L’Arte ri-pensa l’IA: “Timeline Shift” alla Pastificio Cerere 

Timeline Shift, la mostra del Re:humanism Art Prize 4, alla Fondazione Pastificio Cerere di Roma è un’indagine critica sull’Intelligenza Artificiale, etica, sostenibilità e i limiti dei modelli produttivisti. Approfondiamo alcune delle opere finaliste, tra attivismo e poesia digitale. 

L’intelligenza artificiale è spesso descritta come una forza rivoluzionaria capace di ridefinire il nostro modo di vivere, lavorare e di creare. Tuttavia, un dibattito crescente si sta concentrando sui limiti intrinseci dell’IA, in particolare nei campi che richiedono comprensione, empatia e creatività. Il rischio è che l’adozione di algoritmi predittivi, non dotati di quella sensibilità umana che caratterizza la creatività, possa ridurre l’arte a un semplice processo di riproduzione meccanica, privo di quella ‘unicità’ che storicamente distingue le opere artistiche. L’intelligenza artificiale, infatti, non ha accesso all’esperienza umana, ai suoi vissuti, alle emozioni e alle intuizioni che spesso sono alla base della creazione artistica. 

I LIMITI DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE  

Alcuni studiosi, come la professoressa Joanna Zylinska del King’s College di Londra, hanno evidenziato come l’IA, pur essendo capaci di produrre contenuti sorprendenti, sia costretta a operare all’interno di modelli predittivi che escludono la complessità e l’incertezza che caratterizzano l’esperienza umana. Secondo Zylinska, una delle sfide principali è quella di riconsiderare l’uso dell’IA in modo che possa non solo rispondere alle logiche produttiviste e capitalistiche, ma anche creare spazi di riflessione che siano più inclusivi, sostenibili e in grado di valorizzare la pluralità di esperienze umane.  La scrittrice e saggista statunitense Shoshana Zuboff, autrice del best-seller Il capitalismo della sorveglianza (2018), aveva messo in guardia l’opinione pubblica sul rischio che l’Intelligenza Artificiale in futuro sarebbe potuta essere utilizzata come strumento di sfruttamento dei dati personali, piuttosto che come risorsa per l’espressione artistica. Zuboff critica infatti l’uso predatorio dei dati, che alimenta una macchina economica che esclude il benessere e la privacy dell’individuo. Esistono, tuttavia, modelli alternativi di applicazione dell’IA che vanno oltre la semplice ottimizzazione e produttività, come ad esempio l’Intelligenza Artificiale che si integra nel processo creativo come uno strumento capace di ampliare le possibilità dell’artista, senza sostituirlo. In questi scenari, l’IA non è il fine, ma un mezzo per esplorare nuove forme di espressione e per mettere in discussione la centralità dell’uomo in un mondo sempre più tecnologico. 

Lo Def-Film Factory CONCEPT DRIFT, 2025 Courtesy the artists

LA MOSTRA ALLA FONDAZIONE PASTIFICIO CERERE A ROMA

La riflessione sui limiti dell’IA e sugli approcci alternativi è al centro della riflessione della mostra Timeline Shift, ospitata dalla Fondazione Pastificio Cerere di Roma fino al 30 luglio 2025. In occasione della quarta edizione del Re:humanism Art Prize, l’esposizione presenta le opere dei dieci finalisti che affrontano temi cruciali come l’estrazione dei dati, la sostenibilità e l’etica nell’era digitale. Il premio si conferma come un punto di riferimento internazionale nella riflessione sull’arte e l’IA, invitando a riflettere sulle implicazioni dell’adozione di tecnologie che modellano la nostra percezione del mondo e la nostra relazione con il tempo. La mostra non solo esplora il rapporto tra l’umano e la macchina, ma propone anche visioni alternative e radicali del futuro. Come sottolinea la curatrice Daniela Cotimbo, Timeline Shift “decostruisce la concezione lineare e produttivista del tempo, radicata nella società occidentale” per aprirsi a visioni più soggettive e stratificate, che restituiscono spazio a modalità più etiche e inclusive di vivere la tecnologia. Le opere presentate invitano il pubblico a interrogarsi su come la tecnologia, lontana dalla sua dimensione puramente produttiva, possa diventare un mezzo per esplorare la resistenza, l’identità e la spiritualità in un mondo sempre più dominato dagli algoritmi. 

Lo Def-Film Factory CONCEPT DRIFT, 2025 Courtesy the artists

ESPLORAZIONI ATTRAVERSO L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE  

Particolarmente suggestiva l’opera Net Runner 01 di Federica Di Pietrantonio, che apre spunti di riflessione sul nostro ruolo nel contesto digitale. L’artista ha creato un dispositivo indossabile che simula una ‘fuga sicura’ dalla sorveglianza costante, mettendo in discussione la nostra crescente frammentazione online. La sua installazione, basata su una piattaforma decentralizzata, affronta la questione della perdita di agency nell’era del controllo algoritmico, cercando di ricostruire una connessione tra il corpo e il dato digitale. L’opera è una sfida alla continua monitorizzazione che modella le nostre identità virtuali e fisiche. Ever Amanda di E. Metzger porta il concetto di memoria e intimità in un nuovo territorio: un’intelligenza artificiale che riscrive i diari personali dell’artista, creando una memoria che, pur sembrando autentica, è in realtà un prodotto impersonale. Questa riflessione sulla delega dell’identità e sullo smarrimento del sé è proiettata in uno spazio immersivo dove i visitatori sono invitati a sdraiarsi sotto i diari proiettati, interrogandosi sulla natura della soggettività nell’era della delega algoritmica. In modo provocatorio, AI-Ludd del collettivo IOCOSE immagina invece un’intelligenza artificiale disobbediente, addestrata per sabotare le macchine invece di ottimizzarle. Ispirata ai Luddisti, che nel XIX secolo si opposero all’introduzione delle macchine nei luoghi di lavoro, l’AI di IOCOSE suggerisce agli utenti di abbandonare il lavoro, sfidando la logica di produttività che domina il nostro rapporto con il tempo. In un’epoca in cui la tecnologia è spesso vista come uno strumento di efficienza, l’opera propone di riconquistare il nostro tempo e la nostra libertà. Concept Drift dei Lo-Def Film Factory si spinge oltre, intrecciando videogioco, archivio visivo e riflessione postcoloniale. Utilizzando modelli 3D generati da intelligenza artificiale, l’opera costruisce un contro-archivio che mette in luce come le logiche tecnologiche globali abbiano radici profonde nel colonialismo. Il progetto esplora le interferenze tra infrastrutture materiali e logiche algoritmiche, mettendo in discussione l’idea di un progresso inevitabile e lineare, e proponendo invece una narrazione più complessa e sfaccettata. Kian Peng Ong, con CLOUD SCRIPTS, offre una visione completamente diversa, dove la tecnologia non è solo produttività, ma anche spiritualità. L’artista prende i Cloud Seals taoisti – segni rituali utilizzati per comunicare con il mondo invisibile – e li reinterpreta attraverso l’intelligenza artificiale, creando simboli privi di significato figurativo ma carichi di un potenziale spirituale. In un’epoca in cui la tecnologia è al servizio della velocità e dell’efficienza, Ong propone un’alternativa rivoluzionaria: macchine lente che ci riportano al dialogo con la natura e la spiritualità. Un ulteriore protagonista di questa edizione è Franz Rosati, il cui lavoro DATALAKE\: CONTINGENCY ha vinto il Premio APA. Con una serie di scenari generati dall’intelligenza artificiale, l’opera esplora la tensione tra natura e tecnologia, dando vita a un flusso di immagini che si trasformano continuamente, come una riflessione sul conflitto tra i disastri naturali e l’ingerenza delle strutture tecnologiche. La continua mutazione di questi scenari evoca il caos e l’incertezza, simbolizzando l’instabilità e la fragilità di un sistema che si confronta con la complessità del mondo naturale. 

IOCOSE AI-Ludd, 2025 Courtesy the artist

ATTIVISMO, ECOLOGIA E POESIA IN MOSTRA 

Timeline Shift non è solo una mostra sulle potenzialità della tecnologia, ma un’occasione per ripensare le sue implicazioni culturali, politiche e spirituali. Le opere dei finalisti sono un invito a riconsiderare il nostro rapporto con il tempo, con la macchina e con il nostro stesso futuro, cercando di sfidare le logiche predittive e produttiviste che sembrano dominare il nostro presente. La mostra, pur essendo un’esposizione artistica, si configura così come un vero e proprio atto di resistenza culturale. Ogni opera offre una visione critica della tecnologia, ma anche una possibilità di speranza, un invito a ripensare le nostre scelte e il nostro rapporto con il mondo digitale. Timeline Shift non è quindi solo una riflessione sull’arte contemporanea, ma un’occasione per interrogarci sul nostro futuro e sulle scelte etiche che ci attendono, di cui – a differenziamo di quanto crediamo – siamo ancora gli unici responsabili. 

LINK
  • https://www.pastificiocerere.it/mostre-attivita/rehumanism-art-prize-4-timeline-shift/
Alessandro Mancini
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