SUPERFRESH: Unobis

Spazi autogestiti, sperimentali e indipendenti: gli artisti riscrivono le regole dell’arte contemporanea. A Padova, Unobis mostra come si costruisce un nuovo modo di fare e vivere l’arte.

Non so se avete mai sentito parlare di  artist-run space, probabilmente no. Non c’è da scandalizzarsi né da sorprendersi: si tratta di organizzazioni piuttosto recenti che provano ad aggirare i circuiti standardizzati e canonici del mondo dell’arte, ormai sempre più stringenti e forse anche poco efficaci.

LIVING ROOMS 2024 - ph. Marta Chinaglia e Michele Sbardella

Ma quindi, che cos’è un artist-run space?

Solitamente è uno spazio indipendente gestito direttamente dagli artisti, piuttosto che da curatori, galleristi o istituzioni. Un luogo nato dall’iniziativa di chi decide di autorganizzarsi per creare, esporre e promuovere arte al di fuori dei circuiti istituzionali o commerciali tradizionali. Questi spazi si caratterizzano per la loro autonomia, la sperimentazione e l’approccio collaborativo, spesso privilegiando pratiche emergenti, collettive o non convenzionali.

Possono assumere forme molto diverse tra loro — dagli studi condivisi alle gallerie temporanee, dagli spazi espositivi autogestiti alle piattaforme nomadi o digitali — ma condividono la stessa attitudine indipendente e la volontà di ridefinire i modi di produzione, fruizione e distribuzione dell’arte contemporanea.

Molti sono nati dopo la pandemia, e forse non è un caso. Credo che gran parte di queste realtà siano nate anche in risposta all’esigenza, sempre più diffusa, di spazi di relazione e di azione per i cosiddetti artisti emergenti, che vedono nel mondo artistico canonico un contesto chiuso, dove le possibilità sono sempre più limitate.

Oggi, infatti, ci troviamo di fronte a una situazione paradossale. Gli artisti emergenti fanno fatica a essere rappresentati e sono spesso costretti a crearsi spazi in autonomia. Allo stesso tempo, le gallerie non riescono più a garantire certezze agli artisti che rappresentano, né a introdurre nuovi nomi nelle fiere o nelle loro mostre. Inoltre, le realtà indipendenti, sono oggi le uniche capaci di attirare numeri interessanti agli opening e di concentrare un pubblico realmente curioso (e, in molti casi, anche interessante).

Nelle gallerie, al contrario, il numero di visitatori è diminuito drasticamente dopo il Covid, e la situazione non sembra migliorare. Tanto che qualcuno ha iniziato a chiedersi se abbia ancora senso organizzare mostre in galleria, dal momento che ormai le vendite si concentrano quasi esclusivamente in asta o in fiera.

Insomma, il mondo è cambiato dal 2019 in poi, ma molti fanno ancora finta di nulla, continuando a lavorare con metodologie che appartengono al passato.

Finito questo sfogo sul mondo dell’arte in Italia, oggi vi porto alla scoperta di un artist-run space padovano, che in questo ottobre sta presentando cose davvero interessanti. Ma partiamo dal principio.

Unobis è uno spazio autogestito da giovani artisti, nato nel 2020, che ha sede in un locale industriale nel quartiere Arcella di Padova. In questo spazio si realizzano mostre, installazioni site specific ed eventi culturali senza trascurare la ricerca, la sperimentazione e gli artisti emergenti.

LIVING ROOMS 2024 - ph. Marta Chinaglia e Michele Sbardella

Questo ottobre è tornata con la terza edizione LIVING ROOMS, una rassegna di mostre dinamiche con modalità di fruizione differente ad ogni edizione con l’obiettivo di esplorare pratiche artistiche e modalità sperimentali di curatela.

Quest’anno si articola in tre appuntamenti, tre bipersonali, ciascuna della durata di due giorni.
Prima di proseguire, vorrei soffermarmi un attimo su questo aspetto. Quando Unobis mi ha raccontato che la loro idea prevedeva tre esposizioni di soli due giorni, ho capito che finalmente qualcuno ha colto la natura del tempo presente. 

Se siamo di fronte a modalità di fruizione sempre più rapide e concitate, perché il mondo dell’arte dovrebbe restare indietro? Per una volta potremmo provare a guardare al futuro, cercando di intercettare il pubblico con linguaggi e strategie che altri settori utilizzano già da tempo? 

Se invece vogliamo continuare con gli opening frequentati dai soliti quattro o cinque dinosauri, tra prosecco e inviti forzati a collezionisti ormai stanchi di spendere un euro per le solite quattro tele dipinte, allora proseguiamo pure così. Ma se desideriamo davvero cambiare rotta, proviamo almeno a sperimentare qualcosa di nuovo.

Dal 3 al 4 ottobre c’è stata la bipersonale di Jacopo Naccarato e Nicola Ghirardelli a cura di Edoardo Durante.

Dal 17 al 18 ottobre ci sarà quella di Lidia Bianchi e Miriam Montani Magrelli a cura di Francesca Disconzi, e infine, dal 24 al 25 ottobre quella di Carmen Buonanno e Marta Perroni a cura di Marta Ferrara. 

Unobis è una realtà molto interessante ed è diretto da  Elena Lucenti, Martina Biolo, Luca Buratti e Greta Fabrizio. La sede è uno spazio industriale organizzato per far coesistere due attività, dieci studi d’artista e un’area ibrida dedicata alla progettualità, curatela e condivisione, garantendo l’inclusione di altri artist* e pratiche. 

Parlando con loro, mi spiegano che l’intento è quello di creare un’organizzazione articolata, capace di instaurare scambi e dialoghi intorno all’arte contemporanea e al suo ruolo all’interno della comunità.

E allora, quello che possiamo fare noi, come pubblico, è supportarli: andare a trovarli fisicamente, partecipare, essere presenti. Solo così possiamo contribuire ad alimentare questo contro-sistema — anche se, a ben vedere, i principi che incarna sono molto più nobili e autentici del sistema stesso.

SUPER FRESH torna tra due settimane con un nuovo spazio da conoscere.

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Alessio Vigni
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