Dentro Amore chiama colore alla Fondazione D’ARC: un prisma sull’arte contemporanea

La prima collettiva della Fondazione romana, a cura di Giuliana Benassi, riunisce diciassette artisti che usano luce, materia e segni per interrogare la realtà. Una mostra che invita a guardare il colore non come tema, ma come forma di pensiero.

Alla Fondazione D’ARC di Roma il colore non è un semplice tema, ma una lente attraverso cui guardare il mondo. Amore chiama colore, prima mostra collettiva della Fondazione, curata da Giuliana Benassi e aperta al pubblico fino al 31 gennaio 2026, raccoglie diciassette artisti i cui lavori affrontano il colore come tensione, percezione, corpo emotivo e costruzione di senso. “Questa non è una mostra sul colore, ma sul pensiero che usa il colore come strumento di comprensione del mondo”, scrive Benassi nella postfazione.

La collettiva si organizza attorno a Amore chiama colore IV (1956) di Piero Dorazio, fulcro concettuale che agisce come un prisma: sulla sua scia, ogni artista traccia un proprio spettro sensibile fatto di intuizioni, ossessioni, vibrazioni e gesti radicali.

QUATTRO VOCI, QUATTRO VISIONI CROMATICHE

Tra le molte opere esposte, alcune emergono per la radicalità con cui trasformano il colore in pensiero, materia e percezione.

José Angelino, con Orbitali (2021) e Sintonie (2021), porta il colore nel territorio della fisica e dell’energia. Le sculture di vetro soffiato, neon e gas nobili trasformano la luce in un fenomeno vibrante, quasi vivente. “Il colore è ciò che l’oggetto non assorbe”, scrive: una rivelazione che guida la sua ricerca e che fa del colore una sottrazione, uno scarto percettivo che diventa forma.

Odili Donald Odita, con la potente tela The Edge (2024), usa il colore come costruzione culturale e psicologica. “Il colore è una forza simbolica che chiama verità”, afferma. Nei suoi pattern geometrici il colore diventa ritmo, tensione, identità: una superficie che si espande oltre i limiti della tela.

In direzione più scultorea si colloca Pablo Atchugarry: nel bronzo smaltato Senza titolo (2024), il colore diventa richiamo vitale e spirituale. “Il colore chiama la luce, la vita, la natura”, sostiene l’artista. La forma verticale e flessuosa sembra catturare un moto ascensionale, come un’onda che si solidifica nel gesto di un respiro.

Austin Young, infine, con l’installazione site-specific Horror Vacui (The void has no color) (2025), trasforma il colore in un linguaggio identitario e visionario. «Il colore è un linguaggio che esiste oltre le parole», racconta. Il suo collage digitale su tessuto esplode in una mappa cromatica che unisce pop, spiritualità, autorappresentazione e immaginario queer.

Quattro opere, quattro prospettive: insieme mostrano come il colore non sia ornamento, ma una forza che attraversa la vita, il corpo, la cultura e la percezione stessa.

LA FONDAZIONE D’ARC, TRA DOMUS ROMANE, INDUSTRIA E FUTURO

La Fondazione D’ARC nasce nel 2024 dalla visione dei collezionisti Giovanni e Clara Floridi, che hanno trasformato un’ex fabbrica di manufatti in cemento nel quartiere Tiburtino in un centro culturale di 6.000 mq, adagiato contro una parete di tufo che custodisce una domus romana. Qui archeologia e architettura industriale si fondono in una sintesi armoniosa. Il progetto di 3C+t Capolei Cavalli Architetti ha restituito allo spazio una nuova permeabilità: sale luminose, passaggi fluidi, ambienti pensati per mostrare come la contemporaneità possa dialogare con la stratificazione storica.

Fondazione D’Arc, Amore Chiama Colore, 2025, ph. Eleonora Cerri Pecorella

UNA COLLEZIONE CHE ATTRAVERSA OLTRE TRENT’ANNI DI ARTE

La collezione permanente della Fondazione è una costellazione che attraversa più di trent’anni di ricerca: Turcato, Boetti, Kiefer, Christo, Kosuth, Halley, Nanda Vigo, accanto ad artisti più recenti come Canevari, Beecroft, Cecchini, Talbot, Camoni, Jospin, Cenci, Rashid Johnson.

Una raccolta che non vuole essere enciclopedica, ma un atlante emotivo, costruito da attrazioni estetiche e incontri inattesi.

Nella lettura proposta da Benassi nella mostra in corso, il colore diventa chiave interpretativa dell’intera Fondazione: è armonia musicale in Bleckner e Odita, luce e materia in Turcato e Armleder, energia naturale in Ben Hamouda e Nnorom, scarica elettrica in Angelino e Cerone, simbolo politico in Di Carlo e Tayou, geometria luminosa in Genuardi/Ruta e Austin Young, percezione totale in Atchugarry e Tadasky, amore in Dorazio.

Fondazione D’Arc, Amore Chiama Colore, ph. Eleonora Cerri Pecorella

IL COLORE COME POSSIBILITÀ

Amore chiama colore non chiede di dare un senso al colore, ma di lasciarsi attraversare dalle sue sfumature. In un mondo che tende a smaterializzare lo sguardo, il colore qui diventa materia che resiste, che vibra, che pensa.

Nel cuore del Tiburtino, la Fondazione D’ARC si afferma così come un laboratorio di visioni: un luogo dove il colore non è un fatto estetico ma un atto di mondo, una forza che connette, apre, orienta. Un invito a ricordare che, come scrive Benassi, “amore chiama colore, e colore chiama mondo”.

LINK
Alessandro Mancini
Torna in alto