A Videocittà 2025 debutta, con un’opera digitale poetica e suggestiva, il primo esito di Pinus Pinea, AV Talk che esplora la crisi del pino romano. L’iniziativa è parte di CO-VISION, progetto europeo per mappare il patrimonio naturale con l’arte digitale e sensibilizzare alla sua tutela.
Che rapporto abbiamo oggi con la natura che ci circonda? E cosa possiamo fare, come cittadini e artisti, per preservarne la memoria e la presenza futura? CO-VISION nasce per rispondere a queste domande attraverso una grande azione collettiva che unisce undici Paesi europei. È un progetto di cooperazione internazionale co-finanziato da Europa Creativa e guidato dal festival romano Videocittà, che ne è capofila. L’obiettivo è creare un grande archivio digitale europeo del patrimonio naturale, attraverso opere audiovisive, installazioni immersive, performance e sculture interattive. Ogni opera nasce da un dialogo tra artisti, scienziati, istituzioni e cittadini, per raccontare le fragilità ambientali dei territori coinvolti e stimolare consapevolezza. Come ha spiegato Guido Pietro Airoldi, project manager del progetto, CO-VISION intende “preservare la memoria collettiva del patrimonio naturale europeo”, traducendola in una testimonianza visiva e sensibile per le generazioni future. I partner artistici coinvolti includono, oltre a Videocittà, festival e realtà di primo piano nel panorama europeo: l’Athens Digital Arts Festival (Grecia), Eufònic (Spagna), la Fondazione Transilvania Trust (Romania), il KIKK Festival (Belgio), LAB852 (Croazia), Rencontres Audiovisuelles (Francia) e il Signal Festival (Repubblica Ceca). A questi si affiancano quattro partner tecnici, tra cui l’Università NTNU (Norvegia) per lo sviluppo tecnologico dell’archivio e l’Istituto Europeo di Design (IED) per l’elaborazione metodologica e visiva del progetto.
UN’OPERA PER ROMA: PINUS PINEA E IL RACCONTO POETICO DI UNA CRISI
Per l’Italia, il progetto si è focalizzato sul Pinus Pinea, il pino domestico che punteggia lo skyline della capitale e accompagna lo sguardo di chi percorre i suoi viali, simbolo iconico ma sempre più fragile. Malattie, parassiti, cambiamenti climatici e incuria ne stanno minacciando l’esistenza. Da qui l’idea, nata da Francesco Dobrovich (Head of Creativity di Videocittà), di creare un AV Talk dedicato a questo albero, in collaborazione con la Tenuta Presidenziale di Castelporziano, dove il pino è al centro di un delicato processo di conservazione. Pinus Pinea sarà presentato durante Videocittà, dal 3 al 6 luglio 2025, all’interno dell’Opificio 41, nel cuore del Gazometro di Roma, ogni sera a intervalli regolari. L’opera si sviluppa come una narrazione audiovisiva immersiva che fonde testo, immagine e suono, e si muove tra scienza e poesia. Come sottolinea Anna Lea Antolini, curatrice delle esperienze VR di Videocittà, “abbiamo scelto di partire da un’immersione poetica, che affrontasse una tematica scientifico-sociale con uno sguardo evocativo, mai angosciante, ma capace di far scattare una consapevolezza negli spettatori”.
UN TEAM MULTIDISCIPLINARE PER UN’OPERA COLLETTIVA
Il team italiano di Pinus Pinea unisce profili artistici diversi ma complementari. Vincenzo Pizzi, sound designer e musicista, ha campionato suoni organici — dal fruscio degli aghi di pino al rumore di una pigna che cade — rielaborandoli in un paesaggio sonoro stratificato. Delfina Stella, danzatrice e pedagogista, ha introdotto una riflessione sul corpo-pianta, inteso come ponte sensibile tra umano e vegetale. Simone Arcagni, docente universitario ed esperto di cultura digitale, ha arricchito il progetto con riferimenti letterari e scientifici. La visual artist Lorenza Liguori ha poi tradotto questa ricerca collettiva in immagini digitali, alcune delle quali create con l’uso dell’intelligenza artificiale. “L’artista ha saputo restituire visivamente l’idea di trasformazione e di coesistenza tra bellezza e fragilità. Le sue immagini, oniriche e profonde, parlano direttamente allo spettatore”, racconta Antolini. Il lavoro si è sviluppato in modo orizzontale, attraverso momenti di scambio e confronto, in cui ogni artista ha contribuito con il proprio linguaggio a costruire un’opera condivisa.
IL METODO CO-VISION: DIALOGO TRA COMUNITÀ E ARTISTI
Uno degli aspetti più innovativi di CO-VISION è la sua struttura partecipativa. Il percorso di Pinus Pinea è iniziato con un local debate svoltosi lo scorso ottobre al MAXXI di Roma, in cui cittadini, esperti e stakeholder hanno immaginato insieme una Roma futura priva dei suoi pini. “È stato un momento importante – spiega Antolini – perché ha permesso di ancorare la riflessione artistica a una dimensione reale e condivisa”. Durante le visite alla Tenuta di Castelporziano, situata nel X Municipio di Roma, il team ha potuto osservare da vicino il processo di cura e rigenerazione dei pini: “Ci hanno mostrato i ‘cimiteri’ degli alberi abbattuti per via dei parassiti e dei cambiamenti climatici e le nuove piantumazioni. Un’esperienza che ha reso ancora più urgente la necessità di raccontare questa storia”, sottolinea la curatrice.
UNA TRAIETTORIA IN DIVENIRE: FUTURO E ARCHIVIO DIGITALE
Un contributo video, tra immagini reali e digitali, sull’AV talk Pinus Pinea è stato ideato e presentato all’Expo di Osaka 2025, grazie alla Regione Lazio. L’attesa ora è per il primo capitolo dell’opera digitale a Videocittà che rappresenta solo l’inizio di un percorso più lungo. L’obiettivo finale è la creazione di un archivio digitale europeo previsto per il 2026, in cui tutte le opere nate da CO-VISION confluiranno. Oltre a essere una raccolta di installazioni, l’archivio sarà una vera e propria piattaforma culturale, accessibile online e pensata come eredità per le future generazioni. “Stiamo valutando le modalità per garantirne la fruizione futura: sarà un luogo virtuale ma anche un punto di partenza per nuovi progetti di sensibilizzazione”, conclude Antolini.
IL RUOLO DELL’ARTE NEL RACCONTO DELLA NATURA CHE CAMBIA
Pinus Pinea, come tutte le opere di CO-VISION, non è solo un prodotto artistico, ma un invito alla riflessione sul nostro rapporto con l’ambiente. Il pino da pinolo, così presente nella nostra quotidianità visiva, è oggi testimone di un cambiamento che riguarda tutti: la progressiva scomparsa del verde urbano, la trasformazione del paesaggio, il rischio di perdere simboli identitari. CO-VISION mostra come l’arte digitale possa diventare uno strumento potente di sensibilizzazione ambientale. Attraverso la bellezza, l’immaginazione e le emozioni, ci spinge a osservare, capire e agire. L’archivio che nascerà nel 2026 sarà quindi, non solo una collezione di opere, ma una testimonianza viva del nostro tempo, e della nostra capacità — o incapacità — di tutelare ciò che abbiamo di più caro: la natura.
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