Dopo la fine, la metamorfosi. L’universo di Ivana Bašić in mostra a Milano

Potenti creature monumentali, possibili entità aliene, evoluzioni e forme di dimensioni ultraterrene popolano l’universo di Ivana Bašić. Alla galleria Francesca Minini a Milano un percorso espositivo che racconta come la distruzione può portare a una nuova evoluzione.

Le opere di Ivana Bašić incarnano al massimo grado l’idea di metamorfosi: forme che vivono nella costante tensione tra nascita e dissoluzione, tra espansione e collasso, come organismi che non smettono mai di mutare. A lei è dedicata la personale Fantasy vanishes in flesh, visitabile fino al 12 dicembre negli spazi della galleria milanese Francesca Minini. L’allestimento porta l’osservatore in un percorso di rinascita, in cui la distruzione porta a una nuova evoluzione, attraverso figure “altre” e ultraterrene. Ad esempio, in I had seen the centuries, and the vast dry lands; I had reached the nothing and the nothing was living and moist (2018–2025), una figura “semi-insettoide” sembra ripiegarsi nel proprio corpo, espellendo bolle di vetro come residui di respiro. È un’apparizione fragile ma minacciosa, rappresentativa della metamorfosi come strategia di sopravvivenza; è un corpo che si sfalda mentre si rigenera, segnato da una violenza inscritta nella materia ma disposto a reinventarsi pur di esistere. Allo stesso modo, in The Temptation of Being #3 (2024) una figura sospesa sembra dare alla luce se stessa. Qui il corpo diventa un luogo in cui identità incerte si autogenerano e si disfano, aprendosi a nuove possibilità di essere. In questi lavori, ogni fase è l’inizio di un’altra trasformazione, un continuo attraversamento di stati che definisce la poetica inquieta dell’artista.

Ivana Bašić, Fantasy vanishes in flesh, exhibition view, Francesca Minini, Milano, 2025. Courtesy Francesca Minini, Milano. Ph. Andrea Rossetti

FORZA E FRAGILITÀ DELLA MATERIA, ELEMENTI IMMATERIALI DIVENTANO SOSTANZA DA FRANCESCA MININI

Tensione e resistenza, intensità e delicatezza, contrasti caratteristici dei materiali scelti per la loro capacità di incarnare un processo: la cera come carne, il bronzo come armatura, il vetro come respiro solidificato, la pietra che diventa polvere. In I sense that all of this is ancient and vast. I had touched the nothing, and nothing was living and moist (2025), questi elementi si intrecciano in una sorta di crisalide dove la cera si apre come tessuto che rivela pietre di alabastro scolpite per sembrare umide, mentre lo scudo di bronzo le protegge come una corazza antica. Le aste che circondano l’opera sembrano evocare un oggetto sacrale attraversato da un’energia quasi spirituale. Una diversa modulazione della materia emerge in Hypostasis (2024), in cui uova di vetro traslucido racchiudono polvere e respiro dell’artista: elementi immateriali che diventano sostanza, trasportando il lavoro su un piano cosmologico. Qui il vetro non è solo forma, ma contenitore di vita, la polvere diventa l’origine, mentre il respiro condensa l’idea di un’esistenza sospesa. Anche nelle opere che danno il titolo alla mostra, Fantasy Vanishes in Flesh (2025), la combinazione di bronzo bianco, pittura e cera genera un equilibrio tra sacro e terreno.

Ivana Bašić, Fantasy vanishes in flesh, exhibition view, Francesca Minini, Milano, 2025. Courtesy Francesca Minini, Milano. Ph. Andrea Rossetti

LE METAMORFOSI DI IVANA BAŠIĆ COME STRATEGIA DI SOPRAVVIVENZA

L’incontro con le opere di Bašić genera una sensazione di straniamento iniziale. Le forme sembrano al tempo stesso vulnerabili e minacciose, come se la loro superficie trattenesse un’intimità che non desidera essere violata. Talvolta appaiono resistenti e impenetrabili, come se tentassero di ripararsi da interferenze estranee, ripiegandosi in posture che evocano la posizione fetale o la chiusura della crisalide. In questa duplice immagine si manifesta una tensione profondamente universale: quella sospesa tra la fine di una fase e l’inizio di un’altra, tra ciò che si lascia andare e ciò che si sta trasformando. Lo spazio espositivo diventa così un ambiente in cui il confine tra scultura e essere vivente sfuma e lo spettatore si trova immerso in una temporalità in cui ogni forma sembra sul punto di evolvere. 

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Martina Buttiglieri
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