Il Palacongressi di Rimini ospita il premio VDA Award 2025. In finale gli artisti Auriea Harvey, Martina Menegon, Quiet Ensemble e The Cool Couple, con opere che intrecciano digitale e critica sociale tra maternità, identità, cosmo e clima. Quattro visioni digitali a confronto per raccontare le sfide del presente.
Il futuro dell’arte digitale passa da Rimini. Il 23 e 24 ottobre 2025 il Palacongressi ospita la seconda edizione del VDA Award, il premio biennale promosso da Var Digital Art by Var Group. Dodici artisti e artiste hanno composto la rosa iniziale, ma solo quattro – Auriea Harvey, Martina Menegon, Quiet Ensemble e The Cool Couple – sono arrivati in finale e porteranno le loro opere all’interno di Z!ng – Zone of Innovation and Growth, l’evento annuale di Var Group dedicato all’innovazione.
La selezione è stata affidata a un Comitato Scientifico composto da quattro esperti di arte e tecnologia – Cesare Biasini Selvaggi, Gemma Fantacci, Ivan Quaroni e Serena Tabacchi – nominati dal curatore del premio e direttore artistico, Davide Sarchioni, insieme al responsabile di Var Digital Art by Var Group, Alex Tiezzi.
“A ciascuno di loro è stata data la massima libertà critica nell’individuare tre artisti o artiste, per un totale di dodici, che a loro giudizio rappresentano al meglio la vitalità, la complessità e la rilevanza culturale della scena digitale e contemporanea italiana” spiega Davide Sarchioni, curatore del premio. “Centrale”, aggiunge, è stato anche “il desiderio di mettere in dialogo generazioni e approcci differenti, per mostrare come l’arte digitale non sia un ambito circoscritto, ma un terreno in costante trasformazione, capace di accogliere stimoli dalla scienza, dalla filosofia e dall’immaginario contemporaneo. Tra le motivazioni principali vi è infine la volontà di valorizzare artisti e artiste in grado di unire rigore tecnico e forza espressiva, apertura alla contaminazione e consapevolezza critica del presente, restituendo così una pluralità di visioni”.
LA MATERNITÀ PER AURIEA HARVEY E I CORPI GLITCHATI DI MARTINA MENEGON
Pioniera della Net Art, Auriea Harvey porta a Rimini mother/child, una scultura digitale che riflette sul legame madre-figlio. Nata interamente nello spazio virtuale, l’opera utilizza il poligono come un’inedita “argilla matematica”, capace di assumere consistenza fisica grazie alla stampa 3D. La contraddizione tra la durezza del materiale e la morbidezza delle forme evoca la maternità come esperienza luminosa e fragile al tempo stesso. Harvey porta avanti un linguaggio che coniuga memoria scultorea e innovazione tecnologica, inserendosi in un solco di ricerca che da sempre unisce intimità e archetipi universali.
Con untouched. 7285252 Martina Menegon mette in scena autoritratti digitali ottenuti dal 3D scanning che si moltiplicano in ambienti immersivi, dando vita a corpi instabili e frammentati. L’artista, attiva tra Vienna e il cyberspazio, esplora l’ibridazione tra fisico e virtuale, mostrando la vulnerabilità del sé nell’era delle realtà estese. La sua opera diventa un’esperienza che mette in crisi la definizione del corpo, aprendo spazi inattesi di affettività e spaesamento.
QUIET ENSEMBLE E I SEGNALI DEL COSMO
I Quiet Ensemble – duo di artisti formato da Fabio Di Salvo e Bernardo Vercelli – trasformano i segnali captati dall’Osservatorio Gravitazionale Europeo di Cascina in paesaggi audiovisivi. Fragile è una videoinstallazione che rende percepibile l’invisibile: crepe luminose, esplosioni cromatiche e vibrazioni sonore traducono i sussulti del cosmo in esperienza estetica. La fragilità diventa così principio generativo, dove la rottura si fa ritmo e poesia.
THE COOL COUPLE E IL VOLO SUL COLLASSO CLIMATICO
Con Flyin’ High il duo milanese The Cool Couple (Niccolò Benetton e Simone Santilli) mette in scena un volo simulato da Milano a Roma con Microsoft Flight Simulator. Un’esperienza apparentemente ludica, ma che si rivela allegoria di un mondo sospeso tra desiderio e crisi ambientale. Il cielo digitale diventa specchio di un pianeta che perde equilibrio sotto il peso della CO₂, mentre l’illusione di controllo si infrange davanti alla fragilità del presente.
UN PREMIO COME LABORATORIO
La selezione dei quattro finalisti è stata guidata da criteri precisi: qualità estetica, impiego delle tecnologie e profondità dei contenuti. “L’opportunità offerta da VDA Award, oltre all’acquisto dell’opera vincitrice da Var Group, risiede nella possibilità, per gli artisti, di confrontarsi direttamente con il mondo dell’impresa e della tecnologia, sperimentando un contesto diverso da quelli deputati all’arte che – se pensiamo ai musei e alle istituzioni – non sembrano essere così reattivi di fronte ai cambiamenti né così capillari nel sostenere attivamente la ricerca artistica”, spiega Sarchioni.
Un’esperienza unica che permette l’instaurazione di un dialogo trasversale, che “consente agli artisti di esplorare ulteriori possibilità applicative e narrative del proprio lavoro – afferma Sarchioni – mentre per le aziende e i professionisti della tecnologia costituisce un’occasione preziosa per scoprire come la stessa tecnologia possa ispirare la ricerca artistica e, viceversa, come l’arte possa offrire visioni inedite, critiche e poetiche del futuro digitale e produrre innovazione anche per le imprese”.
L’ARTE DIGITALE COME SGUARDO SUL FUTURO
Per Sarchioni, le pratiche artistiche digitali non sono soltanto un mezzo di espressione, ma strumenti di indagine critica. “Attraverso il 3D, la VR, l’intelligenza artificiale e il gaming, gli artisti non si limitano a produrre immagini, ma costruiscono spazi simbolici e immaginari in cui il confine tra reale e virtuale si fa poroso. Queste esperienze ci invitano a ripensare le categorie con cui leggiamo il presente: l’identità, la memoria, il corpo, l’ambiente. Le tecnologie digitali, filtrate dallo sguardo dell’arte, non vengono celebrate come puro progresso, ma interrogate e trasformate in linguaggi capaci di rivelare ambivalenze, contraddizioni e possibilità inedite”. Proprio in questo orizzonte si inserisce il senso profondo del VDA Award: “In questo senso, l’arte digitale non solo riflette il futuro, ma contribuisce ad anticiparlo e a renderlo visibile, offrendo chiavi interpretative che permettono di abitare in modo più consapevole la complessità del nostro tempo”, conclude il curatore del premio.
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