Esce in Italia il libro cult della critica femminista 

Il volume, tradotto in italiano per Tlon e in uscita a settembre, introduce (finalmente) in Italia due autrici centrali per la storia e la critica d’arte femminista: Griselda Pollock e Rozsika Parker. In quale ottica rileggere oggi il testo del 1981? Ne abbiamo parlato con la curatrice, Greta Boldorini.

Ad aprire il dibattito sul perché la storia dell’arte occidentale avesse sistematicamente escluso le donne dalle sue pagine nel corso dei secoli, ci ha pensato Linda Nochlin nel 1971. Il suo saggio Perché non ci sono state grandi artiste? fu fragoroso per la sua lucidità, per l’approccio analitico e asciutto che non lascia spazio alla retorica. Esattamente dieci anni dopo, con la puntualità che si riserva soltanto alle vere urgenze, Griselda Pollock e Rozsika Parker compiono il passo successivo: Old Mistresses: Women, Art and Ideology esce per le stampe di Pandora Press nel 1981. 

PARTIRE DA LINDA NOCHLIN  

Se Nochlin denunciava la mancanza di artiste donne, accusando la struttura patriarcale e misogina entro cui l’arte occidentale era nata e cresciuta, le due colleghe partivano invece dalla premessa che le grandi artiste ci sono sempre state, emarginate e silenziate proprio a causa dei meccanismi che Nochlin aveva individuato. “It is no longer necessary to assert that there have been women artists. The evidence is overwhelming” scrivono nella prefazione della prima edizione.  
Il cambio di prospettiva è radicale, figlio di un tempo storico in cui le donne non sono più disposte a credere alla favola dell’inferiorità atavica femminile, al mito del genio maschile e al concetto stesso di artista, discendente sano e perfetto di un modello patriarcale. “L’eliminazione delle artiste dal canone viene individuata nell’ideologia ottocentesca che ha prodotto esiti evidenti nel corso del Novecento” spiega la curatrice del volume, Greta Boldorini. “L’intento [di ‘Old Mistresses’, ndr] non è infatti ridare centralità alle artiste all’interno della storia dell’arte, quanto piuttosto decostruire quella stessa storia basata su presupposti e ideologie che, in alcuni precisi momenti storici, hanno emarginato le artiste”. 

Image courtesy of the Estate of Mary Beth Edelson and David Lewis Gallery.

L’ARTE FEMMINILE NON È UNA MERA BATTAGLIA CONTRO L’ESCLUSIONE 

Dunque non un semplice elenco di voci femminili silenziate, ma un’operazione di disfacimento radicale. Le autrici comprendono sin da subito l’inutilità di raccontare l’arte femminile come una mera battaglia contro l’esclusione. Al contrario ribadiscono che le grandi artiste sono tali al di là della loro sottomissione storica, sfuggendo in questo modo l’allettante trappola di inquadrare le donne come eterne guerriere, lodevoli semplicemente per la loro opposizione al maschio dominante, che rimane in questo modo l’unica unità di misura. 

L’ATTUALITA’ DI “OLD MISTRESSES”  

Evidente è l’urgenza dell’operazione editoriale di Tlon, che sana così un vuoto abissale. “È un testo che a distanza di più di quarant’anni riesce a mantenere praticamente intatta la sua attualità. Ci parla del nostro tempo anche con tanti piccoli dettagli che possono sembrare secondari”. Esempio lampante, spiega Boldorini, è la riduzione della carriera di un’artista alla sua biografia, abitudine dura a morire se pensiamo ai numerosi percorsi espositivi che giocano col sensazionalismo e la romanticizzazione di traumi, violenze, vite private e scandali coniugali, primo fra tutti il caso della mostra su Artemisia Gentileschi del 2023 a Palazzo Ducale di Genova, curata da Costantino d’Orazio. “Le artiste continuano a essere nascoste e con loro tutte quelle soggettività che non rientrano nella categoria di artista uomo bianco occidentale”. 

Così, al di là del senso di conquista nel vedere finalmente tradotta in Italia la voce più eminente della storia dell’arte femminista contemporanea – Griselda Pollock –, cova una rabbia silenziosa che resta sottopelle e che chiede, sempre troppo educatamente, il conto delle altre voci ignorate e andate sprecate, vittime di una narrazione corale maschile rivelatasi fallace, distruttiva e antistorica. 

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Marianna Reggiani
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