Le onde di Chiara Dynys tra illusione e realtà

In un mondo dove il virtuale ha colonizzato l’esperienza, l’installazione Once Again di Chiara Dynys porta le onde del mare a Palazzo Citterio, ricreando un’esperienza sensoriale ed emotiva ben lontana dal mondo digitale e reintroducendo l’illusione come strumento critico. Non per fuggire dalla realtà, ma per vederla meglio.

Con Once Again, Chiara Dynys dà vita a un ambiente immersivo e perturbante che trasforma la Sala Stirling di Palazzo Citterio in un palcoscenico contemporaneo. L’opera, una gigantesca installazione site-specific visibile fino al 7 settembre, nasce da una visione scenografica densa di riferimenti storici, filosofici e artistici: tre rulli rotanti lunghi dodici metri generano l’immagine di un mare in moto continuo, un’onda artificiale eppure ipnotica, che richiama le macchine teatrali del Seicento. Ma il mare di Dynys non è solo un omaggio barocco: è un dispositivo critico, una lente attraverso cui leggere il nostro tempo. 

Il titolo dell’opera, Once Again, richiama direttamente il concetto dell’eterno ritorno nietzschiano, ma in un’epoca dove tutto si ripete all’infinito — scroll, loop, replay — la formula assume un senso nuovo. Il ritorno oggi è meno ciclico e più ossessivo, quasi automatico: siamo immersi in un flusso costante di immagini, notizie, emozioni e stimoli che tornano sempre “ancora una volta”, senza più radicarsi nella memoria o generare profondità. In questo senso, il mare meccanico di Dynys diventa metafora perfetta della condizione contemporanea: un’illusione seducente, costruita, dichiaratamente artificiale, che affascina proprio nella sua evidente finzione. 

Chiara Dynys, “Once Again”, 2025, ph. Giulio Buono Studio Blu

“ONCE AGAIN” DI CHIARA DYNYS: UN’ILLUSIONE “RUMOROSA” E CORPOREA 

Il cuore dell’opera è infatti la tensione tra reale e fittizio, tra verità e illusione. Questa dialettica si inserisce in una più ampia riflessione sulla spettacolarizzazione del mondo, dove l’esperienza estetica è spesso ridotta a consumo visivo e l’autenticità viene continuamente mediata da dispositivi, filtri e narrazioni prefabbricate. La scelta di Dynys di recuperare tecniche e materiali tradizionali — vetro lavorato a mano, meccanismi artigianali, illusioni prospettiche — va in controtendenza rispetto all’estetica digitale e levigata del presente. Eppure, proprio in questo anacronismo consapevole, l’opera si fa radicalmente attuale. 

Nel costruire un’illusione “rumorosa” e corporea, Dynys restituisce al pubblico una dimensione esperienziale: non solo visiva, ma anche sensoriale ed emotiva. Chi entra nella sala è coinvolto fisicamente, si trova sulla “battigia”, dentro una soglia, dove arrivano parole, frammenti, ricordi — tracce che appartengono all’artista, ma anche all’immaginario collettivo. È in questo spazio intermedio, tra il personale e il condiviso, che l’opera apre una riflessione sulla condizione umana contemporanea, fatta di spaesamento, attrazione e desiderio di orientamento. 

In alto, la colonna centrale trasformata in faro luminoso a 360 gradi suggerisce un punto di riferimento, ma anche un’illusione ottica mobile: non un’ancora, ma un richiamo. La luce, elemento chiave della poetica di Dynys, non è mai puramente estetica: è un pensiero, una direzione, una soglia tra visibile e invisibile. Come accade anche in Blue Gate, il portale in vetro cangiante che introduce all’installazione: un simbolo di passaggio, di inizio e trasformazione. 

Chiara Dynys, “Once Again”, 2025, installation view, ph. Giulio Buono Studio Blu

L’ILLUSIONE COME STRUMENTO CRITICO NELL’OPERA DI CHIARA DYNYS 

Da oltre trent’anni, Chiara Dynys indaga i confini tra materia e significato, realtà e apparenza, luce e spazio. In Once Again questa ricerca raggiunge una sintesi potente, capace di dialogare sia con la storia dell’arte (dal teatro barocco alle avanguardie), sia con il presente più urgente. L’artista non offre soluzioni né racconti lineari, ma costruisce ambienti in cui il pensiero prende forma nello stupore, nella bellezza, nella perturbazione. 

Nel nostro tempo, segnato da una crescente artificializzazione della realtà, l’opera di Dynys ci invita a una sosta percettiva, a una riflessione sul confine tra ciò che è vero e ciò che è costruito, tra ciò che appare e ciò che significa. In un mondo dove il virtuale ha colonizzato l’esperienza, Once Again reintroduce l’illusione come strumento critico: non per fuggire dalla realtà, ma per vederla meglio, da un’altra angolazione. Ed è forse proprio in questo gesto — nel voler ancora una volta fermare il tempo, rallentare la visione, abitare il dubbio — che si manifesta il senso politico più profondo dell’opera: ricordarci che guardare è anche una responsabilità, e che dietro ogni simulacro si cela sempre una scelta. 

In questo mare che si muove, tra onde finte e visioni vere, il pubblico è chiamato a navigare. E, forse, a riconoscersi. 

LINK
  • https://www.clp1968.it/mostra/chiara-dynys-once-again/ 
Lucia Antista
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