Alla scoperta di Book Look 2025. L’intervista ai fondatori di Obliquo

L’associazione Obliquo racconta il progetto Book Look 2025: una rassegna dedicata all’editoria visiva indipendente che prende piede a Pordenone dal 19 al 21 settembre. Il tema di questa edizione è lo sconfinamento (tra formati, discipline, geografie e non solo).

Far dialogare editoria visiva, arte e design non è solo un esercizio di stile, ma una sfida culturale che oggi trova nuova linfa a Pordenone. A raccoglierla sono Mattia Balsamini, Gabriella De Domenico e Lucia Del Zotto, fondatori di Obliquo, associazione nata per esplorare i linguaggi dell’immagine e le loro contaminazioni.

Tra i progetti più significativi c’è Book Look, rassegna che nel giro di qualche anno si è imposta come punto di riferimento per chi si muove tra libri, arti visive e pratiche editoriali sperimentali. Dal 18 al 21 settembre 2025, in concomitanza con Pordenonelegge, la manifestazione tornerà con la sua quinta edizione, ospitata negli spazi dell’Ex Convento di San Francesco e aperta per la prima volta al panorama internazionale. Il tema scelto, lo sconfinamento, annuncia già un’edizione in cui opere, incontri e narrazioni saranno chiamati a oltrepassare i limiti di genere e disciplina.

Il programma prevede appuntamenti che spaziano tra talk, laboratori, performance e mostre. Fiore all’occhiello resta la mostra mercato Libri da guardare, che quest’anno si arricchisce con la presenza di case editrici internazionali. Accanto ad essa, il debutto di Rizoma – Biblioteca radicale, progetto curatoriale che raccoglie pubblicazioni di arte visiva firmate da artisti legati al Friuli Venezia Giulia, e il nuovo format Libri a colazione, ideato da Livia Satriano. Tra gli ospiti attesi figurano, tra gli altri, Marco Sammicheli, Riccardo Falcinelli, l’illustratore Shout (Alessandro Gottardo) ed Elisa Caldana.

In questa intervista, i fondatori di Obliquo raccontano la nascita di Book Look, le visioni che lo animano e il modo in cui intendono tradurre in pratica il concetto di sconfinamento, costruendo un percorso che invita a guardare oltre le categorie prestabilite.

Avete fondato Obliquo nel 2020, un anno di chiusure e isolamento: quanto di quell’origine segnata dall’assenza di contatto ha alimentato oggi il vostro desiderio di intrecci, di incontri e di sconfinamenti?

In realtà Obliquo nasce prima del Covid: l’idea e la messa a terra del progetto risalgono tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020. Abbiamo fondato formalmente l’associazione pochi mesi prima del lockdown e siamo riusciti anche a organizzare una piccola rassegna, prima che tutto si fermasse. L’isolamento non è stato quindi il punto di partenza, ma semmai l’interruzione di un cammino che avevamo già avviato. L’isolamento ha interrotto un percorso che era già iniziato, ma ha rafforzato ancora di più il desiderio di creare intrecci, incontri e sconfinamenti. Era una necessità che coltivavamo da anni, ben prima della pandemia: dopo un periodo trascorso all’estero, siamo infatti rientrati in Italia con la volontà di portare anche in una città periferica come Pordenone esperienze e pratiche che avevamo visto soltanto in grandi città. Proprio quel tempo sospeso ha reso questo desiderio ancora più urgente.

Book Look 2023, Ex Tipografia Savio Pordenone, Obliquo
In questa edizione quali sono stati gli sconfinamenti più concreti? (Collaborazioni inedite, progetti fuori dal vostro ambito abituale, sperimentazioni di formati…)

Uno degli sconfinamenti più significativi di quest’anno è senza dubbio Rizoma – Biblioteca Radicale, il primo nucleo di una futura biblioteca dedicata alle pubblicazioni d’arte visiva di artisti e artiste del Friuli Venezia Giulia. Non è solo un archivio, ma anche uno spazio aperto di consultazione e condivisione. Portare questo progetto all’interno di Book Look significa andare oltre la formula della mostra mercato, dando vita a un luogo di memoria, relazione e studio, pensato per crescere dal basso.

Anche le performance serali sono esempi concreti di sconfinamento: la jam session con Goga e Alessandro Fiorin Damiani, così come il concerto di Guinevere con il visual live di Giulio Favotto, intrecciano musica e fotografia in modi inediti.

Infine, c’è anche uno sconfinamento geografico, con il coinvolgimento – per la prima volta – di case editrici straniere nella mostra mercato.

Avete un esempio specifico di un artista o editore che, secondo voi, incarna bene l’idea di sconfinamento creativo?

Non è semplice definire cosa sia uno sconfinamento creativo, ma crediamo nel dialogo fertile tra discipline diverse che trovano un punto d’incontro nell’oggetto libro. Questo significa che attorno al mondo dell’editoria indipendente accadono molte cose: il libro diventa così uno dei percorsi possibili. Prima ancora del libro, infatti, ci sono indagini, ricerche e sperimentazioni che possono trasformarsi in pubblicazioni, ognuna con il proprio approccio e la propria voce. Il libro può nascere da percorsi artistici, da epifanie fotografiche, da momenti di riflessione intimi o sperimentali, dai risultati di residenze d’artista, mostre, progetti di produzione creativa, o può addirittura presentarsi come opera d’arte in sé.

Ci interessa far emergere e far conoscere questa editoria libera, non vincolata da regole rigide o da canoni estetici, capace di aprirsi alla sperimentazione nel senso più ampio del termine. Questo accomuna le autrici e gli autori, editrici e editori, che faranno parte di questa edizione e Book Look stessa rappresenta esattamente questo.

Book Look 2024, Casa del Mutilato Pordenone, Obliquo
Quest’anno Book Look ha una nuova location, l’ex Convento di San Francesco, con un allestimento firmato Kristalia. In che modo un’architettura monumentale del XIII secolo dialoga con le espressioni artistiche che portate in scena in questo luogo?

Obliquo è uno spazio mobile che prende la forma dei luoghi che abita: dalla tipografia industriale alla Casa del Mutilato, fino a questo ex convento del XIII secolo. Ogni volta cerchiamo di trasformare spazi chiusi o poco frequentati in luoghi accessibili e intimi, capaci di diventare casa per noi e per chi ospitiamo. In questo percorso la collaborazione con Kristalia è fondamentale: i suoi arredi contribuiscono a rendere vivo e abitabile anche uno spazio storico, permettendoci di interpretarne le diverse anime. Nel convento, ad esempio, la chiesa diventa luogo di ascolto e concentrazione, il chiostro spazio di incontro e respiro, le sale raccolte momenti di intimità e consultazione. Lasciamo che sia l’architettura stessa a guidare il nostro modo di esporre, ascoltare e incontrarci.

Book Look 2024, Casa del Mutilato Pordenone, Obliquo
L’arrivo degli editori internazionali segna una svolta: pensate che porteranno soprattutto nuovi linguaggi o nuove modalità di guardare al libro come oggetto?

Più che introdurre nuovi linguaggi, l’arrivo degli editori internazionali porta soprattutto visioni diverse. È interessante, ad esempio, affiancare realtà più consolidate come Slanted o Verlag a case più piccole e di nicchia come Oaza o Bored Wolf, provenienti da contesti meno centrali nell’editoria indipendente, come Croazia o Polonia. Questo incontro arricchisce il festival perché mette in dialogo prospettive differenti e offre al pubblico l’opportunità di scoprirle e confrontarsi con esse in modo diretto.

Gli editori che invitiamo non arrivano tramite open call, ma sono selezionati da noi: ogni anno scegliamo chi ci sembra più significativo. Non ci interessa la quantità, ma la possibilità di creare un’esperienza autentica, evitando quell’effetto di saturazione che spesso caratterizza altre art book fair.

Per noi tutte le presenze hanno lo stesso valore, perché contribuiscono a un obiettivo comune: costruire relazioni tra autrici, autori, lettrici e lettori, tra comunità e discipline diverse. È da queste interazioni che nascono reti solide e nuove possibilità di dialogo, capaci di rendere l’editoria indipendente più sostenibile e duratura.

Caterina Erica Shanta, Alessandro Gottardo, Elisa Vendramin: sono molti gli artisti visivi popolano Book Look. In che modo pensate che immagine e parola si completino, si contraddicano o si tradiscano a vicenda, quando vengono messe insieme nello stesso spazio narrativo?

Immagine, parola e oggetto sono parte di uno stesso ecosistema, un po’ come l’ormai classico One and Three Chairs di Bruce Nauman. In questo senso, il libro diventa il luogo dove questi tre elementi si incontrano, si contaminano e si ridefiniscono a vicenda. 

Potremmo anche fare un esempio legato alla nostra esperienza interna al collettivo: Caterina Erica Shanta è un’artista, è stata nostra ospite come autrice e da settembre 2024 è entrata a far parte del nostro team, perché crediamo molto nell’allargamento delle competenze e dei margini del linguaggio stesso. Quindi, più che vederli in contraddizione, per noi immagine e parola sono forze che si attraggono e si respingono, trovando equilibrio in un dialogo continuo. Non si tratta di un rapporto gerarchico: il testo non si limita a spiegare un’immagine, né l’immagine a illustrare una parola. Ognuno dei due linguaggi porta con sé un’eccedenza, un potenziale narrativo che diventa ancora più evidente quando viene messo in relazione con l’altro. Vediamo quindi il libro come dispositivo che rende visibile questa reciprocità: la parola può aprire strade inattese, dilatando il senso delle immagini, mentre l’immagine può sospendere o deviare il flusso del testo, generando nuove domande. È proprio da queste tensioni che nascono forme di racconto che, da sole, non troverebbero espressione.

Book Look 2024, Casa del Mutilato Pordenone, Obliquo
Guardando all’editoria visiva contemporanea, quali sono le sfide che il settore deve affrontare, in un presente sempre più “veloce”, competitivo e dominato dal digitale?

La sfida principale per l’editoria visiva oggi è ritagliarsi un tempo e uno spazio proprio in un presente sempre più rapido e dominato dal digitale. Il libro d’artista o il libro visivo non può competere sul terreno della velocità, ma può affermarsi come un’esperienza diversa: un oggetto da toccare, sfogliare e osservare con calma, dove contenuto e forma si tengono insieme. Allo stesso tempo è fondamentale garantire la sostenibilità economica di progetti che nascono spesso in maniera indipendente e marginale, favorendo reti, occasioni di visibilità e circuiti di diffusione che vadano oltre i soli bookshop delle grandi città e raggiungano anche contesti più periferici.

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Giulia Marcon
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