Alla Galleria 10 & Zero Uno di Chiara Boscolo, le opere dell’artista spagnolo Avelino Sala trasformano oggetti comuni in simboli di una città come Venezia, sospesa tra bellezza e resistenza.
Alcune cose, in arte come nella vita, ti sembrano insignificanti finché non ti accorgi che sono proprio quelle a farti vibrare la pupilla. Il dettaglio, sì. Quel dettaglio che ti salva o ti condanna, che diventa firma, impronta digitale, quasi una cicatrice. Ci pensavo davanti a una serie di strumenti da macellaio, ma non arrugginiti o unti di grasso: realizzati in vetro di Murano, lì, in bella vista, nella piccola galleria 10 & Zero Uno di Chiara Boscolo, in via Garibaldi a Venezia.
LA MOSTRA ANATOMIA DI UNA NATURA MORTA ALLA GALLERIA 10 & ZERO UNO
L’artista si chiama Avelino Sala, viene da Gijón con voce pacata e oggetti taglienti, e mette in scena una mostra che pare il titolo di un film che ti piacerebbe vedere al cinema d’essai: Anatomia di una natura morta, curata da Miguel Mallol. Una manciata di lavori appesi al muro e, in mezzo, una scultura che pare un’installazione, o viceversa: la silhouette di Venezia che si ghiaccia piano piano, come quando d’inverno il mare si ferma e tu resti a fissare la lastra di ghiaccio che avanza, senza poter fare nulla.
Sala non fa la morale, non alza la voce. Ti prende per mano e ti butta in un mondo sospeso tra barocco e neon, tra il battito cardiaco che scalpita sotto la pelle e la coda di turisti che ti calpesta i piedi. Le sue opere hanno nomi che paiono usciti da un catalogo di ossessioni.
UNA CITTÀ FRAGILE CHE RESISTE
Naturaleza muerta con cuchillos: lame di vetro, reliquie sottili di un mestiere antico, con la memoria addosso della macelleria che la galleria è stata. Oggetti che non servono più a tagliare ma a ricordare, e insieme a puntare il dito. Non è folklore, non è trappola per turisti. Sala è chirurgico: colpisce come Messi ai tempi d’oro, che dribblava e segnava senza nemmeno pensarci.
VENEZIA E’ UN PESCE
E infine Naturaleza muerta con pescado: una mappa della città appesa come un pesce morto al gancio. Venezia è pesce, scriveva Tiziano Scarpa, e qui è vittima, certo, ma anche bestia che sa rigenerarsi. Sala lo sa: “L’artista non ha risposte, osserva e restituisce in forme insolite.” Una dichiarazione che suona come un testamento: io vi mostro il corpo, voi decidete se seppellirlo o salvarlo. Il resto è vostro.
La mostra la dovete guardare non solo dentro la galleria, ma anche da fuori, dalla strada, con il rumore dei bicchieri e la puzza di fritto misto che sale dai ristoranti. È lì che tutto torna.
Amen. Sala ha fatto centro. Ha raccontato Venezia senza viverla, eppure l’ha colpita al cuore. Sta a noi capire se sarà tragedia o resistenza.
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