I sogni di Leonor Fini e Stanislao Lepri si incontrano a Palazzo Donà Brusa

Dopo le monografiche dedicate a Leonor Fini (2022) e a Stanislao Lepri (2023) a Milano, la galleria Tommaso Calabro propone a Venezia un nuovo approfondimento dedicato a due personalità dalla vocazione visionaria, radicalmente libere nel linguaggio e ancora oggi sorprendenti per la loro attualità

Un amore lungo quarant’anni, fatto di complicità, arte e un’unica visione che attraversa i decenni. È questo il filo che unisce Leonor Fini e Stanislao Lepri, protagonisti della mostra che la galleria Tommaso Calabro ospita negli spazi storici di Palazzo Donà Brusa in Campo San Polo a Venezia.
Il racconto che emerge tra le eleganti sale della galleria è fatto di sogni, quelli popolati da paesaggi surreali, figure enigmatiche e situazioni allegoriche, dove il mondo rappresentato non è mai quello reale. «I dipinti, come i sogni, hanno una vita propria e io ho sempre dipinto così come sogno», scriveva Leonor Fini. E in effetti, soffermandosi sulle opere esposte, si ha la sensazione di entrare in un racconto sospeso, dove mito, letteratura e inconscio convivono senza confini.

Fotografia dell’allestimento, "Leonor Fini/Stanislao Lepri", Tommaso Calabro Venezia. Courtesy Tommaso Calabro. Foto: Silvia Longhi

UNA COPPIA OLTRE LE CONVENZIONI

Difficile raccontare Leonor Fini senza evocare il suo magnetismo: musa e protagonista del surrealismo (senza mai aderirvi apertamente), ha trasformato il corpo in metafora, il mito in linguaggio personale, l’identità in continuo mutamento. Accanto a lei, Stanislao Lepri – diplomatico e console d’Italia a Montecarlo convertito per amore alla pittura – ha dato vita a mondi sospesi, architetture impossibili e figure ironiche o spettrali che sembrano emergere da un sogno gotico.
Il loro è un sodalizio creativo e sentimentale che li ha legati per tutta la vita, attraversando il Novecento accanto alle figure più emblematiche come Giorgio de Chirico, Max Ernst, Carlo Carrà, Salvador Dalì e Pablo Picasso.

Fotografia dell’allestimento, "Leonor Fini/Stanislao Lepri", Tommaso Calabro Venezia. Courtesy Tommaso Calabro. Foto: Silvia Longhi

VISIONI CONDIVISE

Insieme, Fini e Lepri hanno costruito un universo comune fatto di visioni, metamorfosi e atmosfere oniriche. Il loro è uno sguardo condiviso: lei più teatrale e sensuale, lui più enigmatico e narrativo. Uniti, hanno saputo reinventare la realtà trasformandola in immaginazione pura.
Il dialogo tra le loro opere – che spaziano dagli anni Trenta ai Settanta – non segue un ordine cronologico, ma si costruisce appunto come un unico sogno, ricco di simboli e suggestioni. Nei lavori di Fini e Lepri, infatti, realtà e sogno si intrecciano fino a confondersi: entrambi creano scenografie mentali che non descrivono il mondo, ma lo reinventano, popolandolo di fantasmi, miti e identità mutevoli.
Fotografia dell’allestimento, "Leonor Fini/Stanislao Lepri", Tommaso Calabro Venezia. Courtesy Tommaso Calabro. Foto: Silvia Longhi

UNO SGUARDO ANCORA OGGI ATTUALE

Non è un azzardo dire che la radicale libertà creativa di Fini e Lepri è ancora oggi attuale: entrambi hanno scelto di restare ai margini, coltivando un linguaggio personale che non smette mai di sorprendere. La loro arte reinventa la realtà, e i loro mondi visionari, sospesi tra sogno e mito, non appartengono al passato: continuano a parlarci di come sia possibile guardare oltre l’ordinario e trasformare ancora oggi l’esperienza in racconto.

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Francesca De Pra
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