Antonio Grulli: ritornare alle origini per costruire il futuro dell’arte

In questa intervista, Antonio Grulli racconta il significato del suo ritorno alle origini, il suo approccio curatoriale appassionato e la sua profonda fiducia nel potenziale della pittura italiana contemporanea. 

Con la recente nomina a direttore del CAMeC di La Spezia, Antonio Grulli inaugura una nuova fase del suo percorso professionale, tornando nella terra in cui è nato e cresciuto. Critico e curatore attento ai linguaggi contemporanei, Grulli si racconta ripercorrendo i momenti chiave della sua carriera e condividendo la visione che lo guida nel suo nuovo incarico. Tra memoria storica, avanguardie novecentesche e un forte impegno verso le giovani generazioni artistiche, emerge un’idea per museo dinamico, capace di coniugare radici culturali e slancio verso il futuro. 

Innanzitutto complimenti per la nuova nomina a direttore del CAMeC di La Spezia. Ho letto che sei nato proprio lì e cresciuto in un paese vicino: cosa ha significato per te, sia professionalmente che personalmente, questo ritorno alle origini?

È una piacevole e inaspettata sorpresa. Ovviamente sono felice di tornare a lavorare nelle zone in cui sono cresciuto e ho vissuto fino ai diciotto anni, ma la cosa che mi ha intrigato è il passato del museo, le sue radici, le quali affondano nella storia delle avanguardie e del Futurismo per il legame con Filippo Tommaso Marinetti. Marinetti ha dato vita al Premio del Golfo di pittura negli anni trenta del secolo scorso, e da questo ha origine il nucleo principale delle opere del museo. Inoltre il territorio è legato alla poesia, un luogo di vita e lavoro per figure come Byron, Shelley, Fortini, Giudici, Montale e molti altri. Nella mia carriera di critico e curatore ho lavorato moltissimo con la pittura e con i poeti, e penso che questo possa dare vita a qualcosa di interessante. 

Allestimento nuovo CAMeC, ph. Alessandro Messina
Come hai iniziato il tuo percorso nel mondo dell’arte contemporanea? C’è stato un momento o un incontro determinante?

Difficile dirlo. Forse due momenti sono stati cruciali: come critico all’inizio di tutto vi è stato l’incontro con un gruppo di giovani e bravissimi critici letterari con i quali abbiamo realizzato a Bologna una rivista che si chiamava Daemon in cui io mi occupavo di arte. La prima persona invece che mi ha fatto curare una mostra è stato l’artista Marco Nereo Rotelli, il quale mi ha messo in contatto con un gruppo di giovani artisti Cremonesi: avevo 23 anni e a lui devo molto per questo.  

La collezione permanente del CAMeC è strettamente legata al ‘900, mentre il tuo lavoro come curatore guarda molto al contemporaneo e ai giovani artisti (penso soprattutto al tuo ruolo di responsabile del programma di studi della Fondazione Bevilacqua La Masa a Venezia). Come pensi di conciliare questi due aspetti?

Vorrei riuscire a far vedere come tutti i grandi artisti, anche del passato, abbiano dentro la capacità di essere ancora contemporanei, di essere destabilizzanti, scomodi, freschi e vitali come gli artisti di 30 o 40 anni. Voglio trattarli esattamente nello stesso modo. 

"Morandi e Fontana. Invisibile e Infinito", installation view, ph. Irene Malfanti
Quali sono le principali sfide e opportunità nel lavorare con artisti in formazione o all’inizio del loro percorso?

Beh, l’emozione che si prova nel creare un percorso di crescita insieme a un giovane artista e vedere che arrivano i risultati è impagabile. Oggi molti miei colleghi sono impegnati nella riscoperta di figure del passato. Ma in futuro per la mia generazione (come per ogni generazione del passato) credo che i conti si faranno sugli artisti che siamo stati in grado di far crescere intuendone i valori, le potenzialità, e la profondità. 

Residenza d'artista, Emeroteca dell'Arte, ph. Nico Covre
Qual è il progetto che hai curato e che più ti è rimasto nel cuore? E quale invece avresti voluto curare?

 Forse la mostra “Matrice” a La Spezia con Jacopo Benassi. Tra le mostre che avrei voluto creare c’è proprio il Premio del Golfo, e spero di riuscire a riportarlo in vita stabilmente nei prossimi anni. 

C’è un artista italiano (o più di uno) che secondo dovremmo tutti tenere d’occhio?

Credo che l’ultimissima generazione (nati negli anni 90) di pittori figurativi italiani sia di livello enorme, superiore ai coetanei stranieri, senza alcun dubbio. Spero il nostro sistema li possa seguire e supportare. 

Residenza d'artista, Emeroteca dell'Arte, ph. Nico Covre
Cosa vorresti vedere di nuovo o diverso nel mondo dell’arte nei prossimi anni?

Più musei e spazi di arte contemporanea dotati di veri e propri direttori. 

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Francesca De Pra
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