Il leggendario pioniere della musica elettronica Jean-Michel Jarre approda al MEET Digital Cultural Center di Milano con una serie di opere visive generate con le intelligenze artificiali. Purtroppo però, la domanda sorge spontanea: ma ne avevamo davvero bisogno?
Nella storia della civiltà umana l’avanzamento tecnologico ha sempre necessitato di un certo periodo di incubazione volto all’accettazione, e alla conseguente normalizzazione, di ogni nuova invenzione. Si tratta di un processo fisiologico nel quale si approccia alle innovazioni del momento in maniera basilare proprio per testare ciò che in esse può funzionare o meno. E un fenomeno come il recente avvento delle intelligenze artificiali nel campo delle arti visive non è ovviamente estraneo a queste dinamiche.
Da quando una tecnologia come quella insita nei software text-to-image ha fatto il suo ingresso nella nostra società è stato inevitabile assistere a una proliferazione fuori controllo di contributi che ora come ora possono anche lasciare il tempo che trovano.
LA TECNOLOGIA DI JEAN-MICHEL JARRE A MILANO
Data l’estrema velocità delle nuove tecnologie nella nostra epoca, siamo arrivati adesso a un punto in cui si comincia a guardare a ciò che è stato realizzato in ambito text-to-image con un sentimento di noia misto a indifferenza. Saturi di tutta una serie di prodotti dal dubbio gusto estetico, ci si domanda quanto sia indispensabile fruire di tutto questo materiale visivo dai connotati particolarmente stereotipati.
O meglio, questo è ciò che viene spontaneo chiedersi dopo aver visto Promptitude, l’ultima mostra di Jean-Michel Jarre.
Annoverato giustamente tra i mostri sacri della musica elettronica – nonché fra i padri di generi quali l’ambient, il synth pop, e la new-age –, il geniale compositore e producer francese si è dato di recente all’esplorazione delle potenzialità delle intelligenze artificiali in ambito visivo. Ma con quali risultati?
Premettendo che la creatività e la sperimentazione sono qualcosa da non negare mai, capita spesso di mettere in discussione le modalità, e i canali, con cui vengono espresse.
Si tratta di considerazioni più che legittime, soprattutto se si pensa a tutti coloro che custodiscono potenzialità artistiche enormi senza però i mezzi necessari (e la giusta visibilità) per metterle in pratica nel migliore dei modi.
“PROMPTITUDE”: LA MOSTRA SULLE IA AL MEET DI MILANO
Allestita al MEET Digital Cultural Center di Milano, la grande personale di Jarre è il risultato di una curiosità innata che ha portato il celebre compositore – ora 76enne – a confrontarsi con le possibilità, e i limiti, dei software text-to-image.
Dopo più di un anno di approcci e tentativi, Jean-Michel Jarre ha così pensato di rivelare al pubblico ciò che ha prodotto, puntando forse un po’ troppo sull’aura che egli stesso si trascina dietro da circa mezzo secolo piuttosto che sull’efficacia dell’operazione intera.
A sfilare all’interno dell’esposizione sono infatti alcuni ritratti di personaggi/cyborg (spesso dai connotati femminili) stampati su tela, e pure con una qualità non troppo alta.
Accompagnate sia dal prompt originario sia da alcune descrizioni sulla loro identità – fornite sempre dalla IA –, le figure in questione osservano lo spettatore ricordandogli purtroppo qualcosa di già visto e rivisto.
LE CONTRADDIZIONI DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Il primo grande stridio di questo progetto sta nel suo presentarsi come qualcosa di avveniristico che in verità sa di anacronistico. A caratterizzare i soggetti in mostra sono infatti svariati elementi che attingono tanto dall’immaginario cyberpunk, quanto dalle avanguardie storiche (come il Costruttivismo, e l’Espressionismo tedesco), e le creature di Tim Burton. In parole povere: qualcosa di estremamente impersonale che non offre nessun cortocircuito particolare; e, questa volta, non è colpa delle macchine.
Oltre a ciò, la mostra lascia particolarmente perplessi anche sul piano dell’onestà intellettuale. Si ricorda infatti che Jarre si è sempre battuto sulla tutela dei diritti d’autore (che vengono invece completamente calpestati quando si utilizza questo tipo di intelligenze artificiali) coprendo perfino la carica – per due mandati consecutivi, dal 2013 al 2020 – di Presidente del CISAC (Confédération Internationale des Sociétés d’Auteurs et Compositeurs).
IL RAPPORTO TRA ARTE E AVANZAMENTO TECNOLOGICO
Fortunatamente, la mostra non si limita soltanto a questa insolita incursione nelle arti visive. A completarne il percorso espositivo è infatti EŌN, un’opera generativa che, progettata dallo stesso Jarre, consente di ascoltare delle composizioni musicali infinite.
Concepito per incarnare l’essenza di un avanzamento creativo e tecnologico senza limiti, EŌN darà fino al 7 settembre la possibilità di fruire di brani destinati a non ripetersi mai nella stessa maniera.
Fatta eccezione per quest’ultimo progetto, purtroppo Promptitude non convince e lascia la certezza che, talvolta, non tutto ciò che di artistico viene prodotto deve per forza essere mostrato al pubblico. Anche se il tuo nome è Jean-Michel Jarre.
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