A Roma, tra il Gazometro illuminato e le performance multimediali, Videocittà fonde arte, musica e tecnologia in un’esperienza immersiva che celebra il futuro della cultura digitale. Il festival di cui abbiamo tanto bisogno.
Sorrido quando sento dire che l’arte e la cultura sono mondi noiosi, dove è difficile divertirsi. Certo, sono di parte, ovviamente, ma credo che certe frasi o riflessioni siano dettate dal fatto che non si ha una visione completa di quelle che sono le realtà che animano il folle mondo artistico-culturale.
Uno esempio tra tutte, è quella che da ormai otto anni si svolge a Roma a luglio. Sto parlando di Videocittà, il Festival della Visione e della Cultura Digitale, ideato da Francesco Rutelli e con la direzione creativa di Francesco Dobrovich.
Ogni anno colpisce per la qualità della programmazione e per la capacità di unire musica, arte, performance, talk e visual innovativi. Nonostante le otto edizioni, ancora oggi, Videocittà mantiene la sua natura di osservatorio aperto che promuove l’eccellenza dell’audiovisivo e della comunicazione digitale a livello internazionale. Non a caso, anche nelle scorse edizioni ha sempre ospitato Premi Oscar e vincitori del Leone d’Oro e d’Argento alla Biennale di Venezia.
Tuttavia, quella che credo sia la reale forza di questo Festival è la capacità di mantenere l’identità di laboratorio per talenti emergenti italiani, che ormai hanno raggiunto una fama internazionale.
COSA CI HA SORPRESO DI QUESTA EDIZIONE DI “VIDEOCITTÀ”
Se si entra all’interno di questo mondo fantastico, a colpirci sono sicuramente le installazioni site-specific che ogni anno avvolgono il Gazometro G4, ormai diventato il monumento simbolo della Roma contemporanea. Quest’anno l’intervento è stato affidato all’artista romano Quayola, che ha presentato il progetto Solar. Il Gazometro si è trasformato in un monumento luminoso, celebrando il Sole come fonte primaria di vita, energia e trasformazione.
Solar è stata progettata ispirandosi al fenomeno ottico dei raggi crepuscolari, e aveva la capacità di riprodurre un ciclo infinito di albe e tramonti digitali: la luce si trasformava in materia viva, diventava un elemento fisico, concreto.
È di notte che queste installazioni si possono apprezzare nella loro completezza: le luci sezionano il buio, creando visioni e immaginari che ridisegnano lo spazio circostante.
L’edizione di quest’anno, che si è conclusa lo scorso 6 luglio, ha celebrato l’800esimo anniversario del Cantico delle Creature di San Francesco e si è concentrata sul sole come simbolo di vita, luce ed energia. Un tema che si è riflesso nel lavoro degli artisti coinvolti, esplorando il rapporto tra sostenibilità, ambiente e innovazione digitale.
ARTE DIGITALE, MA ANCHE MUSICA E AUDIOVISIVO
Tanta la musica. Con la selezione curata da Michele Lotti, sono stati coinvolti artiste e artisti il cui linguaggio è strettamente legato all’audiovisivo. Un’alternanza di ospiti affermati e nuove promesse, internazionali e nazionali, che andava da Max Cooper a Victoria, da Caribou a okgiorgio, passando per Dardust, Ela Minus e Noémi Büchi.
Videocittà diventa ogni anno sempre di più la frontiera più avanzata dell’audiovisivo, proprio grazie agli artisti coinvolti, che portano in anteprima – o in modalità site-specific – progetti inediti legati ai grandi nomi della musica internazionale e ai più apprezzati artisti multimediali.
Si conferma centrale, all’interno del programma, lo spazio dedicato ai TALK, che quest’anno ha visto protagonista la rassegna moderata da Nicolas Ballario.
Qui si può trovare tutto ciò che riguarda l’evoluzione del linguaggio digitale: sul palco si intrecciano ogni anno le riflessioni taglienti di comici e content creator con gli spunti analitici del mondo accademico.
Esattamente quello che dovrebbe essere la divulgazione e la comunicazione oggi: un mix di registri diversi che si alternano con naturalezza, offrendo una modalità di fruizione aperta a un pubblico sempre più ampio.
Mi diverte questa tipologia di approccio, anche perché mostra come dovrebbe essere – dal mio punto di vista – la cultura contemporanea, ovvero una ricetta perfetta tra ironia, critica sociale e costruzione di nuove narrazioni collettive.
LA VIDEOARTE PROTAGONISTA A ROMA
Tra i molti progetti interessanti di videoarte che si sono susseguiti quest’anno, è da segnalare sicuramente la performance multimediale in anteprima assoluta di Francesca Heart e Cielofuturo: una favola tecnologica mediterranea, una vera allucinazione psichedelica capace di dissolvere i confini tra presente e futuro, psiche e macchina, sogno e archivio.
Da segnalare anche l’universo poetico e onirico disegnato da Canzonieri, un progetto artistico e musicale multimediale nato dall’incontro tra l’artista visivo Emiliano Maggi e il musicista Cosimo Damiano, con una performance immersiva pensata come un racconto in continua trasformazione.
Le cose da dire su questo Festival sarebbero tantissime. Quello che possiamo affermare con certezza è che noi – professionisti e appassionati del mondo dell’arte, e non solo – dovremmo essere fieri di avere in Italia una realtà di questo tipo.
Ricerca, innovazione, sostegno ai giovani artisti e volontà di presentare il meglio del panorama mondiale sono elementi fondamentali per far sì che la cultura italiana torni a essere osservata e valorizzata anche fuori dai nostri confini. Con SUPERFRESH non potevo non portarvi dentro questo Festival, e presentare – a chi ancora non lo conoscesse – un progetto che merita di essere seguito. Per chi se lo fosse perso, vi lascio un bel numero di foto per assaporare con gli occhi quello che è stato.
LINK
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