SUPERFRESH. Se un’edicola dismessa rinasce galleria

Da un incontro estivo nasce a Roma Santedicola: un’edicola dismessa che diventa micro-galleria d’arte. La sua prima mostra, Lanterna Beach, porta in città i volti di una comunità maschile ritratta dal fotografo Mariano Doronzo.

Il sole, il mare, la spiaggia. Tutto nasce ad agosto, il mese in cui dovremmo fermarci per riposarci, ma questo non accade quando ci sono idee e progetti creativi in ballo.
Un discorso in spiaggia: Luigi e Gaetano parlano, si raccontano.
Gaetano Orefice, designer napoletano di origine e romano d’adozione, da tempo ha adocchiato quell’edicola in Piazza Imola, a San Giovanni, a Roma. Una piazza ormai divenuta palcoscenico di degrado e cattive frequentazioni. Al centro, quasi fosse un tabernacolo profano, c’è lei: un’edicola abbandonata da anni.  

“Perché non riaprirla, non riattivarla, riconsegnarla alle persone di quel luogo?” si chiede Gaetano. E così decide di intraprendere questo percorso. Reinterpreta l’edicola non più come semplice punto vendita di quotidiani e riviste, ma come micro-galleria d’arte, spazio espositivo pop-up, centro editoriale e presidio culturale, perfettamente immerso nella quotidianità.

Nasce così Santedicola: uno spazio urbano, una vetrina culturale che vuole creare dialogo con il territorio e le realtà locali. Il progetto mette in campo modalità concrete per riattivare luoghi di interesse storico inutilizzati, in disuso e sempre più in crisi, come le edicole di oggi. Un format che punta a diventare un progetto di riqualificazione sociale e culturale, per dare vita a un nuovo punto d’incontro.

Lanterna Beach, Mariano Doronzo, Santedicola, Roma

Lo spazio è composto da un volume ottagonale di 25 metri quadrati, con pavimentazione sostenibile, arredi su misura realizzati da una falegnameria artigianale e mobili e oggetti di design firmati. La nuova identità visiva è frutto del confronto tra Gaetano e il brand designer Jonathon Dominic Spada, che si è ispirato all’immaginario delle edicole votive, pensando questo luogo come un piccolo altare urbano, sospeso tra il trascendentale – il mondo dell’arte che si raccoglie all’interno e sulle sue vetrine — e l’immanente, la vita quotidiana che scorre rapida al di fuori.

Torniamo a quel giorno dello scorso agosto, a quella spiaggia dove Luigi e Gaetano parlano del progetto. Luigi Crea è un giovane storico dell’arte: ha collaborato con gallerie, istituti e riviste di settore. Attualmente è dottorando in World Art History all’Università di Berna e borsista presso la Bibliotheca Hertziana – Max Planck Institute for Art History a Roma.

Sarà l’acqua del mare, il sole, quella luce estiva che rende tutto più luminoso. Luigi racconta di come fosse rimasto colpito dal lavoro di Mariano Doronzo, fotografo e poeta pugliese.
Lanterna Beach è il suo ultimo racconto fotografico che narra di una comunità nascosta sulla punta del molo di levante di Barletta, quella lingua di cemento che termina con l’iconico Trabucco, un corridoio sul mare costruito nel 1889. Proprio lì, in uno spazio teoricamente inaccessibile al pubblico, una comunità maschile ha trovato il proprio luogo dagli anni Settanta. Inizialmente nato come un ritrovo nudista esclusivamente di uomini, poi con il tempo, uomini con vite al limite della legalità hanno dato una nuova connotazione a quel lungo, segnandone l’identità e scoraggiando la presenza di donne e bambini.
Ancora oggi quello spazio è attraversato da una sorta di geografia sociale: nei primi metri si incontrano famiglie; al centro, adolescenti; nell’ultimo settore — dove l’acqua si fa più profonda — si ritrovano quasi esclusivamente uomini adulti, i cosiddetti lanterniani, che non si scoraggiano nemmeno nei mesi più freddi, poiché il sole scalda il cemento e durante la giornata quella superficie rilascia il calore accumulato.

Con la sua macchina fotografica, Doronzo ha immortalato questa comunità, narrando con il suo obiettivo le relazioni e i legami tra quegli individui. Uno sguardo maschile, che invade uno spazio interamente abitato da uomini adulti.

Lanterna Beach, Mariano Doronzo, Santedicola, Roma

E allora perché, in un progetto che vuole ricreare la rete sociale e comunitaria come Santedicola, non accogliere un racconto fotografico come quello di Doronzo? Nasce così Lanterna Beach: i volti del Braccio, la prima mostra di questo spazio, curata da Luigi Crea, e visitabile fino all’8 novembre 2025.

Un’installazione fotografica in cui i volti di quella comunità approdano a Roma, in Piazza Imola. Otto fotografie abitano le vetrine dell’edicola, portando sulla strada i volti e i corpi dei cosiddetti lanterniani: contemporanei “ragazzi di vita”, essere umani di ogni estrazione sociale, ognuno con una propria identità, ma con un’unica appartenenza.
All’interno dello spazio, nove fotografie raccontano la dimensione collettiva e conviviale di Lanterna Beach.

“L’obiettivo di Doronzo diventa una lente capace di cogliere il legame profondo tra questi uomini, il mare e il territorio. I corpi esposti raccontano questa appartenenza: alcuni portano tatuaggi che evocano divinità marine come Poseidone o simboli di Barletta, dalla squadra di calcio alla figura di Eraclio. Il Braccio non conosce distinzioni sociali: vi convivono pensionati, studenti, liberi professionisti, uomini che nella vita quotidiana raramente si incontrerebbero, ma che condividono la stessa passione per il mare.” — mi spiega il curatore Luigi Crea.

Santedicola si inserisce in un filone ormai consolidato: quello del recupero delle edicole, luoghi che sembrano lontani dalla nostra quotidianità, ma che possono ritrovare una nuova funzione e identità nella società di oggi.

Ho voluto raccontarvi di questo spazio non solo per il fine nobile con cui nasce — portare elementi della cultura fuori dai circuiti museali, fruibili da chiunque — ma anche per il primo progetto che ospita: una mostra che rende accessibile il racconto di una piccola comunità maschile locale, spesso segnata da stereotipi e narrazioni che rischiano di oscurare l’identità individuale di quelle persone.

Tutto quello che appare “diverso” da noi, incomprensibile o misterioso, non va nascosto, ma  portato alla luce del sole e mostrato pubblicamente, così come avviene in questa mostra. La diversità non è mai una minaccia, ma un’occasione per metterci in una posizione di ascolto e di confronto.

Far conoscere, parlare, raccontare, confrontarsi, sono gli unici modi che dovremmo utilizzare per arrivare a comprendere in modo empatico chi abbiamo di fronte.

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Alessio Vigni
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