Un percorso tra installazioni monumentali, ricordi e destini intrecciati: il Museo d’Arte Orientale di Torino ospita The Soul Trembles, la grande retrospettiva dedicata all’artista giapponese che trasforma emozioni e memoria in materia visiva.
Entrare al Museo d’Arte Orientale di Torino è come fare un tuffo nel passato. La sorprendente mostra Chiharu Shiota: The Soul Trembles, aperta fino al 28 giugno 2026, ci riporta per un attimo al Padiglione giapponese alla Biennale d’Arte di Venezia nel 2015. Difficile dimenticare quell’intrico di fili rossi che si dipanava attraverso l’intero padiglione, lasciando indovinare le sagome di due barche di legno che accoglievano, come due mani riunite a formare una coppa, più di 50mila chiavi donate da persone di tutto il mondo.
Lo stesso intreccio di fili rossi, o neri, crea oggi al MAO strutture imponenti, che avvolgono e trasformano gli spazi in cui sono collocate, guidando lo spettatore in un’esperienza immersiva in cui la fascinazione si alterna all’inquietudine.
In queste opere ritorna la leggenda giapponese dei destini incrociati: quando nasce un bambino, un filo rosso viene legato al suo mignolo e lo conduce fino alla persona che diventerà importante nella sua esistenza.
LE INSTALLAZIONI PIÙ ICONICHE DELLA MOSTRA AL MAO
Chiharu Shiota: The Soul Trembles – a cura di Mami Kataoka, direttrice del Mori Art Museum, e Davide Quadrio, direttore del MAO – è concepita come un’unica grande installazione che si espande sui quattro i piani del Museo, in un percorso armonioso e delicato che offre anche spazi di silenzio e contemplazione.
È il caso di In Silence (2008), che presenta un pianoforte bruciato e diverse sedute per un fantomatico pubblico, immersi in un reticolo di fili neri, raccontando il silenzio che segue alla distruzione; oppure Reflection of Space and Time (2018), che utilizza un abito e la sua immagine specchiata per riflettere sulla presenza nell’assenza. Ma è la monumentale Accumulation – Searching for the Destination (2021), che rimanda ai viaggi compiuti da ognuno di noi, a simboleggiare il cuore della mostra: centinaia di valigie oscillanti, simbolo di ricordo, spostamenti e migrazioni, gli stessi che ha affrontato l’artista, prima di stabilirsi a Berlino.
LA PELLE PER CHIHARU SHIOTA
Per Shiota, indossiamo diversi strati di pelle: la nostra prima pelle è il corpo, la seconda sono i vestiti che portano i ricordi personali e le tracce di chi siamo, e la terza è l’architettura che ci circonda, gli spazi in cui viviamo. Ed è a questa terza pelle che rimanda l’installazione Inside – Outside (2009), composta da tante finestre recuperate dai cantieri di Berlino. “Quando osservo le finestre abbandonate nei cantieri della città, mi vengono in mente i 28 anni in cui Est e Ovest sono stati divisi e penso alla vita delle persone, che erano della stessa nazionalità e parlavano la stessa lingua”, scrive l’artista. “Non riuscivo a staccarmi da quelle finestre, ne ero quasi posseduta perché le percepivo come una pelle”.
LA POTENZA ESPRESSIVA DELLA PRODUZIONE DI CHIHARU SHIOTA
Non solo installazioni, ma anche disegni, fotografie, video e sculture raccontano la vasta produzione di Shiota, influenzata dalle mentori Magdalena Abakanowicz e Marina Abramović e che ricorda anche Louise Bourgeois e Hermann Nitsch. Spesso ispirate da esperienze personali, le opere di Shiota esplorano l’intangibile – ricordi, emozioni, immagini e visioni oniriche – e pongono interrogativi su concetti universali ed esistenziali quali l’identità, la relazione con l’altro, la vita e la morte. In particolare, la maggior parte delle fotografie e dei video mettono al centro il corpo dell’artista, segnato per due volte (nel 2005 e nel 2017) dal cancro alle ovaie.
Dopo aver subito interventi chirurgici e mesi di chemioterapia, Shiota ha incanalato l’intensità emotiva e fisica di questa dura prova nella sua arte, culminata proprio nella mostra The Soul Trembles, che prima di Torino è stata ospitata stata ospitata in prestigiose istituzioni internazionali, tra cui il Grand Palais di Parigi, il Busan Museum of Art, il Long Museum West Bund di Shanghai, la Queensland Art Gallery di Brisbane e lo Shenzhen Art Museum.
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