Anatomia di una natura morta

Alla Galleria 10 & Zero Uno di Chiara Boscolo, le opere dell’artista spagnolo Avelino Sala trasformano oggetti comuni in simboli di una città come Venezia, sospesa tra bellezza e resistenza.

 Alcune cose, in arte come nella vita, ti sembrano insignificanti finché non ti accorgi che sono proprio quelle a farti vibrare la pupilla. Il dettaglio, sì. Quel dettaglio che ti salva o ti condanna, che diventa firma, impronta digitale, quasi una cicatrice. Ci pensavo davanti a una serie di strumenti da macellaio, ma non arrugginiti o unti di grasso: realizzati in vetro di Murano, lì, in bella vista, nella piccola galleria 10 & Zero Uno di Chiara Boscolo, in via Garibaldi a Venezia.

LA MOSTRA ANATOMIA DI UNA NATURA MORTA ALLA GALLERIA 10 & ZERO UNO

L’artista si chiama Avelino Sala, viene da Gijón con voce pacata e oggetti taglienti, e mette in scena una mostra che pare il titolo di un film che ti piacerebbe vedere al cinema d’essai: Anatomia di una natura morta, curata da Miguel Mallol. Una manciata di lavori appesi al muro e, in mezzo, una scultura che pare un’installazione, o viceversa: la silhouette di Venezia che si ghiaccia piano piano, come quando d’inverno il mare si ferma e tu resti a fissare la lastra di ghiaccio che avanza, senza poter fare nulla.
Sala non fa la morale, non alza la voce. Ti prende per mano e ti butta in un mondo sospeso tra barocco e neon, tra il battito cardiaco che scalpita sotto la pelle e la coda di turisti che ti calpesta i piedi. Le sue opere hanno nomi che paiono usciti da un catalogo di ossessioni.

Avelino Sala, “Anatomia di una natura morta”, 2025, exhibition view, Galleria 10 & zero uno, Venezia, Ph. Filippo Molena

UNA CITTÀ FRAGILE CHE RESISTE

Naturaleza muerta con cuchillos: lame di vetro, reliquie sottili di un mestiere antico, con la memoria addosso della macelleria che la galleria è stata. Oggetti che non servono più a tagliare ma a ricordare, e insieme a puntare il dito. Non è folklore, non è trappola per turisti. Sala è chirurgico: colpisce come Messi ai tempi d’oro, che dribblava e segnava senza nemmeno pensarci.

Avelino Sala, "Naturaleza muerta con plumas - cabezas y góndolas 2 (Artemisia Gentileschi)", 2025, emulsione fotografica su piuma d’anatra, 42x28x5 cm, Galleria 10 & zero uno, Venezia, Ph. Filippo Molena
Poi c’è  Naturaleza muerta con plumas: cabezas y góndolas. Piume che sembrano cadere piano, leggere e feroci allo stesso tempo. Un incubo gentile che parla di una città che non gioca più, che da vent’anni vive sospesa tra cartoline patinate e scaffali da duty free. Venezia che resiste nei banchi del mercato, nei saluti dei bottegai, nei quarantamila rimasti che ancora ci credono. Una città che annaspa, ma non molla.
Avelino Sala, "Anatomia di una natura morta", Exhibition view, Galleria 10 & zero uno, Venezia, Ph. Filippo Molena

VENEZIA E’ UN PESCE

E infine Naturaleza muerta con pescado: una mappa della città appesa come un pesce morto al gancio. Venezia è pesce, scriveva Tiziano Scarpa, e qui è vittima, certo, ma anche bestia che sa rigenerarsi. Sala lo sa: “L’artista non ha risposte, osserva e restituisce in forme insolite.” Una dichiarazione che suona come un testamento: io vi mostro il corpo, voi decidete se seppellirlo o salvarlo. Il resto è vostro.


La mostra la dovete guardare non solo dentro la galleria, ma anche da fuori, dalla strada, con il rumore dei bicchieri e la puzza di fritto misto che sale dai ristoranti. È lì che tutto torna.
Amen. Sala ha fatto centro. Ha raccontato Venezia senza viverla, eppure l’ha colpita al cuore. Sta a noi capire se sarà tragedia o resistenza.

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Francesco Liggieri
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