è altrettanto difficile parlare di tristezza. Io lo faccio perché conosco quelle dinamiche e conosco la solitudine che si prova quando nessuno ne parla, però mi sento spesso rispondere “eh ma quanta negatività”. In questa frase credo si racchiuda l’ottusità di una porzione di umanità che si proietta verso un’idea capitalista desueta basata ancora sul pensiero positivo come autotraining motivazionale personale, mal comprendendo la direzione tutt’altro che positiva della nostra società e, al contempo, ammettendo la propria inutilità sociale. 

LINK
  • https://davidesgambarostudio.com/
Christian Nirvana Damato
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